Giovanni Raboni: poeta, traduttore, critico

Un grande milanese, un letterato, un giornalista, un poeta. L’amore per la letteratura americana e italiana segnò profondamente la sua vita e gli permise di regalarci pagine importanti.

Nacque a Milano il 22 gennaio 1932, Giovanni Raboni, uno dei poeti italiani più famosi  della seconda metà del Novecento, secondogenito di una famiglia di origini bergamasche, ma trapiantata a Milano da anni.

Grazie alla grande passione del padre per la letteratura europea dell’Ottocento, il giovanissimo Giovanni visse, durante gli anni dell’adolescenza, segnati dalla seconda guerra mondiale, un periodo di notevoli letture, che da Proust arrivarono fino  ai grandi scrittori del novecento tra i quali Quasimodo, Buzzati e Piovene.

Inoltre Raboni riuscì, grazie all’aiuto del padre, a leggere una delle poche copie di Americana, l’antologia in cui Elio Vittorini, uno dei più grandi scrittori del primo novecento, raccolse i grandi racconti dei più famosi scrittori americani dell’epoca, da Hemingway fino a Thomas Wolfe.

Furono tutte queste letture a spingere Giovanni, dopo la Liberazione, ad iscriversi al liceo Carducci, anche se dopo poco tempo decise di continuare a studiare privatamente, fino a conseguire la maturità nel 1950.

Nel frattempo Raboni aveva stretto una grande amicizia con il poeta di Luino Vittorio Sereni, che aveva pubblicato da poco la sua raccolta poetica “Diario d’Algeria”, oltre a coltivare i suoi interessi per il cinema e la musica classica.

Agli inizi degli anni Cinquanta, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, Raboni iniziò a lavorare come giornalista per quotidiani come Paragone di Roberto Longhi e il Corriere della Sera, a cui restò legato per anni. Nel 1961, dopo il suo matrimonio del 1958 con Bianca Bottero, il poeta pubblicò “Il catalogo è questo” la sua prima raccolta poetica, a cui seguiranno altre raccolte come “Le case della Vetra” nel 1966 e “Nel grave sogno” nel 1982, fino ad arrivare al suo capolavoro “A tanto caro sangue” antologia completa dei suoi testi poetici, con una serie di inediti.

Agli inizi degli anni settanta Raboni assunse la direzione della collana di poesia “I quaderni della Fenice” edita da Guanda, in cui pubblicò saggi come “Poesia degli anni settanta” nel 1968 e “Quaderno in prosa” nel 1981, mentre nel 1980 uscì la raccolta “La fossa di Cherubino” con tutte le sue prose narrative.

Nel 1979 il poeta sposò la slavista Serena Vitali, da cui divorziò due anni dopo per iniziare una convivenza con la poetessa veneta Patrizia Valduga, che gli rimase  accanto fino alla morte.

Sempre negli anni ottanta Raboni tradusse per Einaudi “I fiori del male” di Baudelaire e per la Mondadori “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, oltre a scrivere alcuni testi teatrali, come “Alcesti o la recita dell’esilio”, presentato al Piccolo Teatro di Milano, di cui fu membro del comitato direzionale.

Negli anni Novanta Raboni continuò a scrivere poesie e articoli, fino alla morte, avvenuta il 16 settembre 2004 a Parma per un arresto cardiaco.

La sua ultima raccolta “Ultimi versi”, uscì postuma nel 2006 grazie al sostegno affettuoso della compagna Patrizia Valduga, che ne scrisse la postfazione. 

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