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Federmoda: "Stop ai saldi. Settore in grave difficoltà. A rischio molte imprese"

93803846 225101942056803 7695181312402915328 nFederazione Moda Italia evidenziava già un importante decremento del 15,8% delle vendite nel mese di febbraio, alle prime avvisaglie del epidemia del Coronavirus, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Nel dettaglio delle segnalazioni pervenute, il 11,5% delle aziende ha riscontrato nel mese di febbraio un incremento (nel mese di gennaio era il 21%) e il 21,6% una stabilità d’incassi (nel mese di gennaio era il 39%), a fronte di un 66,9% che ha avuto un peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2019 (nel mese di gennaio era il 40%). Il 43,1% delle aziende ha quindi registrato mediamente un incremento o una stabilità rispetto allo stesso periodo del 2019 (nel mese di gennaio era il 60%). Lo scontrino medio è di 87 euro (a gennaio era di 98 euro). Sempre secondo le indicazioni delle aziende, gli strumenti di pagamento preferiti dai consumatori in questo periodo sono stati: Bancomat (49,6%), Carte di credito (40,0%) e contante (10,4%).

Saldi da cancellare per tutta la durata del 2020 e liberalizzazione delle promozioni: è la proposta che è parte dalla provincia di Varese, approvata all’unanimità dal consiglio di Federmoda Confcommercio, e va dritta verso Palazzo Lombardia, sede del governo regionale.

"Il rischio concreto - spiega il presidente Giorgio Angelucci - è che, dopo avere bruciato le vendite dei capi primaverili, salti anche l’intera stagione, con conseguenze drammatiche per molti di noi". Del resto i settori dell’abbigliamento e delle calzature sono quelli che hanno aderito tra i primi alle chiusure volontarie che hanno preceduto il lockdown.

Il 30 per cento delle oltre 20.000 imprese al dettaglio lombarde del settore potrebbe non riaprire, lasciando senza lavoro oltre 15.000 addetti.  La parola d’ordine è perciò limitare i danni e, affinché ciò avvenga, "E' necessario correre subito ai ripari, partendo da una gestione libera delle scontistiche e dalla abolizione del periodo dei saldi che, di fatto, per il mese precedente (giugno) impedirebbe per legge di attuare qualsiasi tipo di promozione, dando un ulteriore vantaggio ai grandi marchi sull’online", puntualizza Angelucci.

L’abolizione dei saldi escluderebbe tra l’altro il rischio di assembramenti: "Concentrare in un periodo ristretto gli sconti sulla merce significherebbe attirare più persone contemporaneamente, con la possibilità che si creino code all’esterno dei negozi, rendendo più complicato il rispetto delle norme sanitarie di prevenzione della diffusione del contagio".

Ma al Governo di Giuseppe Conte e in prima battuta alla Regione - al suo governatore Attilio Fontana e all’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli - vengono chiesti altri interventi mirati, iniziando da un protocollo che disciplini nel dettaglio come svolgere le attività, a partire dalle sanificazioni.

"L’allegato 5 del DPCM del 10 aprile impone l’obbligo di garantire pulizia e igiene ambientale all’interno dei negozi. Indicazione molto generica", secondo Confcommercio, "che lascia troppe domande senza risposte. Chiediamo perciò che ogni dubbio non sia più tale e che ci vengano fornite regole ad hoc a tutela nostra e dei nostri clienti".

Le richieste proseguono con altre misure in grado di garantire le risorse economiche per scongiurare il ridimensionamento o la chiusura dei negozi più in difficoltà. Innanzitutto, l’accesso a contributi statali a fondo perso, l’accesso al credito agevolato, l’equiparazione della tassazione delle vendite sul web a quelle dei negozi, la cancellazione dell’ISA (Indicatore sintetico affidabilità), la soppressione della lotteria sugli scontrini.

«Varese non lancia solo l’allarme ma propone soluzioni concrete», conclude Angelucci: «Faremo in modo di essere ascoltati dai nostri interlocutori, a partire da quelli della Regione Lombardia. E se non verremo ascoltati alzeremo la voce perché, non dimentichiamolo, in ballo c’è il futuro di decine di migliaia di persone e delle loro famiglie».

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