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Il Taxi e la sua storia milanese

taxi storia milanoTassi, taxi… quante volte abbiamo sentito questo richiamo, non solo seguendo alcuni film, ma uscendo da una stazione o da un aeroporto? Saliamo  a bordo, diamo l’indirizzo e si parte!

Tuttavia anche il taxi ha una sua storia, soprattutto nelle grandi città, e la nostra Milano non fa eccezione. Conosciamola allora questa storia, che risale a molto tempo fa. Molto probabilmente i primi taxi erano carrozze trainate da cavalli che portavano il passeggero alla destinazione voluta, a Milano il tassista di quel tempo era dettoBrumista, termine che deriva dalla parola “brum”, che era il lume posto sopra le carrozze per illuminare la via.

L’etimologia della parola “taxi” ha tre possibili origini: potrebbe originare da una famiglia tedesca Thun und Taxis, che deteneva, da secoli, il monopolio del servizio postale del Sacro Romano Impero, oppure dal greco “tachys”, che significa “veloce”, o, una terza versione all'invenzione tedesca del tassametro, riconducibile al prefisso tax, ossia costo. Superata questa precisazione, va detto che l’idea di un servizio per il pubblico nasce a Stoccarda nel 1896, su una carrozza a motore munita di tassametro. La prima compagnia di taxi nasce invece a New York, la quale decise di dipingere le vetture di colore giallo, poiché meglio visibile anche da lontano.

Alla fine degli anni Quaranta ecco un’altra svolta nel settore, vengono utilizzati impianti radio per la comunicazione tra la vettura e la sede, mentre prima ci si doveva servire d’impianti fissi posti in parcheggi predisposti e dove parcheggiavano i tassisti in attesa di una chiamata. La tecnologia odierna porta alluso dei GPS e dei navigatori satellitari. Diversi sono i veicoli impiegati per lo scopo, nella nostra Milano molti si ricorderanno il modello Multipla della Fiat 600, con una versione apposita per i tassisti. Il colore era Verde e Nero, pare che la scelta di questo colore si debbano a Mussolini, il quale lo aveva identificato come colore dei giovani Balilla per la loro divisa, pantaloncini neri e casacca verde. Questo colore era anche quello dei mezzi pubblici milanesi, e rimase sino a quando ci si uniformò alle scelte americane, divenendo il giallo, il nuovo colore.

Un’altra caratteristica era la paletta di metallo posta sul tetto del taxi, e che indicava l’orario del turno di lavoro del tassista. Quest’orario era identificabile secondo il colore e la forma della paletta, infatti, era così diviso: per il turno dalle 6,00 alle 16,00 paletta triangolare di colore verde, poi le forme potevano essere rotonde o quadrate, di colore bianco, giallo o rosso per i diversi turni, e per il servizio notturno, che iniziava alle 21,30 e terminava alle 6,00, una paletta rotonda di colore bianco.

Siamo negli anni Sessanta, anni che vedono anche, a Milano, la prima centrale radiotaxi, la “Velasca”, nome della torre che ospita gli uffici. Altre centrali nasceranno in seguito, sino ad arrivare alle moderne tecnologie di controllo satellitare. Dobbiamo arrivare al 1993 perché un Decreto del Ministero dei Trasporti modifichi il colore delle autovetture da gialle a bianche, così come vengono abolite le palette, sostituite da cartoncini numerati posti sui vetri delle auto. Anche il tassametro ha subito le sue modifiche, all'inizio era piuttosto grande e ingombrante e il suo funzionamento era esclusivamente meccanico; negli anni ’70 si riducono le dimensioni ma non il modo di funzionare, sino a che nei primi anni ’80 l’avvento dell’elettronica modificherà in toto quest’apparecchio. È doveroso precisare che un taxi può essere anche un motoscafo, vedi Venezia, o un piccolo aereo, un risciò o un Tuk-tuk in paesi asiatici.

Nella cinematografia moltissimi sono i film che vedono la presenza di un taxi, nei romanzi, ma anche nelle canzoni, ad esempio il brano Taxi cantato da Antoine e Anna Identici al Festival di Sanremo nel 1970, oppure Taxi story di Eros Ramazzotti, El Taxi di Garcia, o Carlos Santana con: le mie canzoni m’inseguono sui taxi, e molti altri. Anche il dialetto milanese ha dedicato canzoni in cui il taxi è protagonista o comunque citato, riporto solo queste poche righe tratte da “ El Taxi”:

Ohi taxi brutt pilàtt

gotten i gott mi sont chi a spettàt

ne riva vun a quatter post

vinticinq zvanzigh e sèmm a post

e dài ch’el va el birocc….. con quel che segue. 

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