Il Pio Albergo Trivulzio

pio albergo trivulzioQuesta volta voglio parlarvi del Pio Albergo Trivulzio, conosciuto dai milanesi come “la Baggina”. Questa istituzione milanese la dobbiamo al principe Antonio Tolomeo Trivulzio che, profondamente impressionato nel vedere, in una città come Milano, la condizione di estrema povertà in cui molti, soprattutto invalidi, erano costretti a vivere, nel 1771 aprì il “Pio Albergo Trivulzio”.

Il principe lasciò scritto nel testamento, che alla sua morte, che avvenne nel 1767, erede universale fosse “ L’Albergo dei Poveri”, che dovrà trovare sistemazione presso il suo palazzo di abitazione. Non trascorse molto tempo dall’apertura del Trivulzio, che gli ospiti avevano già raggiunto le cento unità, arrivando, in un ventennio, a più di quattrocento. Riforme ecclesiastiche e dei governi austriaci fecero si che altre realtà, che avevano finalità caritatevoli e d’assistenza, dovettero aggregarsi, fu così che al Pio Albergo Trivulzio si unì nel 1772 l’Opera Pia Sertoria; nel 1786 il vecchio Ospedale dei Vecchi, sito in Porta Vercellina; l’anno seguente fu la volta del Luogo Pio Pertusati di Pavia. Arriviamo così all’anno 1807 quando il Trivulzio si trovò unito agli Istituti dei Martinitt e delle Stelline.

All’inizio i ricoverati erano per lo più persone invalide, ma verso il finire dell’ottocento, la tipologia assunse sempre più quella degli anziani, dando così al Pio Albergo la connotazione di ospizio. Con inizio 1900, i ricoverati avevano raggiunto una presenza ragguardevole, ben più di milleduecento unità. Necessitava, a quel punto, trovare una nuova più ampia sede. Residenza che fu trovata, nel 1910, su una via che portava nel quartiere di Baggio, da cui poi il soprannome all’Istituto di Baggina. Sulle ultime vicissitudini giudiziarie che hanno coinvolto dirigenti del Pio Albergo, preferisco non entrare nel merito, anche perché non è lo scopo dell’articolo, mi limito a costatare la sconfitta umana, il regresso morale e sociale di chi ha ceduto al richiamo del proprio esclusivo interesse ignorando i bisogni del proprio prossimo. Un ringraziamento invece a tutti coloro, dirigenti, medici, assistenti, volontari, che ogni giorno si prodigano per alleviare le sofferenze dei degenti del Pio Albergo.

Quante anime saranno passate da quel lontano 1771? Sicuramente migliaia. Mia nonna è stata una di queste anime, che ha condiviso con tante altre, attimi di gioia e momenti di tristezza e solitudine. L’intuizione del principe Tolomeo Trivulzio è nata da una costatazione che si basava sulla Carità, intesa in senso cristiano, di aiutare chi è più debole; facciamo in modo che questa solidarietà sia sempre più presente nella nostra società così detta tecnologica, senza aspettare che sia una calamità naturale a farci riscoprire la fratellanza che tutti ci accumuna. Adesso diamo spazio ad alcune curiosità. Nel Natale 2010 il Pio Albergo ha celebrato il centenario dell’attuale sede. Nel periodo 2008/2010, l’Istituto poteva contare ventiquattro ultracentenari, con un’età che andava dai cento ai cento nove anni. Ciro Fontana, commediografo e poeta, ha scritto la poesia “Sabet gras a la Baggina”. Apostrofare, nel gergo milanese, una persona dandogli del Baggina, era attribuirgli dello sciocco, del vecchio ormai incapace. Milano, ancora una volta, nel bene e nel male, sa essere una città protagonista.

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