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Addio a Marta Marzotto

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Si è spenta questa mattina a Milano Marta Marzotto, nella clinica dove era ricoverata, La Madonnina. A darne notizia la nipote Beatrice Borromeo.

Fu la musa ispiratrice del pittore Renato Guttuso, si è sempre definita una "donna libera".
Una vita piena di arte, moda, amori, famiglia e passioni quella di Marta Marzotto: «Impossibile annoiarsi, io ho sempre più cose da fare» ha più volte detto la contessa che era nata povera, nel 1931a Reggio Emilia.

Marta Vacondio (il suo nome da nubile) papà casellante delle ferrovie e mamma mondina, trascorre l’infanzia a Mortara, in Lomellina. Da giovanissima inizia a lavorare nelle risaie, come mondina seguendo le orme della madre «Mi fasciavo le gambe con le pezze per proteggermi dalle foglie taglienti del riso e dalle punture di zanzare. Le bisce d’acqua e i topi mi sgusciavano tra i piedi nudi affondati nella melma, ero terrorizzata», e poi come apprendista sarta. Da lì a poco le si apre la strada della moda, prima modella poi stilista trasformando nel tempo il suo nome in una griffe.

Una vita intensa quella vissuta da Marta Marzotto: amori, tradimenti «Nella mia infedeltà - disse una volta - ero fedelissima, sono stata un’ottima moglie», vicende giudiziarie, salotti e scandali. Cinque figli, un marito aristocratico, il conte Umberto Marzotto, di cui ha conservato il cognome anche dopo il divorzio e due grandi amori, Renato Guttuso e Lucio Magri.

La sua passione per i gioielli e per gli abiti, con il suo stile originale e le tante feste l'hanno resa un'icona. Nei suoi salotti sono passati tutti i nomi di peso del mondo della cultura e dell'arte. L'ultima sua passione erano i suoi 9 nipotini: «a loro insegno la libertà» aveva detto in un intervista recente e proprio una sua nipote su Twitter ha pubblicato la foto di una giovane Marta e scritto "Ciao nonita mia".

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