Cesare Cantù

Da uno dei più famosi scrittori e intellettuali del Risorgimento, amico personale di Alessandro Manzoni,  un affresco crudele e realistico della Milano trecentesca dei Visconti.

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Nato a Brivio, nella Brianza, il 5 dicembre 1804, Cesare Cantù è oggi considerato uno dei letterati più importante dell’Ottocento italiano. Inizialmente appartenente al romanticismo, sposò in seguito la causa del clero, seguendo la tesi neoguelfa secondo cui la chiave di volta per l’unificazione in Italia doveva passare attraverso una nuova filosofia politica e nazionale. A causa della sua posizione ideologica anti-austriaca, Cantù subì numerosi arresti e incarcerazioni  tra il 1833 e il 1834.

Una delle sue opere più note è il romanzo storico Margherita Pusterla, oltre a numerosi lavori saggistici sulla storia italiana come L'Abate Parini e la Lombardia nel secolo passato e la Storia universale, composta di ben 72 dispense che furono in seguito raccolte in venti tomi, poi ampliata fino a raggiungere i cinquantadue volumi.

 Altre sue opere sono i Racconti brianzoli, le Storie minori, Portafoglio di un operaio, considerato il primo romanzo italiano narrato da punto di vista di un appartenente al proletariato, e numerose opere erudite come gli Edifizii di Milano, la Storia della letteratura italiana e Il Conciliatore e i carbonari.

Morì a Milano il 15 marzo del 1895.

In Margherita Pusterla, pubblicato nel 1838, Cantù segue il filone del romanzo storico aperto dai Promessi sposi del Manzoni per narrare una vicenda intrisa di pessimismo, con ben poca ironia e una forte dose di moralismo. Nella Milano del 1340 la bellissima Margherita, sposa del nobile Franciscolo, viene insidiata da Luchino Visconti, il signore della città, mentre il marito è impegnato in una campagna militare fuori città.

Ma la donna ama profondamente il marito e resiste ad ogni tentativo di seduzione. Nel frattempo Alpinolo, un caro amico della famiglia Pusterla, si unisce a una cospirazione per uccidere il duca. Tuttavia la congiura viene scoperta dal perfido Ramengo, che anni prima aveva abbandonato la moglie e il figlioletto neonato a morire di fame, ritenendo che la donna fosse l’amante di Franciscolo. Desideroso di non lasciarsi sfuggire l’occasione a lungo cercata, Ramengo fa accusare i Pusterla di essere a capo della cospirazione. La situazione precipita; Margherita viene incarcerata, mentre Franciscolo e il figlioletto, dopo un vano tentativo di fuga, vengono catturati ed uccisi. Margherita, appresa la terribile notizia, decide di affidarsi alla Provvidenza e con il supporto del suo confessore fra’Buonvicino, affronta il supplizio con dignità.

L’epilogo sarà amaro anche per Ramengo, che riconoscerà troppo tardi in Alpinolo il figlio perduto.

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