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Fratel Ettore Boschini: la sua storia a Milano

fratel ettoreUn altro personaggio che ha fatto onore alla nostra città è sicuramente Ettore Boschini, più noto come Fratel Ettore. Ettore nasce da famiglia contadina benestante ma, per una crisi piuttosto pesante del settore agricolo, tralascia gli studi per dedicarsi al lavoro in una stalla.

Il ragazzo è vivace e scavezzacollo, affascinato dalle avventure, e un giorno, aveva allora diciassette anni, decide di aggregarsi, più per distrazione che per fede, a un gruppo di paesani che aveva organizzato un pellegrinaggio alla Madonna della Corona, a Spiazzi nel veronese.

Mi permetto un consiglio, dedicategli una gita, non rimarrete delusi. Subito fu colpito dal luogo e poi da una statua di una Madonna, dalla quale non riusciva a staccare lo sguardo. Quel giorno per Ettore iniziava una vita nuova. Infatti, nel 1952 fu accolto nell’Ordine dei Chierici regolari Ministri degli Infermi, istituto religioso più noto come Camilliani, poiché quest’ordine fu istituito nel 1582 da San Camillo De Lellis. 

I membri di quest’ordine sono facilmente riconoscibili perché sul loro abito portano una croce rossa cucita all'altezza del petto. Per circa vent’anni svolge le mansioni d’infermiere a Venezia, poi nei primi anni settanta è trasferito a Milano, dove si accorge della “ crisi delle strade”, nonostante il boom economico imperante in quegli anni. Le strade della città sono popolate da “ Barboni”, da emarginati, da persone abbandonate a se stesse.

Per il sacerdote questa situazione è uno schiaffo al Vangelo di Cristo, perciò decide di intervenire, e così inizia a ospitare i più bisognosi per dare loro una prima assistenza per il corpo e per lo spirito. In breve tempo la gente che a lui faceva riferimento aumentava ogni giorno, così, ottenendo il benestare dei suoi superiori, si dedica anima e corpo all'assistenza di questi bisognosi. Il suo territorio d’azione è soprattutto nella zona della stazione Centrale, dove la concentrazione di un’umanità sola e sofferente è più massiccia.

Decide allora di aiutare un confratello che distribuiva cibo e vestiti presso la portineria di via Boscovich, aiutato anche da un giovane ragazzo proveniente dal sud. Era però necessario trovare un luogo dove ospitare le persone, ma dove trovarlo? Ecco che la Provvidenza gli viene incontro nella persona di una tale Venturelli, capostazione, che, al prete, fece visitare due grandi stanze, buie e polverose, poste sotto le arcate della stazione. La contentezza di fratel Ettore è alle stelle; subito mette all'entrata un’immagine della Madonna e una di San Camillo.

Quest’avvenimento offre la possibilità di aprire il primo rifugio per dare ospitalità, senza distinzione di razza o religione, a chiunque ne avesse necessità. Tuttavia le stanze erano sporche e prive di ogni suppellettile, ma ancora una volta la Provvidenza si fece vedere nei milanesi di buona volontà che sopperirono a queste necessità, così nel Natale del 1979 il rifugio fu inaugurato con il nome di “Rifugio Amici del Cuore Immacolato di Maria”.

Nel 1998 il rifugio ospitava ottantaquattro posti letto. Una decina di anni dopo, in Italia e persino all'estero, nascono diverse Case di accoglienza sull'impronta del primo tunnel, è doveroso ricordare quella di Affori, conosciuta come Villaggio della Misericordia. Chissà quanti, come me, hanno avuto occasione di incontrarlo per le strade della nostra Milano, e sempre con il Rosario in mano. Un uomo, un sacerdote che ha davvero messo in pratica l’insegnamento di Gesù, ed è cosa buona che sia in atto l’istruttoria per il processo di beatificazione.

Da milanese mi auguro che gli sia dedicata una via, una piazza o comunque un riconoscimento che possa rappresentare la visibilità di un uomo che ha contribuito a fare grande Milano. Una considerazione, e non per voler essere polemico, ma ci sono tante vie o piazze dedicate a personaggi storici che, con le loro scelte, hanno portato solo guerre, dolore e morte. Meritano davvero una via?

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