Il Liberty a Milano: il centro storico

BroggiFaccio una piccola premessa a quanto scriverò. Questo sarà una specie di “reportage” sull’architettura che a Milano, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, ha cambiato la fisionomia della città, ovvero il liberty, la variante italiana dell’art nouveau francese o dello jugendstil austro – tedesco.

Milano, come Torino e Genova, grazie alla committenza della nuova borghesia industriale, è la città in cui questo stile ha avuto il maggiore sviluppo in Italia. Il mio viaggio sarà diviso in zone, proprio perché questo stile si è espanso a macchia d’olio dai quartieri centrali alla periferia, partendo dai grandi edifici direzionali del centro storico per arrivare ai quartieri residenziali appena fuori dai bastioni e agli stabilimenti industriali di periferia. Per tale motivo trovo giusto partire dal punto in cui questa diffusione ha avuto inizio, il centro storico.

Milano, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, conobbe grandi trasformazioni urbanistiche riguardanti soprattutto la zona della città ruotante intorno al centro religioso (il Duomo), quello civile (Piazza Mercanti e il Castello Sforzesco) e quello culturale (il Teatro Alla Scala). Innanzitutto il Comune, che in quegli anni abbandonò la vecchia sede del Broletto per trasferirsi a Palazzo Marino, rinnovato da Luca Beltrami che ne fece anche erigere la nuova facciata, fece demolire il tessuto di case che occupava l’intera area intorno al Duomo, il cosiddetto Bottonuto, e anche dietro l’abside della Cattedrale fece spianare per dare spazio alla Corsia dei Servi, oggi Corso Vittorio Emanuele: dall’abbattimento del Bottonuto, Piero Portaluppi realizzò l’odierna Piazza Duomo per dare un degno sfondo alla facciata della grande chiesa. Nell’area alle spalle di piazza Mercanti, inoltre, il cosiddetto Cordusio, furono abbattute altre case e la chiesa di S. Maria Segreta, per realizzare una nuova piazza scenograficamente in asse con il castello, motivo per cui fu aperta Via Dante: così nacque, nel 1889, Piazza Cordusio. Anche il tempio della lirica, la Scala, doveva avere una nuova cornice scenografica, e per questo Luca Beltrami realizzò l’odierna Piazza Scala, inquadrando la fronte del Piermarini con la nuova ala di Palazzo Marino e con i due palazzi eclettici ai lati. Per consentire un passaggio più rapido alla neonata Piazza Duomo, fu aperta, su progetto di Giuseppe Mengoni, la Galleria Vittorio Emanuele, di sapore neorinascimentale.Meroni

In questo contesto di rifacimenti urbanistici, l’architettura eclettica e il primo liberty trovarono terreno fertile, partendo proprio da quell’area che doveva essere, per antonomasia, monumentale e scenografica, come Piazza Cordusio, che divenne subito il cuore economico della città, con l’erezione dei palazzi della Borsa, poi spostata in Piazza Affari nel 1931, e di banche e assicurazioni. Furono Luigi Broggi e Luca Beltrami i due architetti che realizzarono il nuovo profilo architettonico della piazza. Del primo sono il palazzo oggi Unicredit, dall’aria vagamente seicentesca nel taglio della finestra centrale con timpano ricurvo aperto, l’ex Borsa, oggi sede delle Poste, dal monumentale ingresso sovrastato da due statue che ricordano lo stile di Michelangelo, raffiguranti Commercio e Comunicazioni l’uno e Libertà e Industria l’altro, ma soprattutto il palazzo d’angolo tra Via Dante e Via Meravigli, concepito come sua abitazione e per la cui costruzione fu aiutato da quello che, forse, sarebbe divenuto il più noto architetto milanese liberty, ovvero Giuseppe Sommaruga. Il palazzo, a guardarlo dalla piazza, ricorda molto l’architettura parigina che, in quegli anni, grazie all’urbanistica del barone Raoul Hausmann, aveva grande riflesso nella capitale francese, specie nel tetto con due piani di mansarde. Il corpo presenta un piano rialzato sopra i negozi tra le cui finestre grandiosi telamoni, dall’aria cupa e michelangiolesca, guardano i passanti e reggono la balconata del piano nobile, caratterizzato da finestre a timpani ricurvi che si ripetono anche sui piani superiori, tra una profusione di elementi decorativi floreali e leonini. Del Beltrami, invece, è il sontuoso palazzo Venezia, ora delle Assicurazioni Generali, il cui colpo d’occhio è dato dalla nicchia centrale con mosaico di scuola veneziana raffigurante la Previdenza, e dalla cupoletta ornamentale che sovrasta la fronte, alla cui base è un bassorilievo con il Leone di S. Marco.

Piazza Cordusio è un capolavoro di eclettismo fin de siecle, ma anche il liberty ha il suo peso nel centro storico. Molti edifici hanno una struttura liberty, e per questo motivo citerò alcuni palazzi degni di nota. Un esempio di puro liberty è dato dalla splendida Casa Ferrario, del 1903, in Via Spadari 3/5,  opera di Ernesto Pirovano, in cui la semplicità decorativa è resa più ricca dai ferri battuti dei balconi, del toscano Alessandro Mazzucotelli, che creò, in ferro una struttura intesa come una grande balconata sostenuta da colonnine che occupasse la quasi totalità della facciata. Notevole è anche la facciata dell’attuale sede della Reale Mutua Assicurazioni, in Piazza Liberty, oggi incorporata, dal 1956, in un palazzo razionalista. In origine la facciata apparteneva all’Hotel del Corso, sulla vecchia Corsia dei Servi, ma con le distruzioni belliche, questo capolavoro liberty, opera del 1902 – 4, degli architetti Cattaneo e Santamaria, fu smembrato e “rimontato” nell’attuale piazza. Sei grandiose protomi sostengono un’unica grande balconata sul piano nobile, mentre alte lesene scandiscono il piano della facciata, fino al piano più alto: qui tre coppie di putti inquadrano finestroni semicircolari “in stile termale”, elemento di derivazione romana, ma qui ben integrato in un tessuto decorativo, con mostri e ornamenti floreali alla francese. Meritano attenzione, infine, anche la neobarocca casa Tosi, del 1909, in Via Senato 28, e, dall’altra parte del centro, il palazzo Meroni, del 1914, in Piazza Missori, sull’angolo dei Corsi Italia e di Porta Romana. Questo, opera di Cesare Penati, è un monumentale edificio alla francese, dalla fronte sulla piazza caratterizzata da lesene terminanti in festoni, con una copertura a cupola e con due languide figure maschili sulle ogive della balconata, così come di ricordo parigino sono i putti che circondano gli oculi delle mansarde.

 

 

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