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Ale e Franz: intervista al duo comico, Capodanno 2026 a Legnano

Il duo comico Ale e Franz sul palco del Teatro Galleria di Legnano
Ale e Franz festeggiano il Capodanno 2026 al Teatro Galleria di Legnano, tra sketch inediti e la loro comicità surreale. Foto di Sergio Banfi

Il 31 dicembre 2026 il Teatro Galleria di Legnano si prepara a vivere una notte speciale all'insegna della risata e della leggerezza con uno degli appuntamenti più attesi della stagione: il Capodanno con Ale e Franz. Il celebre duo comico torna sul palco con uno spettacolo pensato per accompagnare il pubblico verso il nuovo anno tra sketch inediti, giochi di parole, situazioni paradossali e quell'ironia intelligente e surreale che li ha resi protagonisti assoluti della comicità italiana. Un viaggio tra incontri improbabili, dialoghi spiazzanti e riflessioni leggere sulla vita di tutti i giorni, in perfetto stile Ale e Franz. Li abbiamo incontrati.

Gli esordi e il destino

Partiamo dagli esordi. Avete mai desiderato che il destino vi portasse nella strada della vostra carriera?

«Certo, durante l'infanzia abbiamo entrambi desiderato fare questo lavoro, ma non credevamo ci portasse così lontano. Ne siamo felici. Era semplicemente quello che volevamo fare: il desiderio di riuscirci andava oltre qualsiasi ostacolo, fatica compresa.»

Ale, tu avevi già questa vena da bambino?

Ale: «Dalla scuola elementare amavo strappare sorrisi alla gente che incontravo. Credo, in questo, di aver preso dai miei genitori.»

A proposito di inizi, c'è un incontro che vi è rimasto nel cuore: quello con il grande Paolo Rossi.

«Il nostro mito, quello forse, fra tutti, a noi più vicino. Per noi Paolo Rossi è stato un vero riferimento. Eravamo appena arrivati a Zelig, al locale, e stavamo appunto scrivendo quello che poi avremmo portato in scena. A un certo punto passa lui, Paolo Rossi. Aveva un appuntamento di lavoro e, vedendo le luci accese, era entrato nel teatro. Non so se si riesce a immaginare come siamo rimasti noi vedendolo. Gli abbiamo detto cosa stavamo scrivendo e se poteva dirci cosa ne pensava. Lui ci ha ascoltati e alla fine ci ha detto: "Mi piace quello che volete raccontare". Per noi è un onore poter ora andare in scena con lui e con altri amici che ospiteremo nel nostro show.»

Il rituale del palco e il legame con Legnano

A Capodanno sarete il "cenone" di centinaia di persone al Teatro Galleria. Ci date qualche anteprima del vostro nuovo recital?

«Sarà un po' il nostro meglio: uno spettacolo che guarda al passato, al presente e al futuro. Diciamo così.»

Scegliete Legnano e il Teatro Galleria come tappa quasi ogni anno da trent'anni a questa parte. Cosa rappresenta per voi questo luogo?

«Ci siamo molto legati perché è un teatro bellissimo nel quale lavoriamo veramente da tantissimi anni; diciamo che quasi una volta all'anno ci passiamo. Il teatro per il pubblico è qualcosa di magico e irripetibile. Tutto ciò che vede quella sera non lo rivedrà così ancora. Il teatro rimarrà sempre una delle forme d'arte più simili alla vita.»

Ale, per te poi c'è un ricordo d'infanzia indelebile legato a questo posto...

Ale: «Io sono del '71, avevo 8 anni quando vidi per la prima volta il Teatro Galleria e ne fui subito incantato, mi rimase nel cuore. Era il teatro della compagnia dei Legnanesi, quella storica, ed era lo spettacolo a cui mi avevano portato i miei genitori. Sono molto legato a questo luogo e ai grandi artisti che sono passati di qua.»

Il teatro ha un rituale tutto suo: il buio in sala, il sipario che si alza, il respiro del pubblico in diretta. Cos'ha la dimensione teatrale che nessun altro mezzo vi potrà mai dare?

«Che ogni spettacolo è unico e irripetibile, nel senso che non è mai uguale a quello della sera prima e non sarà mai uguale a quello della sera dopo.»

Ridere nell'era dei social

Siete l'unico duo comico che è diventato un "cult" usando solo una panchina e zero filtri su TikTok o sui social di adesso. Oggi che tutti urlano per fare visualizzazioni, vi sentite dei rivoluzionari?

«Usiamo sempre il nostro modo, nel senso che non ci siamo snaturati per cercare di avere più consensi. Quindi insomma siamo quello che siamo, con tutte le varie conseguenze.»

In un'epoca con la soglia dell'attenzione di tre secondi, come fate a tenere il pubblico muto e col fiato sospeso? Avete dei segreti per gestire il silenzio?

«Zitti tre secondi... Andando controcorrente.»

Ora si dice che, con l'era dei social, i giovani abbiano perso un po' il gusto di ridere, senza conoscere il vero potere curativo della risata. È così?

«Sarebbe bello che i giovani riscoprissero questo potere curativo della risata; di certo noi lo conosciamo e cerchiamo di trasmetterlo loro. Scegliamo sempre temi che nei nostri spettacoli possano attirare anche i giovani. La speranza è che la magia di questo momento possa durare per sempre, ma la realtà è che a volte temiamo il giorno in cui non riusciremo più a far ridere. Speriamo che questo giorno non arrivi mai, ma per allontanarlo siamo impegnati costantemente a rinnovare il nostro repertorio, cercando di lavorare anche su fronti diversi: tv, teatro, cinema...»

C'è sempre una vena malinconica nei vostri sketch. La risata migliore nasce dal dramma?

«Beh, sì, diciamo che può essere anche così. La commedia all'italiana è nata proprio in questo modo: si appoggiava a un post-dramma. Molto spesso era il post-guerra, e quindi la povertà, la fame, la miseria, i lutti... tutto nasceva dalla tragedia, dal dramma.»

Trent'anni insieme: complicità e sfide

In oltre trent'anni di carriera, qual è il ricordo più forte che vi lega?

«Beh, ce ne sono tanti, però diciamo che forse uno dei primi è stato quando ci hanno chiamato le prime volte in televisione. Sono state le nostre prime vittorie, le nostre prime emozioni forti.»

Quali sono, oggi, i vostri punti di forza? Un vostro pregio o il difetto più grande?

«I nostri punti di forza sono la grande complicità che ci lega, il fatto che sul palco ci alterniamo nei dialoghi e ci compensiamo. Pregi e difetti? Non ce ne vengono in mente, perché i difetti di uno sono compensati dai pregi dell'altro. Forse un difetto solo: che uno è interista e l'altro milanista!»

Ci sono stati dei momenti difficili nella vostra carriera. Come li avete superati?

«Sì, ci sono stati dei momenti davvero difficili, come la vita ha momenti sì e momenti no. Li abbiamo superati supportandoci sempre e contando l'uno sull'altro.»

Ale, tu come affronti queste fasi?

Ale: «Io nella vita sono un ottimista. Cerco sempre di sdrammatizzare e imparare anche dalle cose negative che mi succedono, cercando di non scoraggiarmi e di affrontare tutto con grande forza d'animo.»

Cosa vi farà restare ancora uniti negli anni a venire?

«Avere ancora più obiettivi in comune, condividere le stesse finalità, avere lo stimolo per inventare qualcosa di nuovo, avere sempre qualcosa da dire. Questo è sicuramente ciò che ci farà restare uniti negli anni a venire. Sempre e comunque con il sorriso.»

Informazioni e biglietti

Capodanno con Ale e Franz
Giovedì 31 dicembre 2026, Teatro Galleria di Legnano (Galleria INA, piazza San Magno).
Biglietti disponibili su TicketOne.

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