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Il Palazzo del Ghiaccio e Via Piranesi

palazzo ghiaccioUn altro pezzo della storia della Milano che non c’è più, un passato recente, ma che le tecnologie e le abitudini di oggi ci hanno fatto dimenticare

La storia di Via Piranesi e del suo rapporto con il ghiaccio parte da molto lontano, per la precisione dalla fine dell’Ottocento, quando presso lo scalo merci di Porta Vittoria venivano smistate tutte quelle merci che erano destinate all’Ortomercato.
Ed era proprio presso i Magazzini refrigeranti e ghiaccio Gondand – Mangili, poi diventati Frigoriferi Milanesi, nati nel 1899, che molti milanesi si rifornivano dei macchinari per la refrigerazione industriale, che col passar del tempo divennero sempre più sofisticati.
Verso la prima metà del Novecento il complesso fu ampliato con una vera e propria fabbrica per la fabbricazione del ghiaccio, che era stata progettata per supportare in particolare l’Ortomercato, dal momento che molti treni merci passavano presso la stazione di Porta Vittoria.
Inoltre i sotterranei dei Frigoriferi Milanesi avevano un gran numero di celle frigorifere che servivano per conservare i cibi, mentre il ghiaccio veniva caricato su vagoni che conducevano fuori città i vari prodotti.
La vera svolta avvenne nel 1923, quando le macchine che servivano per produrre il ghiaccio furono usate per alimentare la grande pista di pattinaggio che si trovava vicino all’edificio principale.
E nel 1924 fu inaugurato il mitico Palazzo del Ghiaccio di Via Piranesi, fortemente voluto dalla società Pattinatori di Alberto Bonacossa, uno dei membri della famiglia Bonacossa, creatrice de’ “La Gazzetta dello Sport”, oltre ad essere uno dei campioni italiani di pattinaggio artistico e fondatore dell’Hockey Club di Milano. palazzo ghiaccio
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Palazzo del Ghiaccio divenne uno dei punti di riferimento della Milano sportiva, con grandi esibizioni di pattinaggio e spettacolari partite di hockey, che radunavano moltissimi fans.
Nel 2002, a causa del declino delle manifestazioni legate al ghiaccio in Italia, l’edificio fu venduto e convertito in uno spazio per eventi e sfilate di mode, dove del passato resta solo la vecchia resina bianca che verniciava il pavimento.
Diverso il destino dei Frigoriferi Milanesi, che dopo essere rimasti in attività fino alla fine degli anni Cinquanta, sono diventati un deposito di tappeti e pellicce, mentre sottoterra ci sono ancora le vecchie celle di refrigerazione, oggi sede di uno dei più grandi caveau privati italiani, che hanno conservato opere d’arte e oggetti di gran valore storico e culturale.

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