Quand che la spesa la faseva la mia nòna

fragoleVi voglio raccontare di quando, piccolo ragazzino, andavo con mia nonna a fare la spesa e di come, all'inizio, non capivo che tipo di merce prendeva poiché la sua richiesta al negoziante era strettamente in Dialetto milanese; l'ho poi imparato vedendo quale tipo di merce ritirava. Ecco una spesa tipica che mia nonna faceva andando dall'ortolan, leggi fruttivendolo ad acquistare verdura e frutta.

Il negozio di frutta e verdura distava, da casa della nonna, circa 60/70 metri, non era molto grande ma piuttosto ordinato. Il nome della signora che vendeva non lo ricordo assolutamente, per cui la chiamerò sciora Ambrogina. Ricordo che portava un grembiule di color caco con un grande tascone sul davanti dove teneva alcune caramelle che, quando arrivava un bambino con la mamma, gliene regalava sempre una. Dopo il convenuto buongiorno, l'Ambrogina chiedeva alla nonna "cossa l'è che la voeur", e la nòna via cont la lista dé la spesa.

La me dà duu biedrava de fà coeùs. Biedrava? Che razza di nome! Quando gliele pesava capivo che erano le barbabietole.

Poeu la me dà voeuna brancada de succoria, mezz chilo de fasoeu, verz, vun minga tropp grand, on para d'etti de erbion, quatter tomates e òna gamba de seller. Ricapitolando in lingua corrente capisco fagioli e verza, meno comprensibili sono gli altri vocaboli, infatti, succoria mi fa pensare a un succo e invece si tratta della cicoria, l'erbion mi fa pensare a un nome proprio o di paese di un racconto fantastico, trattasi invece di piselli, tomates lo associo alla tomaia del calzolaio e invece sono i pomodori e seller alla sella del cavallo, e invece no, si tratta di sedano. E questa è solo la prima parte della spesa, perché poi viene la frutta, e anche in questo caso altro dilemma.

L'Ambrogina le chiedeva: "e còme frutta cossa ghe doo?" La nonna la vardava on poo de chi e on poo de là e poo giò cont la lista.

- on bell chilo de mognaga, che i me someja bonn. Sfido i non stretti meneghini a capire di cosa si tratta! Ve lo dico io, sono le albicocche.

- cinch o sès portogall, che non è lo Stato che confina con la Spagna, ma si tratta di arance, dette anche "naranz".

- giust quatter sgalfion de fa saggià al mè biadegh. Qui si rasenta l'incomprensione totale. Trattasi di ciliegie e invece il "biadegh" sarei stato io, ossia il nipote dei nonni, perché se fossi nipote di zio, la dizione cambiava.

- on cestin de magiostra, che me vegnuda voeuja. Verament anca a mì, però mi ha già acquistato le ciliegie, per cui le fragole... nisba!

- duu limon, duu pomm granàa e quatter nos. Qui la traduzione è più facile: limoni, melograno e noci.

- anca on cavagnin de lorion va, tant per tirà via la golositaa.  Mentre per il cavagnin non sapevo a cosa pensare, per il lorion ritenevo fosse un pesce, anche se il negozio era un fruttivendolo e non una pescheria; trattasi invece di un cestino e di mirtilli.

Per incoeu vori pù nagott, che la marca giò in del liber. Detto questo, si salutavano e riprendavamo la via di casa.

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