In Galilea, un bosco per Carlo Maria Martini

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Il vento che proviene dal lago di Tiberiade fa crepitare le bandiere di Israele, Vaticano e dello Stato Italiano che si trovano sulla collina di Giv’at Avni, ai margini di una pianura assolata e infinita.
Qui alcuni uomini, con le fronti madide di sudore si passano di mano in mano un badile che servirà a scavare la sede di ben cinquemila alberi che ridaranno vita a questo luogo così spoglio e inospitale.
E da domenica 16 giugno questa foresta porterà per sempre il nome del cardinale Carlo Maria Martini, che ha amato cosi tanto questa terra, devastata dalle guerre e dagli odi intestini, al punto che la sua tomba nel Duomo di Milano ne contiene un sacchetto. 
Questa iniziativa non è solo un omaggio a un uomo profondamente legato al popolo ebraico fin dai tempi del suo apostolato a Milano, ma è anche un simbolo di pace e fratellanza contro tutte le guerre del nostro secolo.
L’ideatore principale del progetto è stato il Rav Giuseppe Laras, già rabbino capo di Milano e presidente emerito dell’assemblea rabbinica italiana, che per tutta la vita ha collaborato con l’amico Martini a favore del dialogo tra ebrei e cristiani. 
 
Milano non potrà mai dimenticare Carlo Maria Martini. 

Uomo di grandissima cultura e di profonda umanità, con spirito di servizio e umiltà, guida la diocesi di Milano, la più importante del mondo cattolico, dal 1979 al 2002, lasciando un ricordo, un segno indelebile in tutti, cristiani e non, per la sua apertura totale all’uomo al di là del credo, della razza, della condizione sociale.
Nato a Torino il 15 febbraio 1927, grande biblista e teologo, Martini ha retto una città  appena uscita dal periodo delle Brigate Rosse e che negli anni Novanta sarebbe stata travolta dallo scandalo di Mani Pulite.
In tutto questo turbinio di eventi, il Cardinale ha sostenuto e aiutato i suoi fedeli fino in fondo, non dimenticando i suoi doveri presso la Santa Sede, come quando nel 1986 venne eletto presidente  del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d'Europa.
Dopo aver continuato a lottare fino alla fine per un dialogo tra Ebrei e Cristiani, l’11 1uglio 2002 il Cardinale, per raggiunti limiti d’età, si dimette, confida di potersi dedicare agli studi biblici a Gerusalemme, partecipa al conclave del 2005, dove potrebbe essere  uno dei candidati più probabili, ma il futuro papa sarà Joseph Ratzinger.
Purtroppo l’ultima parte della sua vita, segnata dal morbo di Parkinson sarà difficile, ma mai il Cardinale smette di promuovere il dialogo fra le religioni, praticamente fin quasi alla fine scrive commuoventi parole sulle pagine del Corriere della Sera, ma il 24 giugno 2012 sentendo ormai avvicinarsi l’incontro definitivo, congeda i suoi lettori.
L'ultima lettera al Corriere è “Dialogherò con il cuore” con la quale Martini saluta dicendo. “L'età e la malattia mi danno un chiaro segnale che è il momento di ritirarsi dalle cose terrene”.
Si spegne presso l'Aloisianum di Gallarate,  il 31 agosto del 2012. 
 
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