Saggezza contadina e modi di dire milanesi

asinoIn un mio precedente articolo, sempre inerente al titolo, avevo citato modi di dire legati al tema del lavoro, questa volta voglio riprendere l’argomento cambiando però il tema, infatti, vi parlo della saggezza contadina applicata agli animali, ovviamente nel nostro bel Dialetto milanese.

Alcuni proverbi o modi di dire legati agli animali sono noti, tuttavia ve ne sono altri che non sono così conosciuti, e proprio questi sono quelli di cui vi voglio parlare.

Seguendo l’ordine alfabetico inizio da quel simpatico animale che è l’asino.

  • In mancanza de cavai se fa trottà i asen. Credo non ci sia bisogno di spiegazione.
  • Ligà l’asen dove voeur el padròn. Anche questo di un chiaro significato.

Anche il Bue, animale mite, si presta a qualche detto.

  • Avegh la pascènza de on bò. Si dice che la pazienza è la virtù dei forti, ma a volte non è per niente facile.
  • Mangià come on bò. Anche se sono convinto che il bue sappia esattamente quando fermarsi, mentre noi, a volte, trangugiamo davvero troppo.
  • Mett el càr denanz di boeu. Un’azione, questa, che non conviene proprio compiere, il perché è facile intuirlo.
  • Scappaa i boeu sarà la stalla. Viene proprio da dire: bravo furbo!

Veniamo adesso all’amico dell’uomo per eccellenza, ossia il Cane.

  • Fortunaa come òn can in giesa. Che un cane non sia fortunato in chiesa non lo so, però vedo che a volte un cane in chiesa si comporta meglio di qualche fedele che chiacchiera o si distrae.
  • Quand la lègora l’è in pee, tutti i can ghe còren adree. Sta a significare che quando un cane inizia ad abbaiare, dopo un attimo altri cani si aggiungono.
  • Faccia de cuu de can de caccia. E un appellativo che si dice di una persona assai poco raccomandabile.
  • Can e vilan gh’è minga pericòl che saren sù i uss. Si riferisce a chi, uscendo o entrando in casa, lascia l’uscio aperto.
  • Ciappa la cagna se te voeu incastrà el sercion. Questo modo di dire è attinente a un’operazione di lavoro, infatti, il “cane” è uno strumento di lavoro che serve per incastrare il cerchio.

Eccomi a un altro vorace e simpatico animale, la Capra.

  • Cavròn che serv per scuntà. È chiaro il riferimento a chi diviene, suo malgrado, capro espiatorio. Il termine si collega all’uso antico di sacrificare un capro agli dei.
  • Question de lana de càvra. Ci si riferisce a quelle discussioni che non portano da nessuna parte, sono solo una perdita di tempo. Il detto si rifà al fatto che tessere la lana di capra, è un’impresa quasi impossibile e inutile.

Adesso è la volta di un nobile animale, il cavallo.

  • Cred de vèss a cavall e vèss nanca a pè. Riferito a chi pecca un po’ di presunzione.
  • A volt el topicca anca el pù bòn cavall. È un invito a essere prudenti e valutare sempre ogni cosa prima di agire.
  • Andà cont el cavall de San Francèsch. Un modo divertente per dire che si va a piedi, proprio come faceva il Santo d’Assisi.

L’elenco è ancora piuttosto lungo, per cui mi vedo costretto a fermarmi “al cavallo”, in un mio prossimo continuerò l’elenco. 

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