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I Moti del pane a Milano del 1898

moti maggio 1898 milano"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" si dice nella preghiera del Padre Nostro, e proprio per una questione legata al pane il 9 Maggio 1898 a Milano ci fu una rivolta.

Tutto ebbe inizio quando il governo di allora, che  era presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri Antonio Starabba, marchese di Rudini, che prendeva il posto dei governi presieduti da Francesco Crispi, ebbe la non felice idea di aumentare il prezzo del pane da 35 a 60 centesimi di lira al chilo. Alcuni tumulti si erano già verificati nel 1870 contro l'imposizione del dazio che doveva pagare chi portava più di mezzo chilo di pane in città. Questi tumulti si verificarono a Porta Tenaglia da parte degli operai, i quali erano soliti portare un chilo di pane e uno di riso e che era il loro sostentamento della giornata. Porta Tenaglia fu demolita nel 1571, ma il sito conservava ancora questo nome. Dal 1810 l'area venne collegata con Porta Nuova e Porta Comasina, con l'apertura del Cimitero Monumentale.

Il 6 Maggio 1898 operai della Pirelli, delle Officine Meccaniche Grondona e dell'Elvetica, indirono una manifestazione di protesta davanti agli stabilimenti. La tensione era alta, anche perché a Pavia vi erano stati degli scontri il giorno precedente, dove era morto Muzio Mussi, figlio del deputato radicale Giuseppe Mussi. Fortunatamente non si verificarono incidenti.

Alcuni operai distribuirono dei volantini nonostante la contrarietà della Procura, quindi alcuni agenti in borghese fermarono chi li distribuiva. Questo fatto causò alcuni disordini e l'arresto di un operaio reo di aver lanciato sassi contro gli agenti. I disordini però aumentarono; il proprietario della Pirelli, Giovanni Battista Pirelli si prodigò per ottenere il rilascio dell'operaio, ma non venne ascoltato. Intanto anche le fabbriche vicine si unirono alla protesta e così intervennero carabinieri e soldati dell'esercito che sedarono il tumulto. Ci fu anche l'intervento del politico e giornalista Filippo Turati che chiese di evitare gesti inconsulti. Al temine del turno di lavoro, un migliaio di persone prese d'assalto la caserma di via Napo Torriani, dove si trovava ancora l'operaio arrestato; i soldati aprirono il fuoco causando alcuni morti e feriti e, con l'arrivo di rinforzi, la folla fu dispersa. Via Napo Torriani è la via che da Piazza Cincinnato, passando per Piazza San Camillo De Lellis porta alla Stazione Centrale.

La mattina di sabato 7 Maggio, le strade si riempirono di operai e operaie che invasero le vie, mentre alcuni dimostranti raggiunsero la Stazione Centrale bloccando i binari. Nel frattempo in Corso Venezia fu edificata una barricata con carrozze del tram e mobilio per fermare il passaggio della cavalleria, mentre dal tetto di Palazzo Saporiti venivano lanciate tegole contro i soldati. Altre barricate sorsero a Porta Romana, Porta Venezia, Porta Vittoria, Porta Garibaldi e Porta Ticinese. La situazione si faceva sempre più grave per cui il Prefetto decise di affidare la gestione dell'ordine pubblico al generale Fiorenzo Bava Beccaris, in qualità di Regio commissario straodinario. Beccaris era di origine nobile piemontese, entrò giovanissimo nell'Accademia Militare di Torino, partecipò alla guerra di Crimea e alla Seconda e terza guerra d'indipendenza, meritandosi una medaglia al valor militare. Al comando delle truppe non si fece molti scrupoli ad adottare una repressione violenta e sanguinosa, facendo oltre 80 vittime tra la popolazione civile e un numero altissimo di feriti. Per questa sua riuscita tragica opera ricevette pure il titolo di Grande Ufficiale dell'ordine Militare di Savoia e fu nominato Senatore del Regno. Più che un merito lo ritengo un atto vergognoso e un demerito. 

La storia poi continua, e purtroppo non in meglio, tutto per "un pezzo di pane". Questi fatti dai milanesi furono definiti anche come "la protesta dello stomaco", che non chiedeva pasta asciutta, ma almeno il diritto di poter mangiare un pezzo di pane.

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