Il Santo Graal: storia e leggenda

santo graal pixQuante pagine si sono scritte su questo oggetto che, ricordo, è il Calice dove Gesù ha bevuto l'Ultima Cena con i suoi Apostoli.

Si è scritto di tutto e un po' il contrario di tutto, poco di oggettivamente reale e molto di fantasia, e tutto per rispondere alla domanda: esiste davvero questo Calice? E se esiste dove si trova?

Pare che il Graal, che significa vaso, esista davvero, tanto è vero che papa Giovanni Paolo II lo ha usato per celebrare la santa Messa nel novembre del 1982 nella sua visita alla città di Valencia, non solo, anche papa Benedetto XVI nel luglio del 2006 si è recato in loco per la venerazione.

Dunque il Calice si trova nella Cattedrale di Valencia in terra di Spagna. Ora sorge una nuova domanda, e cioè: in terra iberica chi lo ha portato? Papa Sisto II aveva un diacono, tale Lorenzo, proprio colui che è stato martirizzato su una graticola, anche se la cosa non è così certa, che era spagnolo, pare nato a Osca. Lorenzo amministrava anche i beni della Chiesa e aveva in custodia anche vasi sacri tra cui sicuramente anche il Calice. Quando l'imperatore Valeriano iniziò la persecuzione dei cristiani, e prima che Lorenzo e papa Sisto furono imprigionati, riuscì a nascondere il Graal nella zona di Huesca situata nell'Aragona.

L'invasione islamica portò a nascondere il Calice in posti diversi, sino a che nel regno d'Aragona trovò dimora nel monastero di San Juan de la Peῆa sui Pirenei aragonesi. Si può affermare con buona certezza che il santo Calice fu portato a Roma da San Pietro che era accompagnato da Marco, l'evangelista, il quale pare avesse preparato lui tutto l'occorrente per celebrare l'Ultima Cena poiché era nella casa della vedova Maria, sua madre, che aveva messo a disposizione la sala per la cena di Gesù, quindi è abbastanza logico ritenere che Marco lo avesse preso e portato con se, come è piuttosto logico pensare che Pietro e i Papi dopo di lui lo abbiano usato per celebrare l'Eucaristia, sino a papa Sisto.

Esiste, a Valencia, un documento di donazione dei monaci di San Juan al re d'Aragona, Martin I, datato 1399, e da allora, salvo la parentesi della guerra civile spagnola dove il Sacro Calice fu opportunamente nascosto in un luogo sicuro, si trova riposto nell'apposita cappella opportunamente ricostruita.

Vediamo adesso di conoscere meglio l'oggetto. La ricercatrice Ana Mafé Garcia, dottoressa di storia dell'arte, sostiene che la forma della coppa è databile al I o II secolo a.C., inoltre presenta una capacità di "due reviits e mezzo", ossia secondo il metodo delle misure ebraiche del tempo. Analizzando poi il materiale si è scoperto che è fatto di una pietra conosciuta come "sardius", cioè "corniola", varietà molto nota di calcedonio, di colore rosso-arancio e molto adatta a lavori di incisione, e che soleva rappresentare la tribù di Giuda a cui apparteneva anche Gesù.

Si è inoltre trovato in un piccolo triangolo posto alla base una scritta a cui si allude al nome Gesù scritto in ebraico. Ovviamente questa presenza del Sacro Calice o, se preferite, Graal, a Valencia ridimensiona, o meglio, annulla ogni altra ipotesi basata solo sulla fantasia di scrittori o registi, almeno sino a che non si è in grado di provare diversamente.

 

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