Alberto Lattuada; un milanese nel cinema

Uno dei registi italiani più importanti del novecento è nato a Milano.
 
 
Alberto Lattuada nacque a Milano il 14 novembre del 1914.
Figlio del noto compositore Felice Lattuada, il giovane visse un’infanzia serena tra la campagna lombarda e Milano. 
Al liceo fondò con l’amico Alberto Mondadori  la rivista Camminare, a cui collaborò come critico d'arte, al punto che dopo essersi laureato nel 1938 in architettura, cominciò a collaborare con alcune  riviste.
Il suo debutto come regista avviene nel 1942, con il melodramma Giacomo l'idealista, tratto da un romanzo di Emilio De Marchi, che conteneva  tutti gli elementi distintivi della sua poetica, come un gran uso delle luci e un notevole risalto dei dettagli, assieme a dei morbidi movimenti di macchina e veloci stacchi di montaggio, a cui rimarrà sempre fedele.
Nel 1946 Lattuada gira Il bandito, ambientato in una Torino semidistrutta dai bombardamenti, che lascia emergere tutto il suo amore per il cinema americano, in particolare per la gangster-story.
Due anni dopo, grazia all’aiuto dell’esercito americano e sotto l’influsso del cinema francese, Lattuada lavora nella pineta di Tombolo a Senza pietà, che affronta l’analisi come in un piccolo paese in rovina possono arrivare violenza, contrabbando e malavita assieme agli aiuti americani.
A causa delle pressioni della casa di produzione, che premeva per realizzare un film su Miss Italia e sui fotoromanzi in generale, nel 1950 Lattuada fonda una cooperativa insieme all’amico Federico Fellini per lavorare in piena autonomia a Luci del varietà, uno spaccato sul futile mondo dell'avanspettacolo, al quale collaborò anche la sua famiglia, che si sarebbe rivelato un disastro al botteghino.
Ma il film successivo, Anna,  avrebbe condotto il regista a un popolarità mai vista prima, al punto che incassò ben un miliardo di lire solo nelle prime visioni, e inoltre fu la prima pellicola italiana che fu doppiata in inglese per l’importazione negli Stati Uniti. 
 
 
Grazie a questo inaspettato successo Lattuada poté realizzare nel 1952 uno dei suoi film più belli, Il cappotto, tratto dall’omonimo racconto di Gogol che venne girato a Pavia, considerato oggi uno dei primi film che si svincolava del tutto dal neorealismo, con una coesione perfetta tra realtà e fantasia.
Gli anni sessanta vedranno Lattuada cimentarsi con trasposizioni di numerose opere letterarie, come Don Giovanni in Sicilia, fino a arrivare a Venga a prendere il caffè da noi del 1970, basato su La spartizione di Piero Chiara, che è una satira amara sulla borghesia provinciale ipocrita e sessuofobica.
Dal 1974 i film del regista iniziano a analizzare l'erotismo, come Le farò da padre e Oh! Serafina, tratto da un romanzo di Giuseppe Berto, mentre Così come sei parla dell’incesto, fino agli ultimi suoi due film risalente agli anni Ottanta, La cicala e Una spina nel cuore, basato ancora una volta su un romanzo di Piero Chiara.
Lattuada morì il 3 luglio 2005 a novant'anni a Orvieto, ormai ridotto all’ombra di se stesso a causa dell’Alzheimer.
 
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