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Giuseppe Rovani e i “Cento anni”; il fascino della Milano del Settecento…

milano settecentoQuando Giuseppe Rovani morì, il 26 gennaio 1874, ai suoi funerali partecipò una folla di ben 20.000 persone, tra gente comune e personalità illustri.

Ma perché cosi tanto interesse per la morte di questo giornalista e scrittore, noto in tutta Milano per il suo senso dell’umorismo e la sua passione per le forti bevute?

Rovani era uno scrittore abbastanza controcorrente: i suoi primi lavori erano romanzi storici che rompevano con il modello manzoniano, che considerava ormai stereotipato.

Ma è tra il 1859 e il 1865 che lavora al suo capolavoro "Cento anni" che sotto la trama romanzesca è un affresco di Milano tra il 1750 e il 1850, con puntate anche a Roma e a Venezia.

Il Rovani utilizza un pretesto alquanto curioso; infatti è Giocondo Bruni, un simpatico vecchietto ultracentenario che ha assistito a gran parte degli eventi narrati, a narrare la vicenda.

Ciò che muove la trama è la scomparsa del testamento di un vecchio e ricco nobile, che viene rubato dal suo maggiordomo Andrea Suardi, detto “Il Galantino”. Ma del furto viene ingiustamente accusato il tenore Amorevoli, che è l’amante di una donna dell’aristocrazia milanese. Quando il tenore sarà scagionato, ormai è troppo tardi: grazie al testamento, il Galantino ha iniziato una scalata al successo che lo porterà in breve a diventare un potente e stimato banchiere. Per ristabilire la verità, la famiglia del nobile avvierà una causa legale contro il Galantino che si protrarrà per anni, trovando una soluzione soltanto grazie al decisivo intervento del figlio dell’ex maggiordomo, desideroso di ripulire il nome della famiglia.

Ma il vero cuore di Cento anni è la ricostruzione di quella Milano a cui l’autore era affezionato, con personaggi come gli illuministi Cesare Beccaria e Pietro Verri, eventi storici più o meno importanti come le angherie del generale Pallavicini e l’uccisione del ministro Prina nel 1814, e gli usi e costumi dell’epoca, come le serate alla Scala, i primi balli, le grandi feste popolari.

In seguito alcuni dei personaggi di Cento anni torneranno in La Libia d’Oro (1868) su una cospirazione contro gli Austriaci ai tempi della Restaurazione, ma ormai il fascino del primo romanzo è svanito per sempre, per non tornare mai più.

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