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Il lato oscuro della Milano fascista tra il Covo di Mussolini e Villa Triste

mussolini 1Per molti la Milano degli anni Venti è un luogo spensierato, dove in certi ambienti fascino e glamour convivevano, mentre la gran parte della popolazione cercava di riprendersi dal trauma della prima guerra mondiale.

Ma non tutto era come sembrava, infatti, Milano aveva anche un cuore oscuro, ben raffigurato da due edifici che, con la loro drammatica storia, raccontano le vicende e i complotti del fascismo, da Mussolini fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Infatti, nell’edificio che si trovava al numero 35 di via Paolo Da Cannobio, poi abbattuto dopo la guerra, era situata dal 1919 fino alla fine del 1921 la sede milanese dei fascisti di Benito Mussolini.

Detta il Covo dagli squadristi, la vecchia casa di ringhiera venne conservata per tutti gli anni Trenta come un piccolo museo del fascismo nei suoi primi anni, con tanto di scolaresche che lo visitavano, mentre nel cortile c’erano i cavalli di Frisia, che dovevano proteggere una porta con vetri smerigliati, dove si trovava la tipografia del giornale di Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, mentre al primo piano era lo studio di Mussolini, arredato con i cimeli delle sue prime imprese, il telefono a manovella, le bombe a mano, il tutto con lo scopo di far credere che il fascismo fosse in grado di difendere i giovani italiani dal pericolo del comunismo, come raccontavano allora i maestri agli alunni.

Nella stanza accanto era collocato l’ufficio del fratello Armando, direttore amministrativo del giornale, mentre nella cantina si trovava un vero e proprio arsenale di armi da fuoco, oltre a manganelli e olio di ricino per spedizioni punitive.

Molto meno nota, ma ben più sinistra, è villa Triste, che si trovava al numero 17 di via Paolo Uccello, presso San Siro.

mussolini 2Nel corso del Risorgimento la villa aveva visto la riunione in cui il conte Giuseppe Pecchio aveva chiesto l’aiuto di Carlo Alberto per combattere gli Austriaci, ma il nome che vi è rimasto legato è quello di Pietro Koch, il capo della polizia segreta fascista che, dopo aver contributo alla strage delle Fosse Ardeatine, nel giugno del 1944 arrivò a Milano e si stabilì nella villa con i suoi uomini.

Per mesi la banda Koch arrestò e torturò decine di persone, tanto che alla fine il cardinale Schuster chiese l’intervento del ministro di Giustizia della RSI, che fece chiudere il complesso il 24 settembre del 1944.

Sentendo che tutto era perduto, Koch tentò la fuga, ma venne catturato e, dopo un breve processo, fucilato a Roma, presso Villa Bravetta.

Oggi la villa è stata donata a un gruppo di suore, che con canti e preghiere cercano di far dimenticare gli orrori di un passato che pur lontano, a volte sembra voler a turbare il presente.

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