La leggenda del lago Gerundo

lago gerundoQuella che oggi è la zona tra le province di Bergamo, Milano, Cremona, Mantova e Lodi, in quel tratto che da Cassano d’Adda va fino quasi a Cremona per una lunghezza totale di circa 60 km, era chiamato, nel Medioevo, Lago Gerundo al cui centro si trovava la spesso citata Insula Fulcheria, isola dal toponimo longobardo.
Una vasta porzione di acquitrini, paludi e depressioni idrografiche ricordate dal mito antico ma non rintracciabili dalla scienza geologica sono state il terreno di scontro fra gli abitanti del luogo e una terribile mostro acquatico che infestava la regione.

Le cronache parlano di un drago chiamato Tarantasio, un enorme rettile seminatore di morte. La morte della creatura sarebbe avvenuta per mano di un coraggioso eroe poi inquadrato come un membro della famiglia ducale dei Visconti.
In realtà il lago Gerundo si estese mai come nella leggenda poiché molti insediamenti sia celtici sia romani e poi longobardi si trovavano sul luogo della vallatastemma visconti acquitrinosa ipotizzabile come l’insieme di zone stagnanti e di alvei del fiume Adda.
Ancora oggi sopravvive il toponimo di località Taranta, una frazione di Cassano d’Adda, e il ricordo della sconfitta del drago è ricordata dallo stemma visconteo in cui compare una biscione crestato con in bocca un essere umano.

Interpretazione del mito

L’associazione acqua-mostro-forze demoniache, a partire soprattutto dall’era cristiana, è un disegno di propaganda ideologica molto forte e ben riuscita: il regno animale e le forze naturali inesplorate hanno incusso da sempre sentimenti di ansia e soggezione nelle civiltà antiche.
Come nel caso dei fondali acquatici, il timore per le acque salmastre, paludose e stagnanti riporta alla sfera dell’ignoto.
Nell'agiografia cristiana già San Columba di Iona e San Brendano di Clonfert poterono vincere forze avverse, con sembianze di mostri lacustri e marini. La belva, reale che possa essere o inventata, rappresenta il mondo demoniaco più che una reale creatura terrificante; la forza del credo cristiano poté ribadire la propria forza annientando le fobie degli esseri umani dei secoli medievali, pervasi da simbologie esoteriche e mistiche piene di mostri zoomorfi e diabolici.
Laddove il mostro non si contrappone a pii uomini di fede, nascono comunque leggende legate a figure dell’uomo eroico che combatte e vince contro l’immensità del Caos primordiale e delle forze maligne della natura.

Bibliografia

L. FEROLDI CADEO 1980, Il Gerundo. Antico lago di Lombardia dall'Adda all'Oglio.
C. FAYER, M. SIGNORELLI 2001, Racconti del Gerundo. Aspetti di un territorio.

Stefano Todisco

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