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AGO FILO E NODO: il monumento che divide i milanesi

  • Rossella Atzori

ago-filo-nodoAlla fine degli anni ’90 piazzale Cadorna diventa uno dei nodi di scambio più trafficati di Milano, punto cruciale dei trasporti cittadini per la presenza della stazione ferroviaria di Milano Cadorna (Ferrovie Nord), dell’omonima fermata della metropolitana (linee M1 rossa e M2 verde) e, da ultima, la linea Malpensa Express, inaugurata nel 1999.

Questa crescita esponenziale rese necessario un intervento di restyling urbano, che interessasse sia l’interno della stazione che la piazza circostante, rispettando però buona parte degli spazi originali, soggetti a vincoli. Il progetto venne affidato al grande architetto Gae Aulenti,e divenne presto il suo lavoro più importane nella città meneghina.

Suo il riassetto urbanistico, che comprende la nuova facciata della stazione, la modificazione del sistema stradale e di quello pedonale, che ha reso lo spazio più umano e fruibile. La stessa Gae Aulenti, però, non riteneva sufficienti queste soluzioni, e concepì l’idea di una gigantesca scultura, che doveva essere la ciliegina sulla torta del suo lavoro.

Questa la genesi dell’enorme scultura Ago, Filo e Nodo dell’artista di origini svedesi Claes Oldenburg (Stoccolma, 1929) e di sua moglie Coosje van Bruggen; il monumento di Milano che ha diviso la città fin dal momento della sua inaugurazione, nel febbraio del 2000.

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Si tratta di una gigantesco ago da cucito attaccato a un filo di colori diversi (rosso, verde e giallo), che idealmente buca la piazza come fosse un tessuto, lasciando fuori il nodo (in corrispondenza della fontana) e riemergendo maestoso dall’altro lato, davanti alla stazione, pronto per imbastire un altro punto.

Una scultura alta ben 18 metri, realizzata in acciaio e vetroresina, che non solo da un aspetto nuovo e decisamente divertente, quasi ludico, alla piazza, ma è ricco di significati simbolici. L’idea principale è quella del treno che passa in una galleria sotterranea, alludendo cos’ì alla metropolitana, i cui colori identificativi delle linee (rosso, verde e giallo) sono gli stessi del Filo. Ma la scultura vuole anche essere un omaggio a una delle eccellenze milanesi, la Moda, per cui la città è conosciuta in tutto il mondo, e alla laboriosità che la contraddistingue. Non da ultimo, come ha dichiarato la stessa Gae Aulenti, costituisce inoltre una parafrasi dello stemma della città di Milano, il biscione degli Sforza.

Nonostante tutto l’opera non è mai stata pienamente apprezzata e accettata, a partire dall’allora sindaco Letizia Moratti, che l’avrebbe vista meglio in un parco, e dall’architetto Italo Rota, che avrebbe voluto la scultura alta almeno tre volte quella attuale. Scettico invece il critico Philippe Daverio, che affermò: “Milano è una catastrofe e poco cambia un filo in più o un filo in meno”.

Restaurata nel 2012, Ago, Filo e Nodo continua ad accogliere i viaggiatori e i cittadini di Milano, catturandone l’attenzione facendone volare l’immaginazione.

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