A 26 anni dalla morte, ricordiamo Gianni Brera

olivetti lettera62Erano le prime ore del mattino del 19 dicembre 1992. Sulla provinciale che collega Codogno con Casalpusterlengo transitava un'auto con a bordo Gianni Brera e tre amici, reduci da una cena in un ristorante tipico della Bassa.

La nebbia, come solo nei lustri passati, copriva ogni angolo di prospettiva. Ad un tratto un veicolo, per cause mai definite, che percorreva la corsia opposta, sbandando, colpisce in pieno il veicolo che ospitava il giornalista e i suoi sodali. Lo schianto è di quelli epocali. Nessuno campa.

Alla notizia della sua scomparsa, come d' uso fra gli umani, spesso ipocriti, i messaggi di cordoglio si moltiplicano, come pure i peana postumi. Pochi focalizzano una figura importante nel panorama giornalistico non solo milanese. Una pecca che il cronista cerca di colmare. A cinque lustri (circa) dalla sua dipartita.

Brera prestissimo intraprese la via mitica del giornalismo. Nella sua giovinezza quasi interamente cadenzato dalla carta stampata. Infatti a 17 anni già collaborava con un periodico sportivo. 

Ma la svolta alla sua carriera venne quando Gaetano Baldacci, fondatore del quotidiano Il Giorno su mandato di Enrico Mattei (il boss dell' Eni) gli diede in mano le pagine sportive del giornale. Il quale, in seguito, ebbe un incremento, certificato, di 40 mila copie nell' edizione del lunedì.

Passionale fino alle midolla, non faceva mistero di preferire i calciatori muscolosi a quelli di tecnica pura ; e coerente, metteva Gigi Riva, tutta potenza, al primo posto a scapito di un certo Gianni Rivera, ribattezzato " l' abatino ", celebrato in tutto il mondo, financo nel mondo carioca di Pelè, come un pedatore di classe assoluta. 

Angelo Rozzoni, vice direttore de Il Giorno ma in pratica il numero uno tecnico del medesimo, suo amico, dovette invitarlo parecchie volte alla moderazione, subissato dalle rimostranze dei lettori che non condividevano le posizioni del Giòann Brera fu Carlo ( come amava qualificarsi).

Non solo giornalista sportivo, Brera era anche un ottimo scrittore. Un suo romanzo, " Il corpo della ragassa", ebbe pure una versione cinematografica, protagonista Lilli Carati, famosa sopra tutto per le pellicole porno.

Di sinistra politicamente, negli ultimi anni non disdegnò di simpatizzare per la riscossa lombarda promossa da Umberto Bossi, pur restando nell' alveo di una collocazione progressista. 

Fu candidato alla Camera per il partito socialista e per quello radicale. Senza riuscire a sfondare. Destino di molti veri intellettuali.

Forgiatore di uno stile innovativo, impastato di neologismi, nei suoi articoli trasmetteva al lettore una carica emotiva di alto spessore.

Ospite di parecchie trasmissioni televisive, dietro le telecamere non " bucava" però come sulla carta stampata. Segno forse di predestinazione. 

A 26 anni dalla scomparsa, invitiamo a riscoprirlo più intensamente, magari regalando qualche suo libro per le prossime feste. 

Giòann Brera fu Carlo, l'immortale lombardo nel paradiso dei giornalisti.

Gaetano Tirloni

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