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Luigi Santucci lo scrittore della tenerezza

 Figlio unico di Alessandro e Emma Pera, Luigi Santucci nacque a Milano l’11  novembre del 1918.

 Come racconta lui stesso nella raccolta “Lo zio prete” visse un’infanzia tranquilla, tra  l’affetto dei genitori e quello dei suoi numerosi parenti acquisiti, tra cui uno  zio  sacerdote.

 Dopo aver conseguito la maturità classica presso un collegio gesuita, nel 1941 il giovane Luigi si laureò in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano con una tesi dedicata alla letteratura per l’infanzia.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre Santucci iniziò una fervida attività come antifascista, collaborando con il settimanale “L’uomo” con  colleghi come David M. Turoldo e Camillo De Piaz.

Alla fine della guerra Santucci pubblicò due libri molti diversi tra loro “Misteri gaudiosi”, una raccolta di prose umoristiche e “In Australia con mio nonno” ambientato in un’ Australia dai toni divertiti e fantastici.

Ma il suo primo vero successo fu  “Lo zio prete” la raccolta di racconti autobiografici che nel 1951 gli fruttò il Premio Marzotto.

Dopo aver dato alle stampe altre raccolte di racconti e un dramma “L’angelo di Caino”, nel 1962 Santucci decise di lasciare l’insegnamento per dedicarsi completamente alla scrittura, ormai la sua sola ragione di vita.

L’anno dopo lo scrittore pubblicò il suo romanzo più famoso “Il velocifero” ambientato nella Milano degli inizi del Novecento, che racconta la storia di due fratelli, Renzo e Silvia, che dopo un’infanzia felice perdono  tutto con  la morte del nonno a causa di rovesci economici e della forte attrazione di Gianni, il miglior amico di Renzo, per Silvia, fino a un drammatico epilogo nel corso della Prima guerra mondiale.

Nel 1967 uscì il capolavoro di Santucci “Orfeo in paradiso” in cui il protagonista, il giovane Orfeo, fa un patto con il diavolo per rivivere la vita della madre, morta da poco, nella Milano di fine Ottocento.

Due anni dopo, nel 1969, lo scrittore diede alle stampe “Volete andarvene anche voi?” una ricostruzione tra il romanzo e il saggio della vita di Cristo, che ebbe un enorme successo all’estero.

Negli anni Settanta e Ottanta Santucci continuò a scrivere romanzi e racconti di grande spessore, come i fantastici “Non sparate sui narcisi” e “Il Mandragolo”, i racconti di “Il bambino della strega”, fino ad arrivare agli storici “Come se” e “Il ballo della sposa” in cui la storia si intreccia con una costante ricerca di Dio.

Minato nel fisico da un male incurabile, lo scrittore si spense nella sua casa di Milano il 23 maggio 1999, la domenica di Pentecoste.

Usciranno postumi l’epistolario a don Primo Mazzolani “Con tutta l’amicizia”, le “Confidenze a una figlia troppo curiosa” e “Autoritratto”.  

 

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