Le Colonne Votive a Milano

La peste è stata nei secoli scorsi un flagello non indifferente, e Milano purtroppo ne fu colpita più volte, come del resto moltissime altre città di tutta Europa: la prima nel 1574 chiamata la “peste di San Carlo” che comparve nel 1574 in Trentino e si diffuse anche a Milano nel 1576 anche a causa dei continui spostamenti dei pellegrini per il Giubileo indetto per quell'anno.

A Milano provocò la morte di oltre 18.000 persone, pari a 1/10 della popolazione ed ebbe un impatto devastante anche a Venezia ed a Mantova; l'altra nel 1630, dove morirono 150.000 persone pari a 1/3 della popolazione ed è quella ricordata da Alessandro Manzoni che la richiamò sia nel romanzo “I promessi sposi” che nel saggio “La colonna infame”.

Le colonne votive sono colonne sulla cui sommità posta la statua generalmente di un santo, e la funzione è quella di esprimere un voto, cioè una promessa a Dio ("ex voto suscepto" cioè per voto fatto). L'uso delle colonne, soprattutto quelle votive, era molto diffuso a Milano e se ne contavano decine; non molte sono giunte fino a noi, ma quelle rimaste sono una testimonianza di un passato molto ricco di storia.

colonna del verziereLa colonna del Verziere, in Largo Augusto, fu eretta nel 1580 affinchè cessasse l'epidemia di peste e la sua base venne usata anche come altare per la celebrazione delle messe, a beneficio anche degli ammalati che potevano così assistere alle funzioni religiose.

La statua del cristo redentorestatua del Cristo Redentore posta alla sommità della colonna venne però collocata quasi un secolo dopo, nel 1673. L'opera, realizzata da Giuseppe e Gian Battista Vismara, fu disegnata da Francesco Maria Richini, architetto al quale Milano deve molta gratitudine sia per il numero di opere lasciate ma soprattutto per il loro valore:tra le più significative: il palazzo Litta in corso Magenta e il Collegio dei Gesuiti, oggi Pinacoteca di Brera. Nel 1860, all'alba del Regno d'Italia, alla colonna viene affidato il compito di ricordare i caduti durante le cinque giornate del 1848 (18 - 22 marzo). I loro nomi sono difatti incisi sui lati del basamento della colonna e tuttora visibili, nonostante nel 1895 venne inaugurato il monumento alle Cinque Giornate di Giuseppe Grandi a Porta Vittoria.

colonna s. eufemiaColonna in Piazza Sant'Eufemia sorretta da 4 cherubini. Venne edificata nel 1581 da Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, che fu anche l'autore del San Carlone di Arona. Era stata dedicata dallo stesso Carlo Borromeo al Redentore e scampò alle "grinfie" del Pollak solo perchè ne fu ridotto l'ingombro con l'eliminazione della mensa dell'altare. Cambiò nome quando lo scultore, Pietro Lasagni, vi aggiunse la statua di Sant'Elena a cui è tuttora dedicata la colonna.

Pilastro sormontato dal monumento in granito di Sant'Omobono, protettore dei sarti e dei mercanti, eretto in Piazza San Nazaro in Brolo. Pollak definì questo pilastro come "baroccato pilastro con un'insulsa statua". Il pilastro si salvò solo per miracolo e da allora se ne sta quasi nascosto dietro una rivendita di giornali.

Dedicato a San Carlo ora in Piazza Borromeo ma in origine eretto al Carrobbio. Sulla sua sommità nel 1786 venne posta la statua in bronzo del Santo eseguita dallo scultore  Dionigi Bussola.

Strano monumento a San Pietro martire in Piazza Sant'Eustorgio, di fianco alla Basilica. Oltre alla suggestione del coltellaccio di ferro infilato nel cranio della statua - il dominicano fu ucciso nel 1252 in un'imboscata perchè esponente dell'Inquisizione - la colonna indica il luogo dove San Barnaba avrebbe battezzato i primi credenti di Milano coadiuvato da Antalone, primo vescovo meneghino.

Il piedistallo in stile tardo-barocco dedicato a San Lazzaro  in Piazza Vetra, fu eretto nel luogo in cui era allestita la forca; la sua manutenzione, compresa la sostituzione della vecchia croce avvenuta nel 1728, fu curata per secoli dalla "Confraternita dei conforti ai condannati". Venne completata nel 1633 per volere del conte Carlo Francesco Serbelloni.

statua di santa maddalenaAl bivio per la strada che portava a Baggio si trovava e si trova tuttora una colonna votiva sopravvissuta miracolosamente in una Milano che divora e consuma tutto. La colonna è dedicata a Santa Maddalena, una delle crocette fatte erigere da San Carlo Borromeo a ringraziamento per la cessazione della peste del 1576-77. Una volta faceva parte del quartiere della Maddalena, oggi invece si identifica più facilmente con De Angeli, Marghera, Baggina e Piemonte/Washington, nomi di piazze e vie che col tempo si sono formate prendendo il sopravvento.

leone san babilaSul sagrato della Chiesa di San Babila sorge la Colonna del Leone, in stile dorico con lo stemma del vecchio quartiere. La leggenda vuole che questo leone sia il bottino di guerra di un fallito tentativo di conquista di Milano da parte dei veneziani. In realtà parrebbe trattarsi dell'antico sestiere di Porta Orientale, una delle sei circoscrizioni in cui all'epoca comunale era suddivisa la città che veniva rappresentata da un leone nero in campo bianco. La colonna, a capitello toscano, è rivestita di bugne e si innalza su di un piedistallo che reca superiormente una decorazione scolpita, ove appaiono le insegne dei Serbelloni: la potente famiglia milanese che nella prima metà del Seicento provvide ad innalzare l'attuale colonna, in sostituzione del precedente e basso sostegno a forma di croce che reggeva il leone romanico.

Laura Nicoli

 

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