I colori in milanese: i còlor in meneghin

colori milanoTraduzione del titolo: i colori in milanese, ossia come i milanesi chiamavano i vari colori nel dialetto meneghino.

Oggi più nessuno usa questa terminologia, è più facile sentire termini in inglese, tuttavia il conoscere un pezzo di vita vissuta dei nostri avi è, a mio avviso, sempre istruttivo e interessante.

Seguo, nell'esposizione dei colori, l'ordine alfabetico.

  • Amaranto, che si presenta color rosso intenso con sfumature violacee. In milanese si dice Amàrant, mentre con il termine "perpetuèll" si vuole intendere il fiore.
  • Arancione. Qui l'arguzia meneghina distingueva l'arancione in Naranz, che richiama il frutto dell'arancio che ha buccia arancione, oppure la mognaga, che è l'albicocca e che presenta un arancione particolare, per un arancione più intenso si ricorreva alla caròtola, ossia carota.
  • Azzurro. Un bellissimo colore dalle molte sfumature, che in dialetto si apostrofa Asür. Più tenue abbiamo il Celèst, più scuro ecco il Bloeu – Blu, se poi lo si desidera più carico lo si definisce con il termine poetico di "nòtt de magg"; se turchino lo si chiama "Turchìn".
  • Bianco. Anche questo colore si presta a diverse sfumature, ecco alcuni termini dialettali. Bianch l'è quell normal, se lo si vuole avorio, si dice Invòri, mentre un bianco panna diventa Bianch panera. Per una tonalità cerea, il termine è Bianch smort, che ricorda le pareti dei vecchi ospedali, dove questo colore era di prassi, e che ti metteva addosso tristezza. Un bianco nocciola era paragonato a una tortorella, un bianco candido al "Bianch fiorìi". "Panscia de mònega" – pancia di monaca – era definito un bianco che richiamava un azzurro tenue.
  • Giallo. Le sfumature di questo colore sono diverse, Giald è il "normale", poeù ghe el Giald ocria e il giald òr, il giallo citrino era definito Giald canìn, ossia canarino. Per un giallo aranciato o verdino, l'accostamento meneghino è davvero simpatico, infatti, il primo è nominato "oeuv sbatuu", cioè uovo sbattuto che richiama ottimamente il colore, e l'altro "pòmm codògn", ossia mela cotogna, che sappiamo avere un colore verdolino.
  • Grigio. Gris in dialetto. Anche qui non mancano termini simpatici come: Gris zenerin, ossia grigio cenere, Gris pel de ratt, è il grigio topo, ancora, color ghisa, che era anche il soprannome che i milanesi davano ai vigili urbani.
  • Lillà. Questo colore era detto "Serenèlla". Se tendente al violaceo "còlor de slòff", se scuro "latt e vin".
  • Marrone. Il Maron, el còlor de la tèrra. Nelle sua varie tonalità: se tendente al rossiccio è Maron mordoré, se bruno si paragona a una "capela de fonsg". Il marrone è anche tipico del tabacco, ecco allora che abbiamo il "maron tanè", se il tabacco è chiaro, se scuro diventa "maron pures", ossia color pulce.
  • Nero, ovvero Negher. Nero antracite si diceva "tabarr del diavol""negher come on scorbatt" – corvo – se si voleva un nero corvino. Per un nero lucido si faceva riferimento al nerofumo che lasciavano sulle pareti le lampade a petrolio, e si definiva " fumm de rȃs", mentre un nero fuliggine assumeva il nome di "negher come la cappa del camin".
  • Rosa. Si addolcisce in Rosina, se marcato "rosa aurora", per un rosa shocking ecco la fantasia popolare che diventa "traa su de ciocch", paragonato al vomito di un ubriaco, un accostamento non proprio felice.
  • Rosso. È Ross. Un rosso papavero diventa "Ross coclicò", che stranezza vero! Oppure vi è il "Ross quadrell", che è il rosso mattone, mentre un rosso tenue è detto "Ross Napoleon".
  • Verde, in dialetto Verd. Per indicare un verde vivo si ricorre al ramarroe si diceva: "Verd ghezz"; un verdognolo diventava "Verdolin speranza dòra", il verdemare era il "Verd celadon".
  • Viola. Si dice Vioeula, quando indaco diventa "Endegh".

Ecco un altro spaccato sulla parlata milanese dei nostri avi, a volte con termini poetici, a volte un po' stravaganti, ma non privi di inventiva.

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