Storie di una volta: Scommettiamo che io non ho paura

Una volta nei paesi montani o nelle nebbiose campagne, quando la televisione era ancora sconosciuta, alla sera, soprattutto nelle fredde sere invernali, ci si riuniva nella stalla, che era un luogo caldo, e, dopo aver recitato il santo Rosario tutti insieme, qualcuno, di solito una nonna o un nonno, si mettevano a raccontare una storia ai bambini/e presenti, i quali restavano a bocca aperta prestando la massima attenzione al racconto.

Un patrimonio che non deve andare perduto, ma che è bene riscoprire. È proprio per questo che ho deciso di raccontare alcune di queste storie, qualcuna perché l'ho sentita personalmente, come quella che vi racconto adesso, altre recuperate da vecchi libri o fattemi raccontare da persone oggi anziane. Questa volta vi propongo una storia che qualcuno dice sia stata vera, lascio comunque a ognuno trarre le conclusioni. Il titolo di questa nuova storia è:

fantasma cimitero pix

Scommettiamo che io non ho paura

Chi non ha mai detto, almeno una volta, questa frase? Ebbene una sera di tardo autunno nell'osteria del piccolo paese si trovavano parecchie persone, chi chiacchierava, chi giocava a carte, e chi alla morra. Vi erano anche alcuni giovanotti e alcune ragazze che, chissà come, erano finiti a parlare di morti, cimiteri, inferno, purgatorio e paradiso.

Le opinioni erano diverse e una in particolare, quella di una ragazza, tale Annetta, detta biscotto, che si dimostrava assai scettica e aveva iniziato a deridere chi invece ci credeva. Ad un certo punto uno dei giovani uscì con questa proposta: "tu che parli tanto e prendi in giro chi ci crede, scommetto che non hai il coraggio di passare neppure un'ora, da sola, nel cimitero".

Annetta ci pensò un attimo poi rispose: "accetto la scommessa, vi dimostrerò che siete dei paurosi, e che io non ho certo paura dei morti". Tutti rimasero un attimo perplessi, c'era chi voleva lasciar perdere e che ognuno pensasse quel che voleva, ma poi prevalse la scommessa, così si accordarono che il sabato successivo si sarebbero incontrati a mezzanotte meno un quarto davanti al cimitero del paese.

Venuto il giorno stabilito si ritrovarono tutti all'ora definita davanti al cancello del cimitero. Annetta, più baldanzosa che mai indossava una gonna lunga e un golf di lana sopra una camicetta e, per non patire freddo, indossava anche un grande scialle preso in prestito dalla nonna. Al suono della mezzanotte Annetta varcò il cancello che si richiuse alle sue spalle. Il buio era totale, uniche luci i lumini posati sulle tombe.

I ragazzi e le ragazze rimaste all'esterno aspettavano che l'ora trascorresse ma, ad essere sinceri, erano più in attesa di vedere "biscotto" che usciva di corsa preda della paura. La campana del campanile rintoccò l'una; Annetta aveva vinto la scommessa, ora poteva uscire trionfante. Trascorse un buon quarto di ora e Annetta ancora non usciva, al che uno dei giovani la chiamò dicendo che aveva superato la prova e vinto la scommessa. Non ottenne nessuna risposta. Riprovò allora Maddalena, ma neppure lei ottenne il benché minimo accenno.

I giovani si guardarono in faccia, l'ansia e la paura stava impossessandosi delle loro menti, poi quando una folata di vento fece scricchiolare qualcosa all'interno del cimitero, anziché andare a vedere se era successo qualcosa ad Annetta, se la diedero a gambe levate. Il giorno dopo, la perpetua del prete, come faceva ogni giorno, si recò di buon mattino al cimitero e quando entrò vide il corpo di una ragazza raggomitolato per terra ai piedi di una tomba.

Si avvicinò e riconobbe Annetta, pensando che si fosse sentita male gli si avvicinò e la prese tra le braccia, ma si accorse che era morta e che sul suo viso contratto vi erano i segni di una grande paura: la bocca era spalancata come se avesse voluto gridare, e gli occhi spalancati dal terrore.

Cosa era successo ad Annetta? Cosa o chi aveva visto? Ecco come andarono le cose: appena entrata nel cimitero Annetta dimostrava coraggio da vendere, ma poco dopo quel luogo scuro, solitario, freddo gli fece venir meno il coraggio. Sarebbe volentieri uscita subito, ma il pensiero della scommessa la trattenne dal proposito. Per non stare ferma iniziò a camminare girando attorno alle tombe, ad un certo punto sentì come se qualcuno la trattenesse, cercò di avanzare ma si sentì tirare in giù. La sua mente corse subito a pensare a una mano di un morto che la voleva portare con sé, in preda al terrore urlò disperatamente, ma dalla sua bocca non uscì nessun suono, il forte spavento aveva fatto cedere il suo cuore.

Era successo che un angolo del suo scialle toccando terra si era agganciato a un ferro che spuntava dal lato di una tomba e che la tratteneva, causando in Annetta il terrore che le fece venire un infarto.

Potrebbe interessarti anche:

Storie di una volta: i ballerini con i piedi di capra

Storie di una volta: la lanterna del morto

2 novembre, commemorazione dei defunti

2 novembre L'è el dì di Mort, alegher! di Delio Tessa

Copyright © 2006 - 2020 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964