Palazzo Porro Lambertenghi - Milano

In perfetto stile neoclassico e realizzato su progetto di Luigi Canonica a inizio Ottocento, il palazzo collocato in Via Monte di Pietà 15 è un edificio particolarmente famoso a Milano per diversi aneddoti.

Nel 1818, grazie a una particolare apparecchiatura (per cui Silvio Pellico aveva tradotto in italiano il "trattato pratico sopra il gas illuminante" di Friedrich Accum) importata da Luigi Porro Lambertenghi, il palazzo è famoso per essere stato il primo in città ad essere illuminato a gas. Si trattò di una sperimentazione, parte di un progetto più vasto pensato da Porro-Lambertenghi che vi scrisse un trattato sull'applicazione del vapore nella nascente industria, e che avrebbe dovuto trovare applicazione su vasta scala a Milano, in modo da garantire un vero e proprio servizio pubblico; ciò purtroppo non fu possibile poichè il progetto venne stroncato dalle autorità austriache.

Nello stesso anno e nello stesso edificio, luogo di ritrovo della cerchia di intellettuali e pensatori del tempo, tra i quali Silvio Pellico e Confalonieri, fu redatta la prima copia del Il Conciliatore. Facevano parte della cerchia dei frequentatori del Palazzo anche Lord Byron,  Berchet Thorvaldsen; a partire dal 1819 la casa divenne anche sede della scuola di Sant'Agostino istituita al fine di alfabetizzazione delle masse nella speranza di un "possibile risveglio di una coscienza nazionale".

Data l'epoca e le idee, questo forte attivismo politico da parte del marchese non era visto di buon occhio e, nonostante si trattasse di un personaggio famoso per le sue iniziative, per le opere umanitarie e patriottiche, riuscì ad abitare nel palazzo fino a prima di andare in esilio per sottrarsi ai processi politici del 1921 che lo condannarono a morte, e che avevano previsto l'arresto nel 1920 dell'amico Silvio Pellico, come ricordato ancora oggi da una lapide collocata sulla facciata di ingresso.

Il palazzo venne danneggiato lievemente nel corso dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ma subito restaurato al termine del conflitto. Architettonicamente si sviluppa su quattro piani, dei quali il pian terreno si caratterizza per l’avere un rivestimento a bugnato di granito rosa. Presenta una facciata regolare, una buona distribuzione degli appartamenti e si racconta in alcuni testi che vi era un bellissimo giardino corredato di alcune serre. Presente anche una collezione di vasi Etruschi, e alcuni quadri di celebri autori. All'interno è presente un portico con doppio colonnato, nel cui cortile Porro Lambertenghi fece erigere un monumento dedicato alla sua defunta moglie, una scultura con particolari creati a bassorilievo realizzato dal Thorvaldsen.

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