Chiesa di Santa Maria della Passione

santa-maria-passione-milanoSull’angolo tra le vie Conservatorio e Bellini, preceduta da un piccolo sagrato, sorge Santa Maria della Passione, uno dei templi più venerati dalla spiritualità milanese ma anche pinacoteca del Cinquecento meneghino.

La chiesa sorse per volontà del cardinale Daniele Birago, uno dei prelati più in vista della Milano sforzesca, che poi divenne anche vescovo della città greca di Mitilene. Il Birago concesse quest’area ai Canonici Lateranensi che, per la loro ascesa, necessitavano di una sede centrale in città oltre alle chiese nei sobborghi (Casoretto e Crescenzago) che già possedevano.

Nel 1486 si iniziarono a scavare le fondamenta dell’edificio: l’architetto fu il lodigiano Giovanni Battagio, che ideò una struttura a croce greca impostata su una grande cupola, sul modello delle coeve soluzioni proposte da Bramante per S. Pietro in Vaticano. La cupola fu a lungo attribuita a Cristoforo Solari, ma gli studi l’hanno poi assegnata a Cristoforo Lombardo, che la innalzò nel 1530.

Dal 1573, in piena Controriforma, l’arcivescovo Carlo Borromeo affidò a Martino Bassi la creazione di un piedicroce a tre navate, pensato come prosecuzione scenografica e prospettica del vano rinascimentale. Ultimo atto fu la creazione della facciata barocca, iniziata nel 1692 e terminata nel 1729, su progetto del gallaratese Giuseppe Rusnati, scultore qui nell’insolita (e unica) veste di architetto.

La facciata, appositamente concepita bassa dal Rusnati per consentire la visione della cupola, è tripartita secondo lo schema delle navate, e sui tre pilastri che ne determinano la suddivisione, un tempo sormontati da statue, si trovano rilievi scultorei raffiguranti la Flagellazione, la Deposizione e l’Incoronazione di spine. La finestra centrale è un ellisse posto in orizzontale ed è ispirato più a modelli piemontesi (Guarini) e liguri piuttosto che al barocco lombardo. L’elemento più in vista dell’edificio è la splendida cupola del Lombardo: per godere di una visione ottimale, basta piazzarsi all’angolo tra le vie Passione e Visconti di Modrone, da dove si può notare l’impatto scenografico della struttura. Essa è alta quasi 50 metri e si presenta con un tamburo a due ordini, toscano e ionico, mentre le semicolonne abbinate sugli spigoli racchiudono alternativamente nicchie e finestre, secondo uno schema che ha i suoi precedenti nell’architettura di Bramante e Cesariano.

L’interno è solenne e monumentale, a tre navate e volta a botte, oltre la quale spicca lo scenografico vano della cupola e del profondo presbiterio. Le cappelle sono sei per lato. Notevole è la collezione di dipinti e affreschi (in parte provenienti da chiese scomparse della zona) custodita nella chiesa, che è forse considerabile come la pinacoteca del ‘500 milanese. Nella navata mediana si trovano tele ottagonali seicentesche situate ai piedi dei pilastri che raffigurano santi, beati e personaggi illustri dei Canonici Lateranensi, a mezzobusto, opera di Daniele Crespi e allievi. Nella seconda cappella destra si trova una Trinità con S. Gaetano da Thiene che bacia il Crocifisso, attribuito al veronese Giovanni Francesco Caroto, seguace del Mantegna, nella quinta, un pregevole affresco di fine XV secolo proveniente da una chiesa preesistente sull’area dell’attuale, e nella sesta un affresco attribuito al Bramantino proveniente dalla chiesa di S. Maria di Caravaggio in Monforte.

Il vano della cupola è un capolavoro di architettura sacra rinascimentale: la struttura poggia su otto arcate, quattro delle quali cancellate dal Bassi per la creazione delle navate. Le restanti quattro corrispondono ai bracci della croce greca concepita da Battagio. Agli angoli del vano ottagonale, alte semicolonne sostengono la trabeazione, il tamburo e il catino, che reca una decorazione di fine ‘500, attribuita a Panfilo Nuvolone. Molto interessanti sono le iscrizioni latine, i bisticci e i giochi di parole incisi sulle lapidi in marmo nero alle basi delle semicolonne, dettati dall’umanista Celso Dugnani nel 1593. Sopra di esse si trova una serie di grandi tele seicentesche, in parte di Daniele Crespi, raffiguranti scene delle Passione di Cristo. Sotto l’organo di destra, sorge il monumento funebre di Daniele e Francesco Birago, opera di Andrea Fusina (1495), composto di due arche sovrapposte. Nel transetto destro si trova una Deposizione tra i santi Ambrogio e Agostino, attribuita a Bernardino Luini (1480/90 – 1532), già sull’altar maggiore, sovrastata da affreschi di fine XVI secolo, del cremasco Carlo Urbino. L’odierno altar maggiore è barocco, con tabernacolo a forma di tempietto con medaglioni di onice dipinti dai maestri del ‘600 milanese. Ai lati dell’altare sono due tele di inizio XVII secolo, di Giovanni Ambrogio Figino e del bergamasco Enea Salmeggia, mentre la decorazione della volta del presbiterio e del catino absidale sono leggermente posteriori, a opera di Panfilo Nuvolone. Nel transetto sinistro è visibile l’Ultima Cena, capolavoro di inizio XV secolo di Gaudenzio Ferrari, accanto a una Crocifissione del manierista cremonese Giulio Campi. Nella navata sinistra si trovano molte opere di Simone Peterzano, il maestro del giovane Caravaggio, del Procaccini e del Salmeggia, anche se, a spiccare, è il Digiuno di S. Carlo, capolavoro di Daniele Crespi, che esprime tutta la drammaticità del ‘600, raffigurando il vescovo con gli occhi gonfi dalle lacrime e dalla fame, esattamente come i popolani dell’epoca.

Due curiosità, in conclusione: S. Maria della Passione ha una grande tradizione musicale e per questo fu anche concepita la struttura del Bassi. Degni di nota sono i due organi posti ai lati dell’arcone del presbiterio. Quello destro, del 1558, è di Gian Giacomo Antegnati, con ante dipinte dall’Urbino, mentre il sinistro è del 1610 e fu costruito dal Vavassori, organaro che realizzò anche il primo strumento del Duomo, con ante del Crespi, tra i suoi capolavori. I due organi, con casse dorate e intagliate, sono concepiti come dialoganti e, per questo motivo, la chiesa è sede di concerti per organo a quattro mani.

Sono anche da segnalare le dimensioni della chiesa: Santa Maria della Passione è, dopo il Duomo, la più grande chiesa della città, ma non della diocesi, visto che, per grandezza, è superata dalla basilica di S. Martino a Magenta.

 

Stefano Malvicini        

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