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Medardo Rosso, un artista torinese di nascita, milanese di adozione

Uno dei massimi esponenti della scultura impressionista è orfano di un museo che gli renda onore.

In realtà un museo esiste ed è a Barzio in Valsassina, vicino a Lecco, dove sono conservate un numero considerevole di opere, ma non visibili in quanto la famiglia, ritenendolo composto di opere piccole e molto fragili, ne custodisce in privato la memoria.

Il museo è visitabile solo sul sito medardorosso.org.

medardo 1Medardo Rosso, uno degli scultori più famosi dell’Ottocento italiano, nacque a  Torino   il 21 giugno del 1858.

Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza tra le colline piemontesi, nel 1870 il  giovane Rosso si trasferì con la famiglia a Milano, che in poco tempo sarebbe  diventata la sua città di adozione.

Nel 1882 Medardo iniziò a frequentare l’Accademia di Belle arti di Brera, da cui però  sarebbe stato espulso pochi anni dopo in quanto alquanto insofferente all’insegnamento accademico allora in vigore.

Amareggiato il giovane Rosso cominciò a frequentare gli ambienti della Scapigliatura milanese, da cui avrebbe tratto ispirazione per le sue prime opere, come “El locch”, “Gavroche” e “Birichino”, che avevano come soggetto prediletto i cittadini milanesi appartenenti al proletariato.

Sempre in quello stesso periodo lo scultore fece un viaggio a Parigi, dove ebbe la possibilità di conoscere alcuni tra i primi artisti impressionisti, come Monet e Cezanne.

Tornato a Milano Medardo sposò la giovane Giuditta Pozzi, che gli diede un figlio, Francesco Evviva Ribelle, mentre iniziò a lavorare ad opere come “Lo scaccino” e “La portinaia” in cui si intravedeva la sua ricerca della figura come qualcosa a metà tra oggettività e soggettività, trasformandola in qualcosa di indistinto e indefinibile all’occhio umano. 

medardo 2L’apice di questa ricerca è “Age d’or” del 1885, in cui i volti della moglie e del figlioletto sembrano quasi essere indistinguibili l’uno dall’altro, tramite un abile gioco di forme invisibili ad occhio nudo.

Ben presto Rosso iniziò ad esporre la sue opere in mostre e manifestazioni a Milano, ma anche a Roma e a Venezia, oltre che a Vienna e Parigi, con un sempre crescente successo, che gli valse la stima di artisti come Auguste Rodin, il più famoso scultore francese della fine dell’Ottocento, e con la sua opera avrebbe influenzato l’arte futurista e in particolare pittori come Carlo Carrà e Umberto Boccioni.

Le sue ultime opere, come “Madame x”, “Yvette Guilbert” autoritratto di una nota cantante dell’epoca e “Ecco puer” lo videro sempre attivo nella ricerca di qualcosa che spesso sfuma nel simbolismo.

Dopo il 1906 Medardo abbandonò del tutto la scultura, per concentrarsi su una serie di soggetti dal taglio più naturalistico, resi sia con l’uso del disegno che con la macchina fotografica, che negli ultimi anni divenne la sua nuova passione.

Nel 1914 Rosso venne invitato ad aprire la Biennale di Venezia, mentre nel 1926 presentò negli Stati Uniti una rassegna di alcune delle sue opere più importanti.

Lo scultore morì a Milano il 31 marzo del 1928, a causa delle complicazioni che erano sorte dopo un incidente con una delle sue amate lastre fotografiche. 

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