La Ca' Granda a Milano

universita-stataleQuesta volta vi voglio parlare di un altro pezzo di storia della nostra bella Milano, la Ca’ Granda appunto. Questa costruzione è ubicata in Via Festa del Perdono, dal 1958 è sede dell’Università degli Studi di Milano, mentre nel passato era sede dell’Ospedale Maggiore di Milano, e lo è stata sino al 1939, quando tutti i degenti e le maestranze furono trasferiti nel nuovo Ospedale Maggiore di Niguarda.

Nei pressi sorge la basilica di San Nazaro in Brolo o Maggiore, fatta erigere da Sant’Ambrogio nel IV secolo. L’idea di questa costruzione fu del Duca di Milano, Francesco Sforza, il quale decise di riunire tutti i malati in un’unica grande struttura. Per edificare quest’opera, uno dei primi edifici rinascimentali della città, chiamò a Milano, su raccomandazione di Cosimo I de’ Medici, l’architetto toscano Antonio di Pietro Averulino detto il Filarete. Il 12 aprile del 1456 fu posata la prima pietra e iniziarono i lavori, cantiere che il Filarete lasciò incompleto perché rientrò a Firenze.

I lavori furono affidati a Guiniforte Solari, architetto e ingegnere capo del Ducato di Milano nel XV secolo, e a un suo allievo e genero Antonio Amadeo, realizzando sì il progetto del Filarete, ma con modifiche per adeguarlo al gusto tardo gotico lombardo. Nel 1472, non ancora ultimato, si decise di aprire l’ospedale accogliendo i primi degenti e maestranze, anche perché i lavori furono completati solo nel 1805. Purtroppo durante la sciagurata seconda guerra mondiale, anche la Ca’ Granda non fu esente dai bombardamenti che la minarono piuttosto seriamente nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1943. A guerra terminata si diede avvio alla sua ricostruzione, recuperando il più possibile dalle macerie, riuscendo così a ridare ai milanesi una rinnovata e bella Ca’ Granda. Sulla facciata principale, di origine barocca, posti al fianco del portone principale, vi sono le statue di Sant’Ambrogio e San Carlo, santi che hanno dato lustro alla città meneghina, mentre al piano superiore si vede quella dell’Annunciata, giacché l’ospedale era a Lei dedicato. Sotto la chiesa si trova cui la cripta, usata per seppellire i morti dell’ospedale e i corpi dei caduti nelle Cinque Giornate di Milano.

Sulla via che oggi si chiama Francesco Sforza, vi era la parte posteriore delle mura, che dava sulla cerchia dei Navigli, dove un piccolo porticciolo permetteva l’attracco all’ospedale che, tramite la Porta della Meraviglia, accedeva al ponte che portava all’antico cimitero, oggi chiamata Rotonda della BesanaLa Ca’ Granda vanta anche un notevole patrimonio di opere artistiche, la cui raccolta è iniziata nel XVI secolo e continuata sino a oggi. Moltissime le opere pittoriche che offrono all’esame di chi le osserva, un interessante spaccato della moda e del costume lombardo nei secoli. Cospicui furono i lasciti testamentari e le donazioni di personaggi illustri, quali ad esempio il cardinale Carlo Borromeo. I soggetti più rappresentati nei dipinti sono indubbiamente quelli a soggetto sacro, come quelli del Guercino, di Bernardo Strozzi, di Moretto da Brescia e di moltissimi altri. Numerose sono anche le sculture presenti, di artisti come SolariPisano. Un’attenzione particolare meritano le pergamene miniate di epoca viscontea o sforzesca, con i diversi stili calligrafici succedutisi nel tempo. Altra esposizione molto interessante è quella legata alla “spezieria”, la farmacia dell’epoca per intenderci, con una raccolta di antichi vasi decorati, di vetuste ricette stilate su pergamena, di mortai cesellati in bronzo. Una chicca è rappresentata dalla donazione fatta dall’egittologo Carlo Busca, che donò una preziosa mummia dello scriba Ptahmose, ora custodita al Castello Sforzesco, e un libro dei morti trovato nel sarcofago.

Nel 1927 si avanzò l’idea di creare uno stemma dell’Ospedale, il compito fu affidato all’architetto e progettista Gio Ponti, il quale concepì un gonfalone dove, su un lato campeggia l’insegna della Cà Granda, circondata da scudi rappresentanti la storia dell’arte, e sormontata dall’arma del Comune di Milano. Una rappresentazione dell’Annunciata appare invece sul lato opposto.  
Spero, con quest’articolo, di aver incuriosito il lettore, e, se così è, non gli rimane che dedicare una visita, l’entrata è anche gratuita, a quest’ospedale divenuto università.

Il Barbapedana

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