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Chiesa di Sant'Angelo

  • Stefano Malvicini

chiesa-sant-angelo-milanoAll’angolo tra via Moscova e Corso di Porta Nuova, su quella piazzetta alberata e caratterizzata dalla fontana di S. Francesco, sorge uno dei migliori e meglio conservati edifici della Milano manierista, il complesso di Sant'Angelo.

Precisamente l’edificio sarebbe consacrato a Santa Maria degli Angeli, ma la cultura popolare milanese ha sempre voluto assegnare a questo luogo il nome abbreviato di S. Angelo. Con tale titolo esisteva già, in città, non distante dall’attuale, una chiesa del XIII secolo, che, nel ‘400, divenne sede dei Francescani minori. Nel 1551 il governatore Ferrante Gonzaga fece distruggere il complesso per l’erezione delle mura e dei bastioni (gli attuali Bastioni di Porta Nuova), ma ordinò la costruzione di una nuova chiesa, in sostituzione della precedente, affidandone il progetto al suo architetto di fiducia, il fiorentino Domenico Giunti, che iniziò i lavori l’anno successivo. Condotto a termine in breve tempo, l’edificio divenne un pantheon gentilizio milanese per tutto il XVII e il XVIII secolo, ma il convento fu soppresso nel 1810 per decreto napoleonico. I frati francescani riuscirono a rientrare nella sede solo nel 1922, ma il monastero, in origine sviluppato su tre chiostri, con cicli di affreschi del Procaccini e del Morazzone, ormai in stato degradato, fu abbattuto e, nel 1938, ricostruito in forme razionaliste da Giovanni Muzio.

La facciata su piazza S. Angelo, di inizio ‘600, è scenografica e si presenta suddivisa in due ordini, a colonne tuscaniche quello inferiore e a lesene ioniche quello superiore. L’ordine inferiore si compone di quattro colonne che sostengono un cornicione aggettante e tra le quali si aprono tre portali ad architrave piatta. Entro nicchie a timpano ricurvo si possono vedere statue di santi francescani e, sopra il portale maggiore, un bassorilievo raffigurante S. Michele che sconfigge il diavolo, opera di Marcantonio Prestinari. Sue sono anche le statue di santi sul cornicione, che raccordano l’ordine inferiore a quello superiore, caratterizzato da tre finestre sormontate da timpani spezzati, simili a quelli dell’Alessi a Palazzo Marino, entro i quali, in nicchie, sono la statua della Madonna (finestra centrale) e due busti di monache (finestre laterali), pure del Prestinari. Due volute terminanti in altre statue collegano il corpo centrale alle navate laterali, mentre la facciata termina in un timpano su cui si vedono statue di angeli, anch’esse del Prestinari. Tanta è la ricchezza della facciata, tanto è sobrio il fianco su via Moscova, su cui spicca lo snello campanile a cella a serliana con oculi sommitali.

L’interno è a croce latina, a T, secondo lo schema delle chiese francescane (si veda, per esempio, S. Croce a Firenze). La navata è unica, con volta a botte, e un monumentale arco la separa dal transetto e dal presbiterio absidato. Diciannove cappelle gentilizie (otto per lato più tre nel transetto) testimoniano ancora oggi la fama di pantheon della chiesa. S. Angelo può essere definita come un’autentica pinacoteca di pittura milanese dal XV al XVIII secolo.

Nella prima cappella destra si trova una copia del Martirio di S. Caterina d’Alessandria di Gaudenzio Ferrari (1540), in origine collocata su questo altare e oggi a Brera a seguito delle spoliazioni napoleoniche. Seguono, nelle cappelle successive, tele e affreschi di Camillo Procaccini (nella quarta) e dei Fiammenghini (nella terza), artisti di fine ‘5 – inizio ‘600. L’arco trionfale è un capolavoro di pittura di inizio ‘700, ed è opera di Stefano Maria Legnani, che vi raffigurò l’Assunzione di Maria secondo una dinamica totalmente barocca, più teatrale che sacra, ispirandosi a quelle macchine decorative che sicuramente vide durante il suo soggiorno giovanile a Roma. Il transetto presenta due monumenti funebri di un certo spessore storico – artistico:  nel sinistro quello del vescovo Pier Giacomo Malombra (1573), opera di Annibale Fontana, e nel destro quello quattrocentesco di Beatrice Casati (1499), di Agostino Busti, detto il Bambaia, uno dei massimi scultori del Rinascimento lombardo. Nella contigua sagrestia settecentesca vi sono tele dei Procaccini e di Simone Peterzano, sempre di fine ‘500 – inizio ‘600. Il presbiterio presenta un sontuoso altar maggiore in pietre dure di Giambattista Dominioni (1708), un coro ligneo rinascimentale con motivi decorativi vegetali, affreschi del genovese Simone Barabino e un ciclo di tele sulla vita di Cristo di Camillo Procaccini, a cui si deve anche l’Assunzione affrescata sulla volta. Nelle otto cappelle di sinistra, infine, si segnalano tele e affreschi di nuovo del Procaccini e dei Fiammenghini, anche se spiccano soprattutto opere settecentesche, come la sesta cappella, con affreschi di Federico Ferrari e finte architetture di Antonio Agrati, o ancor di più il capolavoro barocchetto della quinta cappella, del 1720 circa, con la statua di S. Giacomo di Giuseppe Rusnati affiancata da due grandi tele del Legnanino e incorniciata da affreschi di Giambattista Sassi alle figure e Francesco Castelli alle finte architetture ornate da fiori secondo il gusto del tempo. Completa l’antologia pittorica settecentesca, nella quarta cappella, la tela con i santi Francesco Salano, Giacomo della Marca e Agata, di Pietro Maggi (1713).

Stefano Malvicini

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