Horn of Africa Music Festival a Milano: date, programma e biglietti
Dal 24 al 26 luglio 2026, il PARCO Center di Milano (via Ambrogio Binda 30) ospita la prima edizione dell'International Horn of Africa Music Festival. La manifestazione nasce con l'ambizione di diventare un appuntamento fisso nel panorama culturale meneghino, offrendo uno sguardo autentico sulle tradizioni e sulle espressioni artistiche di Etiopia ed Eritrea. È il primo festival in Italia interamente dedicato al Corno d'Africa.
L'evento è ideato da Asli Haddas, titolare del Gogol'Ostello – realtà che deve il proprio nome tanto allo scrittore Nikolaj Gogol' quanto al gruppo Gogol Bordello, distinguendosi come hub culturale per presentazioni di libri, musica e vivaci occasioni di incontro – insieme al musicista HaddinQo. Il progetto è nato da una curiosa sinergia a distanza: dopo aver ammirato il talento di HaddinQo in un video in cui era accompagnato da un'orchestra filarmonica, Asli Haddas è entrata in contatto con lui per un concerto di beneficenza mai realizzato. Da allora, nonostante i numerosi contatti siano avvenuti esclusivamente al telefono, i due hanno dato vita a questa collaborazione che vedrà il loro primo incontro di persona proprio durante il festival.

La musica come ponte culturale
Il festival è un veicolo di conoscenza che invita a guardare ai Paesi del Corno d'Africa oltre i pregiudizi e le narrazioni distorte. Valorizzare questo patrimonio significa restituire dignità a millenni di storia che precedono il periodo coloniale.
È un viaggio alle radici profonde di una civiltà che ha dato al mondo molto più di quanto si ricordi: il regno di Axum, che i contemporanei annoveravano tra le grandi potenze del mondo antico accanto a Roma, alla Persia e alla Cina; un alfabeto proprio, il ge'ez, uno dei pochissimi sistemi di scrittura autoctoni del continente africano, ancora oggi in uso; un calendario a tredici mesi che l'Etiopia continua a seguire. E il caffè, che da quelle parti prende il nome dalla regione di Kaffa.
Programma: la scienza e il vivo delle performance
Venerdì 24 luglio — Le radici del suono
Attenzione: la serata inaugurale è ad inviti. Le porte aprono alle 18:00 e dalle 20:00 la docente Valentina Fusari, dell'Università di Torino, guida il pubblico alla scoperta della Collezione Checchia: un patrimonio di oltre 200 incisioni storiche realizzate tra il 1936 e il 1941. Il progetto, sostenuto dall'Unione Europea, ha permesso di salvare e restituire ufficialmente tali registrazioni alle comunità d'origine in Etiopia ed Eritrea, riconsegnando ai due Paesi una parte fondamentale della propria identità culturale e storica; da lì è nata anche la mostra itinerante 90 years of Silence, co-ideata con Gianpaolo Chiriacò dell'Università di Innsbruck.
Una coincidenza che vale la pena notare: quelle incisioni furono realizzate tra il 1936 e il 1941, cioè esattamente negli anni dell'occupazione italiana. Restituirle oggi non è un gesto d'archivio: è la chiusura di un cerchio. La serata si chiude con l'incontro tra il pubblico e i due protagonisti del festival, HaddinQo e Tommy T.
Sabato 25 luglio — Ethiopian Vibe
Si entra nel vivo. Alle 18:00 salgono sul palco HaddinQo & Friends: HaddinQo, pseudonimo di Haddis Alemayehu, è virtuoso del masinqo — il tradizionale strumento a corda etiope — e vincitore agli AFRIMA 2025 come Best African Jazz Artist. Ha portato il suo strumento su palchi come la cerimonia del Premio Nobel per la Pace a Oslo, e porta avanti una filosofia che riassume tutto: One String, One World.
Alle 20:30 è la volta di Tommy T & Ras Metehat. Tommy T, all'anagrafe Thomas Gobena, è stato il bassista dei Gogol Bordello dal 2006 al 2021, colonna portante della sezione ritmica della band gypsy punk sui più importanti festival del mondo. È noto per la capacità di fondere con naturalezza ethio-jazz, funk, soul, reggae etiope e dub elettronico, ed è anche Ambasciatore UNICEF e attivista sociale in Etiopia.

Domenica 26 luglio — Eritrean Soul
La chiusura è dedicata all'Eritrea. Si comincia alle 12:30 con il pranzo tradizionale habesha curato dal Ristorante Africa. Alle 15:00 l'esperto Solomun Bahli guida il pubblico alla scoperta degli strumenti tradizionali: al centro del racconto il krar, inteso come estensione della voce del cantore, capace di racchiudere una storia in ogni corda secondo il principio "one string, one word". Alle 16:30 le esibizioni della SINIT band e del maestro Mulugheta Ketema, che farà risuonare l'anima ancestrale del suo strumento attraverso le melodie del Guyla.
Arte fotografica e vocazione del PARCO Center
Il festival sarà arricchito dalla mostra fotografica di Mario Di Bari, un lavoro prezioso che da oltre vent'anni documenta i volti e le leggende della scena musicale di Addis Abeba, offrendo una testimonianza visiva profonda e rara.
La scelta del PARCO Center non è casuale. La struttura, acronimo di Polillo ARt COntainer, è stata creata da Roberto Polillo, fotografo e figlio di Arrigo Polillo, lo storico direttore di Musica Jazz e tra i critici musicali più influenti del Novecento. Grazie al suo background, Roberto Polillo ha trasformato il centro in un palcoscenico ideale: il suo sguardo, che fin da giovane ha immortalato le leggende del jazz nei concerti e nei backstage di tutta Italia, conferisce allo spazio una sensibilità artistica unica.
Informazioni pratiche
- Dove: PARCO Center, via Ambrogio Binda 30, Milano
- Quando: venerdì 24 (porte 18:00, serata ad inviti), sabato 25 (dalle 18:00), domenica 26 luglio (dalle 12:30)
- Biglietti: per le giornate di sabato e domenica, sul portale Ticket Tailor
- Come arrivare: metropolitana M2 fino a Romolo, poi a piedi; in alternativa i bus 47 e 74
- Ultimo aggiornamento il .