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I manicomi nella storia di Milano

manicomio-mombelloIl termine manicòmio è composto dal greco Mani-a, pazzia o da Mani-às demente e Komìon ospedale, a sua volta da Komèô ossia curo, da cui "Ospedale dei matti".

Stilare un articolo sui manicomi può sembrare un po' triste, ma anche queste realtà sono parte della vita dell'uomo e della storia, in questo caso di Milano.

Il primo nucleo manicomiale della città di Milano era situato fuori porta Vittoria, allora Porta Tosa, precisamente in Corso XXII Marzo al n. 50.

Era la "Pia Casa della Senavra", entrata in funzione nel 1781 e chiusa nel 1878 allorché si aprì l'Ospedale psichiatrico di Mombello. L'edificio occupava più di cinquecento ricoverati, troppi per le capacità della struttura. È doveroso precisare che nei secoli precedenti le persone affette da problemi mentali, ma non solo, anche gli incurabili, i ciechi, sordi e muti, gli esposti, ossia i figli abbandonati dai genitori, erano ospitati presso l'Ospedale di San Vincenzo in Prato, in via San Calogero presso il complesso Benedettino e dove vi era annesso anche il cimitero cristiano.

Maria Teresa d'Austria, considerate la precarietà dell'Ospedale, fece trovare due sedi nuove, e precisamente una per i trovatelli, chiamata "Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti" sita in Santa Caterina alla Ruota di Milano, e l'altra per ospitare i pazzi e anche i disabili fisici, anche se questi ultimi solo per i primi anni, chiamata "Pia Casa della Senavra".

Nel 1878 tutti i ricoverati alla Senavra vengono trasferiti alla settecentesca Villa Pusterla-Crivelli-Arconati a Mombello. Nel 1867 in " Villa" sono ricoverati trecento pazienti divisi in 150 donne e 150 uomini, tra loro separati. In seguito la Provincia di Milano decise di trasformare la struttura in solo manicomio provinciale, arrivando a ospitare sino a un migliaio di persone. Nel suo interno vi erano anche strutture scientifiche, laboratori, biblioteche, oltre ai reparti per i degenti.

I ricoverati erano separati in base al loro comportamento e divisi in queste categorie: agitati, lavoratori, sudici, tranquilli e altre codificazioni, tuttavia solo gli "agitati" erano tenuti in isolamento, tutti gli altri potevano svolgere attività lavorative ritenute terapeutiche. La Gazzetta del manicomio della Provincia di Milano in Mombello, è stato un giornale interno alla struttura stampato per 25 anni dal 1880. nel 1908 si decise la costruzione di quattro "padiglioni aperti", ovvero sprovvisti di mura di cinta, nella pineta di Mombello.

Durante la prima guerra mondiale due padiglioni furono riservati all'osservazione e alla cura di soldati impazziti al fronte. Negli anni della Grande guerra i ricoverati superarono le tremila unità, fu quindi necessario provvedere all'apertura di alcune succursali a Busto Arsizio, a Contegno, a Villa Litta Modignani e a Parabiago, dove vi era la sezione femminile. Nei primi anni del Novecento si ha una nuova svolta, infatti, a causa del sovraffollamento dell'Ospedale di Mombello, la Provincia di Milano decide di acquistare un terreno nel quartiere di Affori per costruire un nuovo Ospedale manicomiale.

Nacque così "Villa Fiorita", che poteva ospitare sino a trecento malati, tuttavia nel 1939 la Provincia riprese in sé la gestione dell'Istituto, facendolo diventare un Ospedale Psichiatrico pubblico, intitolato allo psichiatra Paolo Pini, mentre Villa Fiorita si trasferì a Brugherio in provincia di Monza. Mentre l'Ospedale di Mombello veniva relegato a ruolo di "cronicario", il Paolo Pini divenne l'Ospedale psichiatrico più importante di Milano. L'Ospedale arrivò a ospitare fino a mille ricoverati, tra cui figura la celebre poetessa Alda Merini, poi, nel 1999 venne definitivamente chiuso, vent'anni dopo l'entrata in vigore della legge 180 che decretò la soppressione dei manicomi italiani.

Oggi è sede del MAPP – Museo d'Arte Paolo Pini – e dell'ARCA onlus – Associazione per il recupero della creatività artistica e la riabilitazione psicosociale.

Una curiosità: si racconta che tra le mura del manicomio di Mombello si aggirino dei fantasmi. Per accertarsi della cosa non resta che recarsi sul posto e dotarsi di santa pazienza.

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Video sui sotterranei del manicomio abbandonato di Mombello (Monza)

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