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Il commercio a Milano al tempo dei Visconti – Sforza

rosone duomo milanoChe la città di Milano abbia il merito, per altro riconosciuto, di essere una città laboriosa e imprenditoriale non vi è dubbio, ma è sempre stato così?

Leggendo la storia di Milano mi sono imbattuto in una descrizione che elenca di come l'industria manifatturiera e il commercio, anche con l'estero, fosse già a quel tempo, siamo nel XV secolo, piuttosto fiorente.

Il termine manifatturiera proviene da manifattore, dal latino manu-fàcere, ossia "fare con la mano – che opera con le mani". Vi erano ad esempio varie società commerciali lombarde-tedesco che collaboravano in pieno accordo. Ne cito alcune. La Compagnia dei Ravensburg, che fu una delle maggiori società commerciali della Germania nel tardo Medio evo. Esportava metalli, pelli e cuoio, importando beni di lusso quali spezie, zucchero, riso. Altro rapporto commerciale era quello con l'importante e ricca famiglia di imprenditori tedesca dei Fugger, che furono anche banchieri del Papa, finanziando l'istituzione della Guardia Svizzera. Altra famiglia illustre di Basilea con cui Milano aveva rapporti commerciali, è quella dei Irmy, che per ben tre generazioni commerciarono con la terra lombarda, in particolare con gli Sforza, scambiando acciaio, rame con tessuti, grano e riso. Ditte milanesi furono ad esempio quella dei Capra, di Giorgio Koler e Giorgio e Ambrogio Kress di Saronno, che importavano, da Norimberga, metallo, bronzo, rame e prodotti metallurgici a Milano, mentre esportavano fustagno, cotone e altre merci.

Ricordo che per "fustagno" si intende una stoffa di scarso pregio che serviva soprattutto per confezionare fodere di giacconi, vestaglie o pigiami. Nella nostra Milano non mancavano neppure artigiani della seta, come il cremonese Bartolomeo Comezani o l'esperto in tessuti Enrico de Picchetti che otteneva anche la cittadinanza milanese.

Accanto alla Pusterla nella contrada di Sant'Andrea in Porta Nuova, Antonio da Brivio impiantava un filatoio bobinatorio e incannatorio. Nel 1475 il duca di Milano ordinò che si avviassero piantagioni di moroni, ossia di piante di Gelso, nei borghi e Corpi Santi di Milano. Iniziativa imprenditoriale che diede ottimi risultati. La Contrada di Sant'Andrea, in realtà della Spiga, cui la chiesa del Santo faceva riferimento, si trovava tra via Monte Napoleone e via Sant'Andrea. Bobinatorio dove si avvolgeva il filo attorno alla bobina, incannatorio è l'avvolgere il filo attorno ai rocchetti o ai cannelli.

Il maggior profitto dell'industria milanese del tempo era però quello delle armi. Già prima del XIII secolo Milano era famosa per le sue produzioni d'armi, che avevano come logo una lupa. Rinomate erano le officine di Antonio Missaglia, il cui cognome era Negroni, producevano armi di qualità, soprattutto per cavalieri e nobili. Gli armaiuoli allora avevano le loro botteghe tutte concentrate in una medesima via, e precisamente in via degli Armorari. La via si trova in centro città, da via Torino per via Spadari e via Armorari.

In mezzo a tanto commercio che produceva ricchezza, i milanesi di allora non dimenticavano coloro che cadevano in miseria, infatti, nel 1483 i padri Domenicani da Ponza e Colombano, con l'aiuto di alcuni cittadini, fondarono una "Cassa per il soccorso ai poveri", che nel 1496 si trasformò in un "Monte di Pietà", divenendo il primo di tutta la Lombardia. Il frate Stefano da Seregno provvide invece a fondare il "Pio Istituto di Santa Corona", con lo scopo di provvedere di medicine e cure agli infermi più indigenti. L'Istituto nasce nel 1497 promuovendo tra l'altro l'assistenza all'infanzia anche promuovendo una colonia marina.

Dopo aver letto quanto esposto, a parte il convenire sulla Milano industriosa e commerciale, si conferma il detto, ancora non tramontato anche se un po' sbiadito, "Milan cont el coeur in man".

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