Basilica di Sant'Ambrogio

Basilica Sant'AmbrogioLa Basilica di Sant'Ambrogio, uno dei simboli della metropoli meneghina, è dedicata al Santo protettore della città, la cui festa viene celebrata ogni anno il 7 Dicembre. All'interno della Basilica sono custoditi preziosi reperti ed opere d'arte che documentano circa 1600 anni di storia della città.
Fu il Vescovo Ambrogio a voler erigere la Basilica di Sant'Ambrogio  tra il 379 ed il 386 nell’area del cimitero ad Martires, fuori Porta Vercellina, l’antica Basilica Martirum, da sempre chiamata “Ambrosiana”. La basilica viene considerata il più importante esempio di architettura romanica lombarda.interno basilica santambrogioL'interno della Basilica, a tre navate, raccoglie opere d'arte molto preziose Dalla navata sinistra si raggiunge il Porticato della Canonica, la parte della basilica costruita dal Bramante nel 1492.

Come arrivare:
Metro M2 fermata S.Ambrogio.

Orario Sante Messe:
Prefestive:
Basilica: ore 18:30
S. Nicolao: ore 17:30
Festive:
Basilica: ore 8:00 - 10:00 - 11:00 (Capitolare in lingua latina) - 12:15 - ore 18:00 - 19:00
ore 17:15 Vespri
Feriali:
Basilica: ore 8:00 (sospesa il sabato) - 9:00 - 18:30

campanile basilica santambrogio A chi si avvicina dalle strade circostanti verso la piazza di S. Ambrogio, la chiesa appare articolata in ben individuati volumi: l'atrio a quadriportico, la facciata affiancata dai due campanili, il corpo delle navate, l'area absidale. Il percorso che si deve seguire per conoscerla è però in gran parte inverso rispetto a quello della sua realizzazione.  Il rinnovamento della basilica paleocristiana voluta da Ambrogio cominciò infatti nel IX secolo dal suo punto locale: dal luogo dove il patrono era sepolto a fianco dei martiri Gervaso e Protaso e dall'abside che gli faceva da sfondo.  Si procedette poi - nei secoli seguenti - al rifacimento del corpo delle navate, all'edificazione della nuova facciata e del nuovo campanile dei canonici per finire con la realizzazione dell'atrio.  In tutto questo lungo processo costruttivo rimase sostanzialmente immutato il perimetro esterno della basilica, coincidente con quello dell'edificio paleocristiano; solo l'edificazione delle cappelle, iniziata nel XII secolo, ma progredita soprattutto in epoca moderna, portò a debordare dai limiti antichi.
L’atrio romanico, che si sostituì a quello eretto da Ansperto nel IX secolo, appare all'esterno come un severo volume chiuso, scandito dalle arcate cieche; all'interno la struttura a portico è elegantemente articolata, non solo dagli elementi architettonici, ma anche dal sapiente uso dei diversi materiali (serizzo, ceppo, arenaria, laterizi) che ne modulano con i differenti colori le superfici. I numerosi capitelli decorati a rilievo sono in parte di reimpiego (romani e tardoantichi), in parte di fattura romanica e in parte rifacimenti del XVII secolo che si sforzano di mantenere l'unità stilistica del monumento.  Alle pareti è una cospicua raccolta lapidaria.
Dall'atrio si ha un punto di vista suggestivo sui due campanili: quello dei Monaci, a destra, è il più antico, probabilmente del IX secolo (ed è forse il più antico di Milano).  Si presenta con un fusto liscio, aperto solo dalle arcate della cella campanaria, ma dovette avere in origine una struttura più articolata, dato che all'interno sono visibili antiche bifore murate.  Il campanile dei Canonici, a sinistra, venne eretto intorno al 1128, ma rimase incompiuto e fu ultimato con la cella campanaria solo nel 1889, su progetto dell'arch.  Gaetano Landriani. E’ di proporzioni slanciate, con un fusto articolato da sottili membrature in pietra che si stagliano sulle pareti di laterizi.  Nel 1929-40 fu rinforzato con una poderosa struttura interna in cemento armato, progettata dall'ing.  Arturo Danusso. il quarto lato del portico, più decorato degli altri tre, è propriamente il nartece della basilica, sopra cui si eleva la grande loggia ad arcate digradanti che costituisce la facciata. E’ questa una delle grandi invenzioni dell'ignoto progettista dell'edificio romanico, momento fondamentale che collega l'esterno e l'interno, con le loro differenti modularità, e che filtra e distribuisce la luce.basilica santambrogioSotto le arcate del nartece si aprono i tre portali; quello centrale ha sculture di epoca romanica (sull'architrave è l'Agnello mistico) mentre i due laterali sono decorati da rifacimenti in stile (l'originale mutilo dell'architrave del portale destro è conservato nella raccolta lapidaria dell'atrio).  La porta maggiore ha battenti lignei restaurati nel 1750, riutilizzando in parte elementi più antichi (due pannelli figurati del IV secolo, con altri frammenti dell'VIII, sono nel Museo della basilica); del IX o X secolo sono ritenute le due teste leonine in bronzo.

All'interno, il corpo delle navate evidenzia - anche a prima vista - la potenza del progetto degli artefici romanici.  L'ampio volume è diviso in tre navate da pilastri compositi, il cui ritmo segna l'articolazione in campate quadrate: quelle della navata centrale hanno il lato doppio di quelle delle navate laterali; queste ultime sono duplicate anche in altezza per la presenza dei "matronei", così che lo spazio centrale risulta un ininterrotto susseguirsi di grandi arcate disposte su due ordini, ritmato dall'alternanza di sostegni forti e deboli.  Le campate sono coperte da volte a crociera, costolonata solo nella navata centrale.
Per quanto non vi sia pieno accordo negli studi, è probabile che questo organismo architettonico sia frutto di una campagna di lavori dell'XI secolo inoltrato e che rappresenti dunque un punto di arrivo della maturità dei costruttori milanesi, piuttosto che un modello di partenza per le altre costruzioni del territorio.
La costruzione è chiaramente definita a partire dalla scansione dei volumi e delle loro esigenze strutturali (gli stessi matronei non ebbero mai la funzione di accogliere le donne, ma servono a bilanciare le spinte delle grandi volte a crociera della navata centrale) e anche l'elegante complesso di membrature architettoniche (cornici di archetti pensili, sottili semicolonne e ghiere degli archi) è rivolto a sottolineare la coerenza di tutto l'edificio.  La forte direzionalità della struttura basilicale è oggi sottolineata dalla luce, che proviene solo dalle grandi aperture della facciata e dalle finestre dell'abside, ma è probabile che all'origine questa situazione fosse attenuata dalla presenza di finestrature laterali (poi scomparse con la realizzazione delle cappelle).
L'apparato decorativo di epoca romanica è circoscritto nel corpo delle navate agli eleganti capitelli scolpiti, che sottolineano tutti gli snodi strutturali.  Sul secondo pilastro di sinistra vi è poi un affresco votivo fatto realizzare nel XIII secolo da Buonamico Taverna, in cui il donatore è ritratto come orante al di sotto della Madonna col Bambino e di Sant'Ambrogio.
Sotto la terza arcata a sinistra è una colonna (forse resto della basilica di fondazione ambrosiana) su cui è posto un serpente bronzeo, probabile opera bizantina, giunta a Milano - secondo la tradizione - nell'Xl secolo.  La colonna con la croce che le fa riscontro a destra è una ricostruzione ottocentesca di un manufatto documentato da testimonianze trecentesche.
Nella navata centrale, in corrispondenza della quinta campata sinistra, è collocato il monumentale ambone.  Venne ricostruito dopo i danni provocati dal crollo della volta attigua al tiburio nel 1196, sotto la direzione di Guglielmo da Pomo, riutilizzando in parte gli elementi già esistenti.
ambrogioL'ambone sfrutta come base un monumentale sarcofago di epoca romana, detto "di Stilicone"; intorno è una serie di colonnine antiche, di reimpiego, collegate tra loro da arcatelle decorate a bassorilievo con un repertorio di vegetazione stilizzata, animali fantastici e simboli vari; su uno spigolo è un espressivo telamone, che la tradizione identifica come l'eretico Ario, sconfitto da Ambrogio e condannato a reggere l'ambone.  La balaustra è formata da riquadri di marmo liscio, tranne che per la facciata rivolta verso il coro, dove è raffigurata l'Utima cena.  La fronte verso la navata è arricchita da due straordinarie figure metalliche di un'Aquila e di una Persona assisa in trono (interpretate come gli emblemi degli evangelisti Giovanni e Matteo oppure come raffigurazione simbolica della Resurrezione), riconosciute come opere dell'epoca di transizione tra Longobardi e Carolingi (VIII-IX secolo).
Resti di decorazione pittorica di epoca romanica sono nell'arcata che introduce all'abside minore sinistra, col come in quella che separa la navata centrale dalla minore sinistra.
Il centro simbolico della basilica è l'ultima campata della navata centrale, corrispondente al luogo dove vennero sepolti il vescovo Ambrogio e i martiri Gervaso e Protaso.  Questo settore della basilica venne sottolineato, a completamente dell'edificio romanico, da un tiburio, probabilmente ricostruito nel XII secolo in sostituzione di più limitato impegno costruttivo realizzato già nell'Xl secolo.  Sotto il tiburio, con cupola ottagona asimmetrica retta da pennacchi negli angoli, il punto locale della chiesa è segnato dal complesso formato dall'altare d'oro e dal ciborio.  L probabile che il ciborio, già esistente nella basilica paleocristiana, sia stato oggetto di una prima ristrutturazione per volere dell'arcivescovo Angilberto il (824-859) nel quadro di una generale risistemazione dell'area absidale.  Oggi, sopra le quattro colonne di porfido (reimpiego di materiali di epoca romana) si elevano quattro fastigi cuspidati, che recano decorazioni a stucco del X secolo, forse realizzate per intervento dell'arcivescovo Gotofredo.

Sulla faccia del ciborio rivolta alla navata è la scena della Traditio legis dove Cristo in trono consegna le chiavi a san Pietro e il libro a san Paolo; sulla facciata di destra un vescovo riceve l'omaggio di due personaggi maschili; composizione replicata su quella di sinistra, dove è la Vergine a ricevere l'omaggio di due donne; sulla quarta facciata, rivolta verso il coro, un vescovo con il modello del ciborio e un diacono vengono introdotti da Gervaso e Protaso ad Ambrogio.
Attualmente il ciborio si presenta allineato con l'asse principale della basilica, dopo che nei restauri ottocenteschi venne ruotato di circa 6°, cancellando così uno dei segni più evidenti di continuità con la precedente basilica paleocristiana.
Protetto dal ciborio è l’”altare d'oro”, capolavoro di oreficeria carolingia, certamente realizzato per iniziativa di Angilberto II. E’ costituito da un parallelepipedo rivestito sulle quattro facce verticali da lamine figurate: quella rivolta verso i fedeli è interamente d'oro, le altre sono argentee con alcuni elementi dorati, su tutte sono presenti cornici decorate con smalti e con pietre preziose.  L'altare è chiaramente frutto di un progetto unitario e la faccia posteriore, rivolta verso il clero, è firmata da Volvino (o Vuolvinio), che si autodefinì "magister phaber", il che potrebbe indicare sia il realizzatore materiale che l'ideatore del programma iconografico dell'altare.  Nell'opera sono state comunque individuate le tracce di diversi artefici, riguardo ai quali si discute anche della provenienza culturale (Volvino è nome di ascendenza germanica); tuttavia nei contributi più recenti si concorda su una loro formazione lombarda, per quanto aperta a svariate influenze.
La fronte verso la navata ha nel settore centrale una croce in cui stanno Cristo giudice, gli Apostoli e i Simboli degli Evangelisti; negli altri due settori sono dodici scene della Vita di Cristo, distribuite in una sequenza che comincia in basso a sinistra e finisce in alto a destra (gli ultimi tre episodi sono sostituzioni settecentesche).  Sui fianchi, in campi ripartiti da un disegno a losanga, sono figure di Angeli e di Santi: a destra Ambrogio, Gervaso, Protaso e Simpliciano; a sinistra Martino, Nazaro, Materno e Nabore.  La facciata posteriore è divisa in tre zone: quella centrale è costituita da sportelli da cui anticamente si poteva vedere la tomba del santo patrono; su di essi stanno quattro tondi, con gli Arcangeli Michele e Gabriele (sopra) e Ambrogio che incorona l'arcivescovo Angilbeno e l'artefice Volvino (sotto).  Negli altri due scomparti sono dodici episodi della Vita di sant'Ambrogio (anch'essi disposti con l'inizio in basso a sinistra).
La zona absidale attuale è frutto della sovrapposizione degli interventi romanici sulla struttura realizzata nel IX secolo, epoca a cui forse risale l'arco trionfale retto da due colonne (a meno che non sia addirittura un resto della chiesa paleocristiana).  Principale novità introdotta nell'XI secolo fu la cripta (poi in gran parte modificata intorno al 1730) che si apre verso la navata con una serie di arcate.  L'area presbiteriale era probabilmente circondata da un lungo sedile a scalea (il "synthronon") appoggiato alle pareti, in cui era integrata anche la cattedra vescovile (probabile riutilizzo di epoca altomedioevale di frammenti paleocristiani), che oggi è l'unico elemento rimasto dell'antico complesso, collocata tra i superstiti stalli lignei del coro quattrocentesco.
Sopra la nuda parete curvilinea dell'abside (da cui gli interventi ottocenteschi, in nome di una presunta essenzialità romanica, rimossero tutte le decorazioni presenti, compresi gli affreschi con la serie dei vescovi suffraganei di Milano e gli stucchi di epoca carolingia), il semicatino è impreziosito da un grande mosaico, tra i pochissimi sopravvissuti in Lombardia.  Si tratta di un'opera complessa ed enigmatica per la stratificazione di interventi che evidenzia.
Al centro sul trono è la figura di Cristo pantocratore, affiancato dai Martiti Gervaso e Protaso, sopra cui stanno in volo gli Arcangeli Michele e Gabriele; alla base del trono sono tre medaglioni con i busti dei Santi Marcellina, Satiro e Candida; nelle porzioni laterali sono due articolate architetture entro cui si svolgono due momenti della stessa scena: la partecipazione di Ambrogio, assopito durante la celebrazione della Messa (a destra), ai funerali del vescovo Martino a Tours (a sinistra).  La parte centrale che si staglia sul fondo aureo è identificabile come opera di derivazione tardobizantina ed è attribuita ai primi anni del XIII secolo, mentre le due porzioni laterali per le loro caratteristiche formali hanno fatto pensare a una derivazione da modelli altomedioevali o addirittura al rimontaggio di frammenti antichi.  A questa situazione già di per sé complessa si sovrapposero poi gli interventi di restauro e i rifacimenti in stile del XIX secolo, con la sostituzione (e la dispersione) di brani originali, nonché i gravi danni causati dal bombardamento del 1943 (la parte completamente rifatta dopo la seconda guerra mondiale è evidenziata da una sottile linea rossa che attraversa la figura di Cristo all'altezza delle ginocchia).
L'esterno della basilica può essere osservato percorrendo il giardino ubicato sul fianco sinistro del complesso e nel quale si incontra anche l'isolato reperto costituito dalla colonna romana detta "del demonio".
L'abside maggiore è caratterizzata dalla presenza di tre ampie finestre (ancora ispirate alle aperture degli edifici paleocristiani) e - a coronamento della parete curvilinea - dalla serie di fornici, spartiti dalle lesene in gruppi di tre.  La costruzione dell'abside, peraltro ripetutamente restaurata, è assegnata al IX secolo.  La sovrasta l'elegante tiburio su base ottagonale, che si staglia sul blocco compatto cene navate, in cui le falde della copertura delle navate minori e di quella maggiore hanno quasi la stessa altezza. il tiburio attuale è frutto di una ricostruzione in stile dei restauratori del XIX secolo che, rimuovendo le elaborazioni dell'epoca borromaica, intesero ritornare alle forme del XII secolo (a loro volta già sostitutive di una struttura più semplice dell'XI).  Il partito architettonico attuale si caratterizza per due ordini di gallerie e un coronamento di archetti intrecciati, ciò che evidenze il superamento delle forme romaniche più tradizionali.
Del complesso di edifici medioevali che circondavano la basilica di S. Ambrogio, rifatti su progetto bramantesco sia l'abbazia dei benedettini che la residenza dei canonici, resta ora solo l'oratorio di S.Sigismondo, conosciuto anche come S. Maria "fava graeca" (corruzione di "favens aegris", che cura i malati).  Di fondazione probabilmente anteriore all'XI secolo, venne più volte ristrutturato nel XV, XVII e XVIII secolo, ma conserva ancora sulle colonne del pronao capitelli di spoglio del IV secolo.

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Cosa vedere nelle vicinanze: 
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