Piero Portaluppi: l’architetto delle grandi famiglie milanesi

Nel 2009, la giovane manager Marcella Logli scopre che l’antico palazzo in zona San Vittore, importante esempio dello stile floreale in voga a Milano nei primi del Novecento, nasconde una sorpresa:  il suo nuovo appartamento è una creazione di Piero Portaluppi, uno dei più importanti maestri degli anni 30.
 
Le case progettate dal grande architetto milanese sono semplici, razionali, funzionali, ma estremamente preziose e ricercate nell’arredo, con uso assolutamente inusuale di pergamena, ottone radica e malachite. Lo stile del Portaluppi resta inconfondibile, riconoscibile dai pavimenti in noce intarsiati, al marmo verde Alpi delle rifiniture dei bagni, ai copritermosifoni in ottone lavorato a losanghe, fino ad arrivare alla radica in tuja delle porte scorrevoli.  
 
Ma la scoperta più sorprendente è  un mobile bar incassato nel muro, che rivela un’incisione del Settecento dell’editore inglese Boydell: una scena bucolica con le figure di Diana e Atteone e due cani. Boydell è uno dei tanti leitmotiv del Portaluppi, pertanto a questo punto le ricerche si indirizzano verso l’archivio della Fondazione Portaluppi che conferma che quell’abitazione è l’appartamento ideato per Luigi Diana nel 1940. 
Marcella Logli e il marito proseguono nella ristrutturazione dell’appartamento, rispettandone i canoni, senza stravolgerne l’impronta inconfondibile. Il loro appartamento va ad aggiungersi al catalogo dei progetti del Portaluppi del Milano.
 
Piero Portaluppi nasce a Milano il 19 marzo del 1888 da Luisa Gadda e Oreste, ingegnere edile, ed è cugino dello scrittore Carlo Emilio Gadda.
Nel 1905 si diploma all'Istituto tecnico Carlo Cattaneo per poi iscriversi al Politecnico, laureandosi in architettura verso il 1910, cominciando contemporaneamente  l’attività professionale. 
 
Dopo i primi impegni, nel 1912 inizia una lunga collaborazione con Ettore Conti, oggi considerato una delle figure più importanti nell’imprenditoria elettrica italiana. 
 
Tramite gli amici di Conti,  si lega ad alti esponenti della borghesia milanese che diventano  suoi clienti, come i Borletti, i Fossati, i Crespi, Angelo Campiglio e Mino Brughera.
 
Nel 1920 lavora al grattacielo per la società S.K.N.E di New York. e alla case residenziali del quartiere di Allabanuel, che costituiranno il manifesto della sua poetica architettonica e razionale, come nel 1926 lo sarà il progetto della città utopica Hellytown.
 
A conferma del suo ruolo ormai riconosciuto, nel 1929 Portaluppi realizza il padiglione italiano per l’Esposizione universale di Barcellona, oltre a collaborare al restauro della Cappella degli Atellani voluto dal suo amico Conti, che sarà l’inizio del lungo lavoro del restauro di Santa Maria delle Grazie, terminato tra il 1934 e il 1938, oltre alla ricostruzione e alla sistemazione della sagrestia bramantesca. 
 
Nello stesso anno l'architetto lavora alla casa Boschi di Stefano, che attualmente fa parte del circuito delle Case museo di Milano.
 
Gli anni Trenta vedono il consolidarsi e stabilizzarsi della sua attività professionale, con una serie di progetti pubblici e privati di grande importanza, con uno spiccato gusto modernista, come si può ben vedere nel progetto della Villa del sabato per gli sposi realizzato per la V Triennale del 1933 e nella Villa Necchi Campiglio dello stesso periodo.
 
Nel dopoguerra  continua ad aumentare la sua presenza istituzionale e viene nominato tra l’altro presidente dell’Ordine degli architetti, membro del Consiglio Superiore per le Belle Arti e Antichità, del Consiglio Nazionale per le Ricerche, della Pontificia commissione d’arte sacra e presidente del Comitato tecnico del Teatro alla Scala, ma viene costretto a rallentare l’attività professionale. 
 
Portaluppi lavora anche su alcuni progetti che coinvolgono alcuni dei più importanti edifici storici milanesi, Brera, la trasformazione del convento di San Vittore a sede del Museo della Scienza e della Tecnologia e dell’Ospedale Maggiore a Università Statale, la Piccola Scala, il disegno del sagrato di Piazza Duomo, oltre al progetto di nuovi edifici, come la sede milanese della Ras assieme al collega a amico Giò Ponti e  anche, oltre confine, la nuova casa dello studente alla Cité Universitaire di Parigi.
 
Piero Portaluppi muore il 6 luglio del 1967 nella sua casa milanese, sita in corso Magenta.
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