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Alla scoperta di Robecco sul Naviglio

villa gaiaAnche se viene citata per la prima volta in alcuni documenti del XII secolo, la città di Robecco sul Naviglio, che si trova sulla riva destra del Naviglio Grande, ha origini molto più antiche, come testimoniato dal rinvenimento di alcune necropoli di epoca romana nella frazione di Casterno.

Probabilmente il nome Robecco deriva dalla parola dialettale "rebècch", (opposto, contrario), mentre Sul Naviglio fu aggiunto nel 1861 per distinguerla dalle località omonime.

Durante i Visconti il signore della città fu Giovannolo di Casate, che dopo la sua morte lasciò tutti i suoi beni al figlio Cristoforo.

Agli inizi del XV secolo il castello di Robecco passò nelle mani di Sperone di Pietrasanta, a cui era stato donato dal duca Filippo Maria Visconti.

Nella prima metà del Cinquecento la conseguenze della sconfitta che i Francesi subirono ad Abbiategrasso portarono la citta a diventare il feudo di numerose famiglie, tra cui i ViscontiBorromeo e i Trivulzio.

A partire dal XV secolo Robecco fu, con Cassinetta di Lugagnano, uno dei luoghi di elezione delle vacanze dei nobili milanesi.

Nel primo Ottocento Robecco si ampliò con le frazioni di Lugagnano e Castellazzo de' Barzi: mentre la prima in seguito si unì a Cassinetta, la seconda dopo l’Unità di Italia venne definitivamente annessa alla città.

Come già con Cassinetta, l’attrazione principale del paese sono le sue ville nobiliari, che sono in parte decadute oppure restaurate in tempi recenti, costeggianti le rive del Naviglio Grande con un notevole connubio visivo ed artistico.

La Villa Gaia o Gandini, risalente alla seconda metà del XIV secolo, ha una pianta che riprende lo schema del castello con tre cortili leggermente irregolari circondato da vari edifici. Mentre la facciata verso la strada conserva parte della strutture originarie in cotto, quella verso il Naviglio presenta cornici dipinte alle porte e alle finestre con tre balconcini di ferro battuto. Il cortile principale è adorno di dipinti del Cinquecento, mentre le sale sono decorate con soffitti lignei e numerosi arredi che risalgono dal Cinquecento fino al Settecento.

Di fronte al portone di Villa Gandini troviamo Palazzo Archinto, iniziato a cavallo tra il Seicento e il Settecento dal nobile Carlo Federico Pietrasanta. Avrebbe dovuto essere un complesso di cinque piani e quattro ali laterali, con una grande esedra rivolta verso il paese e due pontili. Tutto questo rimase irrealizzato e oggi rimane solo il blocco centrale di una delle quattro ali, con due torri merlate.

Lungo Via Matteotti si può ammirare la Villa Gromo di Ternengo, che fu costruita nel Cinquecento sulle rovine di un castello e restaurata verso il 1679. La facciata si apre su un portico a tre archi, mentre sopra gli appartamenti dei nobili troviamo un attico. L’atrio centrale decorato con affreschi conduce al retrostante giardino in cui possiamo notare la Sirenella, un padiglione adibito ad imbarcadero.

Altre ville da non sottovalutare sono Palazzo Scotti, dallo schema a U e costruita secondo il gusto neoclassico, che attualmente ospita il Municipio; l’eccentrica Villa Terzaghi, di stile barocco lombardo, con una facciata sormontata da piloni con statue e pennacchi vari, mentre il corpo centrale della villa è diviso da un portichetto con frontone ricurvo; la villa Dugnani, costruita nel Seicento su una precedente abitazione del Cinquecento, con una facciata  dominata da due finestre con cornici in cotto; l’incompiuta Villa Sironi Marelli, costruita verso la metà dell’Ottocento su una precedente proprietà del Settecento, di cui ci rimangono le scuderie, di influsso moresco, e i giardini, progettati da Giuseppe Balzaretto; Villa Arrigoni, costruita verso il 1692, che era un edificio padronale attiguo ad una azienda agricola, oggi incorporata in un complesso sportivo privato.

Paola Montonati

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