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Villa Litta Modignani ad Affori

  • Stefano Malvicini

villa littaIn fondo a Viale Affori, di fronte all’incrocio con Via Taccioli, non molto lontano dalla chiesa di S. Giustina, sorge un gioiello architettonico barocco, Villa Litta Modignani.

Prima di parlare della villa, occorre fare una premessa sull’origine storica dei terreni su cui essa sorge. Nel 1350, infatti, proprio qui sorgeva la grande villa extraurbana dell’arcivescovo Giovanni Visconti, della quale sussistono ancora alcuni ruderi nel parco. Successivamente il terreno passo alla famiglia Rossi, originaria di Parma, e poi, nel 1686, ai Corbella, che vennero in questa occasione nominati marchesi del Feudo di Affori. Il primo marchese, Pier Paolo, l’anno successivo, avviò i lavori per la costruzione di una nuova villa che, in pochi anni, divenne una delle più note del Milanese, tanto da essere ricordata come “la villa di Affori”, con un vastissimo parco, molto più grande di quello odierno e intesa sia come luogo di villeggiatura che come sede di sontuosi ricevimenti.

Nel XVIII secolo si ebbe il massimo splendore dell’edificio che passò al conte Francesco D’Adda. Questi, grande amante dell’arte del suo tempo, volle far decorare la sua dimora da pittori di fama, particolarmente di scuola veneta, che si ispirarono alle coeve decorazioni del Tiepolo e del Crosato. Il conte, inoltre, fece abbellire il parco con ornamenti all’inglese e all’italiana e fece realizzare le due sculture (i cosiddetti “Serenei”) che delimitavano il monumentale cancello d’ingresso.

Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 si ebebro vari cambi di proprietà, dai Gherardini ai Trivulzio, ai Visconti d’Aragona, ai Taccioli e, infine, ai Litta Modignani. Il declino della villa iniziò dopo il 1850, quando l’apertura della linea Milano – Seveso delle Ferrovie Nord costrinse a rinunciare a metà del parco e all’asse prospettico del viale d’ingresso. In queste condizioni, nel 1927, la villa, estintisi i proprietari, passò prima alla Provincia e poi al Comune di Milano. Il degrado, però, in quegli anni regnò sovrano nell’edificio, che fu depredato dei suoi arredi e del patrimonio artistico, e la situazione non migliorò nemmeno quando vi vennero ospitati gli sfollati durante i bombardamenti aerei del 1943. Nel 1958, l’architetto Egidio Nichelli fu chiamato a restaurare la struttura degradata e il risultato è la Villa Litta che vediamo oggi, la quale ospita una biblioteca, una scuola materna e alcuni uffici dell’anagrafe del Comune. 

L’edificio attuale è un semplice corpo a “C”, su tre piani, con le ali laterali che delimitano una piccola galleria delle carrozze. Su questa, come del resto sulla fronte (uguale a quella verso Viale Affori) sul parco, si affaccia un portico su semplici colonne tuscaniche. Le decorazioni delle due fronti sono molto semplici e gli unici elementi di rilievo sono i balconi a balaustre curvilinee in ferro battuto. Al corpo principale sono collegati alcuni ambienti minori, tra cui spicca una scuderia con volta a crociera sostenuta da pilastri.

Il parco, oggi molto ridotto rispetto all’originale, presenta ancora una struttura all’italiana, ma la visuale della villa è stata assai modificata rispetto al passato.

Gli ambienti interni conservano ben poco dell’originaria decorazione, sontuosa secondo le fonti storiche. Al piano terreno sono conservati ancora affreschi sulle volte e sopraporte. Salendo lo scalone d’onore si giunge al piano nobile: nella prima sala si trova l’elemento più prezioso della decorazione della villa, un soffitto a cassettoni con un fregio dipinto da un Nuvolone (Giuseppe o Panfilo), raffigurante Scene della vita di Diana. Il salone d’onore, o delle arti, con raffigurazioni allegoriche di Musica, Pittura, Scultura e Poesia, presenta un lampadario in ferro battuto e vetro di Murano del primo ‘900 e un camino a marmi intarsiati. In origine, nella sala vi erano anche due grandi affreschi raffiguranti scene mitologiche, ora perduti. Dell’originaria collezione di dipinti custodita nella villa, e della quale faceva parte anche una Madonna col Bambino di Bernardino Luini (oggi alla Natiional Gallery di Londra), si conserva solo una Madonna venerata nella cappella, opera di scuola lombarda del ‘700.

Una curiosità, in conclusione: la grandiosa cancellata di villa Litta Modignani, capolavoro barocchetto in ferro battuto del ‘700, si trova oggi a Villa Clerici a Niguarda, dove fu trasferita negli anni ’50 del XX secolo.

Stefano Malvicini

 

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