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San Maurizio al Monastero maggiore: la Sistina a Milano

san-maurizio-momastero-maggioreLA SISTINA E’ (ANCHE) A MILANO!

Tappa obbligatoria di qualsiasi itinerario turistico milanese e forse ancora troppo poco conosciuta dai cittadini stessi, la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, in Corso Magenta, vi incanterà e certo vi rammaricherete per non averla visitata prima!

Resterete ammaliati dallo splendore di questo vero e proprio scrigno dell’arte lombarda cinquecentesca e vi sbagliate se ritenete la definizione di “Cappella Sistina” lombarda un’esagerazione degna di uno specchietto per le allodole.

L’edificazione della chiesa, affidata a Gian Giacomo Dolcebuono ebbe inizio nei primi anni del sedicesimo secolo, mentre il monastero femminile benedettino che vanta radici antiche (forse longobarde, all’epoca dell’ultimo re Desiderio), è stato soppresso nel 1798.

Attraversando la soglia di un’anonima facciata in pietra grigia di Ornavasso vi lascerete alle spalle il chiasso e il grigio della laboriosa Milano ed entrerete in una dimensione di quiete e bellezza che unita allo spazio angusto del luogo probabilmente alimenterà quel senso di vertigine e quelle “sensazioni celesti” che Stendhal provò a Santa Croce! La chiesa consta di una piccola aula unica, dove l’architettura sposa felicemente una decorazione pittorica che invade ogni spazio: dalla volte a botte, al tramezzo, ai matronei, alle cappelle laterali per poi ripetersi anche sulle mura dell’aula delle monache. Il modo migliore per osservare gli affreschi è certamente quello di sedersi su una delle panche e volgere lo sguardo all’insù, a destra e a sinistra finchè non sarete sazi di ammirare i dipinti di Bernardino Luini sul tramezzo accanto all’ Adorazione dei Magi di Antonio Campi, oppure i brani del Peterzano, maestro milanese del Merisi, e ancora gli affreschi che rivestono completamente le cappelle laterali come quella della Deposizione o della Resurrezione.

Ma l’incanto prosegue nella volta dell’aula delle monache occupata da un cielo stellato con Dio Padre entro un clipeo fiancheggiato da Evangelisti e angeli e ad impreziosire ulteriormente l’arredo della chiesa: l’Antegnati, il più antico organo milanese.

Come tutti i tesori artistici che sono testimonianze di identità culturale attraverso i secoli, anche San Maurizio ha diritto a un’accurata tutela e valorizzazione. Per questo non possono che esser accolte con grande entusiasmo le notizie che in questi ultimi anni hanno visto questo gioiello architettonico come protagonista: dalla fine dei delicati restauri resi possibili grazie al contributo della Banca Popolare di Milano che hanno ridonato agli affreschi lo splendore primigenio, all'iniziativa dei volontari del Touring club Italiano “Aperti per voi” che ha reinserito la chiesa all'interno del circuito di visite artistiche della città. Tutto questo è condizione necessaria per la custodia del patrimonio artistico, ma non sufficiente perché la città all'esterno con il suo smog, traffico e rumori rende precaria la fruizione dei dipinti. Ci auguriamo che anche in vista del prossimo Expo le autorità si preoccupino di realizzare un’area pedonale che colleghi il Museo Archeologico a San Maurizio fino a Santa Maria delle Grazie: dieci tappe artistico-archeologiche di primo livello per ridonare a Milano la bellezza che le spetta.

Chiara Bernocchi 

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