Largo Carrobbio a Milano

fil fer 2La misteriosa storia di Largo Carrobbio

Si narra ancora oggi che al “Carrobbio”, vecchia zona di Milano vicina a via Torino, nelle ore notturne, si possono udire i lamenti dei malati di lebbra che provengono da una delle due torri che nel ‘500 affiancavano Porta Ticinese, chiamata “Torre dei Malsani” poiché nelle vicinanze vi era il lebbrosario dove venivano internati gli appestati per evitare la diffusione del morbo.
Secondo una delle tesi più avvalorate il termine “Carrobbio” deriva da “Quadruvium”, dovuto alla confluenza di più vie nella Porta Ticinese. Al Carrobbio la storia scorre intensa e contraddittoria, rituale, misterica ed esoterica: fu luogo ove si svolgevano le “Ordalie”, sede della Santa Inquisizione, luogo dove si consumava il culto del dio Mitra, sede dove si ufficializzava la libertà degli schiavi; vi fecero sosta i tre Re Magi.

Dal lontano medioevo ci giungono notizie che per molto tempo il Carrobbio fu considerato il confine tra due mondi, quello disciplinato della città e quello dei demoni che contaminavano negativamente la vita dei cittadini.

Il Manzoni nei “Promessi Sposi” descrive il Carrobbio come “una delle parti più desolate di Milano”. La zona fu rifugio di truffatori, briganti, prostitute e quanti altri avessero motivo di nascondere le proprie malefatte; ma veniva anche scelto come luogo di incontri per cuori infranti. Ed è proprio in uno di questi casi che al Carrobbio si consuma la versione milanese di “Giulietta e Romeo”. Regilda e Roberto sono due giovani innamorati osteggiati dal padre di lei. Roberto abbandonerà Milano perché denunciato per stupro dal genitore di Regilda. In futuro il padre avrà di che pentirsi. Anche Regilda abbandonerà Milano alla ricerca di Roberto ma subirà stupri, violenze, sorprusi e solo dopo lungo tempo riuscirà a ricongiungersi con l’amato. Troppo tardi per godere del loro vero amore, causa la morte precoce di Regilda.

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