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SCHIAPARELLI: UN GRANDE RITORNO GRAZIE A MARCO ZANINI

elsaschiaparelli2L’articolo di oggi d’altro non poteva parlare che del ritorno in passerella di un marchio che da quando è nato ha stupito e divertito le passerelle: Elsa Schiaparelli. La stilista continua a regalarci emozioni attraverso Marco Zanini, designer milanese, recentemente assunto da Diego della Valle- proprietario della Maison dal 2006- come direttore creativo per le collezioni di haute couture e pret-à-couture

Prima però di concentrarci su questa new entry è il caso di parlare dell’ideatrice della casa di moda, la donna che ha fatto molto parlare di sé e rivoluzionato la haute couture.

Nata a Firenze da famiglia aristocratica e trasferitasisuccessivamente a Roma, Elsa sin da giovanissima s’appassionò alle Arti, inizialmente aspirando al teatro- al quale non poteva avvicinarsi per la sua posizione altolocata - in seguito alla poesia, passione che addirittura le fece pubblicare dei pezzi. Dopo qualche anno in collegio, il suo matrimonio, un periodo a New York, la nascita della figlia Gogo e un brusco divorzio, Elsa Schiaparelli si trasferì in Francia, ospite di Picabia- artista e pittore dell’epoca -, dove poté avvicinarsi al mondo della moda. La sua prima creazione fu la combinazione del suo genio creativo e dell’abile mano di una sarta armena da cui era rimasta affascinata, aveva così inizio la sua carriera da stilista.

AbitoAragostaELSASCHIAPARELLI

Le sue numerose conoscenze - tra cui i dadaisti Man Ray, Duchamp e Stieglitz, il surrealista Dalì e molte altre figure di spicco - aiutarono il suo successo facendole pubblicità e ispirandola, dando vita così ad una serie di abiti colorati, eccentrici ed irriverenti. Per Elsa il provocare il pubblico diventò quasi una sfida che riuscì a vincere ogni qual volta propose una nuova collezione: cappelli a forma di scarpa, tailleur neri con tasche rifinite da bocche femminili- disegnate da Jean Hugo-, borse a forma di telefono, bottoni a forma di caramelle o d’animale, piume di gallina faraona montate su 'boules' di taffetas giallo, ma anche collier a forma di aspirine, abiti da sera con enormi aragoste dipinte sopra, con ritagli di giornale o con le parvenze di uno scheletro, bracciali e orecchini in plexiglas e molto altro ancora. A parte lo stupore la”Première Dame” degli anni ’30- com’era soprannominata in Francia - viene ricordata ancor’oggi per le innovazioni che propose a quel mondo tanto amato fatto di lusso ed eccesso, di apparenza e regole che da lì a poco si sarebbe liberato di lei. Ripercorriamo quindi le più importanti:

 

  • 1927 il primo trompe-l’oeil pullover;
  • 1929 prima cerniera lampo nella haute couture;
  • 1930 primo cappotto e giacca senza rinforzo sulle spalle;
  • 1931 la prima gonna-pantalone;
  • 1934 fu la prima stilista donna ad apparire sul Times e propose per prima l’abito drappeggiato;
  • 1937 inventò il rosa shocking.

Elsa fu quindi l’unFashionWeekParisELSASCHIAPARELLI1ica antagonista di un altro colosso della moda Cocò Chanel, la quale con una punta di disprezzo la definiva ”l’artista che fa vestiti”, forse non rendendosi conto che questo tutto era fuorché un insulto, gli abiti della Schiaparelli erano effettivamente delle magnifiche opere d’arte. In realtà seppure la storia e lo stile fossero ben diversi tra queste due figure, avevano in comune un’unica idea: una donna indipendente e forte che non avrebbe temuto d’indossare i lori capi e a testa alta avrebbe affrontato il mondo.

Ormai conscia che il suo impero era in declino, concluse la sua carriera lanciando tre profumi  che scaramanticamente chiamò con tre parole che iniziavano con la lettera”S”, Salut, Souci e Schiap.

Non troppo apprezzata, non capita o forse solo nata nel periodo sbagliato Elsa Schiaparelli cedette l’attività, ritirandosi a vita privata, alla famiglia Sassoli de Bianchi.  Morì tra il calore dei famigliari  il 13 novembre 1973.

Come ben poFashionWeekParisELSASCHIAPARELLI2trete capire dopo un genio di questo calibro non poteva succederle chiunque ed infatti, esclusa una piccola parentesi a luglio 2013 con Lacroix e la sua capsule collection celebrativa, Della Valle stava tentando di scovare un talentuoso che non si spaventasse davanti al fantasma di Elsa. Quale nome migliore quindi di Marco Zanini?  Ebbene si, proprio un italiano è stato scelto come successore della nostra toscana dalle origini piemontesi, tanto per ricordare che gl’italiani riescono ancora a farsi sentire. Uscito dall’Accademia delle Belle Arti di Milano, iniziò a lavorare per Lawrence Steele passando poi a Dolce & Gabbana, Versace e Halson sino a giungere da Rochas come direttore creativo. Un curriculum notevole che non poteva passare inosservato e che fece si che gli venissero affidate le collezioni della haute couture e pret-à-couture per Elsa Schiaparelli.

Prima tappa di questa resurrezione dalle ceneri è stato un banco di prova difficile, la Fashion Week di Parigi, dove Zanini ha letteralmente conquistato tutti con la sua aria da ragazzo e la sua corsa di saluto a fine sfilata con tanto di dita a “V”. Tra il pubblico grandi nomi tra cui Carla Bruni e Elle Macpherson, Pierpaolo Piccoli e Maria Grazia Chiuri per Valentino, Jean Paul Gaultier e Farida Khelfa che altro non hanno potuto fare che congratularsi per lo spettacolo.

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Questa volta però lo stupore nei volti del pubblico non era dettato dall’eccesso o dalla stravaganza, tipici del monumento Schiaparelli, ma piuttosto dalla loro sostituzione con eleganza e leggerezza. Non si preoccupino troppo i nostalgici della Schiaparelli, Zanini da grande ammiratore ha mantenuto alcuni tratti distintivi della stilista facendo però emergere la sua personalità e la sua visione della donna. La passerella e le sue 17 uscite raccontano tutte storie diverse, non collegate tra loro, ma che fanno trasparire un carattere indipendente ed eccentrico, una donna che scardina le convenzioni sociali e il suo ruolo stereotipato, una nuova generazione.

Apre la sfilata una modella che subito richiama lo stile di Elsa, abito lungo drappeggiato, capelli celesti, un enorme cappello - da sempre tratto distintivo della designer -, il trionfo del colore e l’attenzione minuziosa ai dettagli. Durante tutta la sfilata si susseguono capi meravigliosi: paillettes e lamine metalliche, blazer a taglio maschile double-face che spiccano per il tripudio del tulle, pantaloni a palazzo, copricapo di ogni forma e colore, foglie d’edera nei bijoux e nei broccati, guanti quasi a continuazione delle maglie indossate dalle modelle, maxi mantelle abbinate a shorts.

Evidente è la ribellione dagli schemi anche solo dalle scarpe indossate da ogni indossatrice, nessun tacco, nessuna zeppa, solo scarpe basse e comode, con predilezione per il sandalo. Ecco quindi affiorare un insegnamento di Elsa che cercò sempre di conciliare il lusso alla praticità, intuendo come quest’ultima caratteristica fosse fondamentale.

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Non c’è arroganza, né prepotenza nel nostro designer milanese, egli non cerca di superare la maestra ma semplicemente di renderle omaggio, avendo ben chiari i suoi insegnamenti ma proponendo una sua linea unica e vivace.

Tutto quello che ora possiamo fare è aspettare con impazienza la prossima sfilata, sperando che Marco Zanini non smetta di sorprenderci.

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 Ludovica Rigo

 

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