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Intrighi e congiure meneghine: assassinio del Duca Galeazzo Sforza

galeazzo maria sforzaAnche la nostra Milano non è stata esente da intrighi e congiure, culminati, a volte, con veri e propri omicidi. Ve ne voglio raccontare alcuni, anche se risalgono a qualche secolo fa.

Nel 1412, sulla porta della chiesa di San Gottardo in Corte, viene assassinato il duca di Milano Giovanni Maria Visconti.

Nel 1484 è Ludovico Maria Sforza detto il Moro a sfuggire alla morte. Alcuni sicari lo attendevano all'entrata della Basilica di Sant'Ambrogio ma, per fortuna del Moro, decise di entrare da una porta laterale, sfuggendo così alla morte.

Ecco ora una storia interessante che vede protagonista Galeazzo Maria Sforza, i Visconti, gli Olgiati e i Lampugnani.

Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano dal 1466 al 1476.

Carlo Visconti, figlio di Barnabò Visconti, nobile milanese che ottenne i territori di Cremona, Borgo San Donnino e Parma.

Girolamo Olgiati, nobile italiano e funzionario governativo a Milano.

Giovanni Andrea Lampugnani, membro della nobiltà milanese e figlio di una famiglia di alto rango nella Milano Rinascimentale.

Si racconta che Galeazzo Sforza era persona arrogante e presuntuoso, e che un giorno si impadronì di alcune nobildonne di casa Visconti e degli Olgiati e, dopo averne abusato le fa prostituire. L'ira dei Visconti e degli Olgiati è inevitabile. Non contento il Galeazzo decide di privare di alcune rendite il nobile Andrea Lampugnani, provocando la reazione della nobile famiglia.

A questo punto gli offesi decidono di unire le loro forze e preparano una congiura contro lo Sforza. L'Olgiati pensa bene di far una visita nella chiesa di Sant'Ambrogio per invocare il favore del Santo nel lavare l'onta subita. Viene deciso il giorno dell'assassinio del duca, è per il 26 dicembre, siamo nell'anno 1476, nella Basilica di Santo Stefano Maggiore, situata in piazza Santo Stefano.  I milanesi la conosco anche come Santo Stefano in Brolo o alla Porta; in brolo perché era il nome storico dato all'area, alla Porta in riferimento alla Pusterla di Santo Stefano, ora non più esistente.

Galeazzo Sforza aveva ricevuto gli ambasciatori di Ferrara e Mantova, e con essi decise di recarsi alla Basilica di Santo Stefano, ignaro di ciò che gli accadrà. A metà navata si era celato Andrea Lampugnani, mentre l'Olgiati e il Visconti si erano appostati nei pressi con altri famigliari. Appena il Duca raggiunge la metà della navata, il Lampugnani gli si avvicina, piega il ginocchio in segno di riverenza e subito gli vibra una pugnalata all'inguine. Era il segnale, infatti, l'Olgiati e il Visconti prontamente colpirono a loro volta, uno al petto e l'altro alla gola, così come i familiari che non risparmiarono pugnalate. Il Duca Galeazzo aveva trentatrè anni. I due ambasciatori rimasero interdetti, trovandosi tra le braccia il duca ormai morto.

I tre congiurati, approfittando della confusione creatasi in chiesa,  si danno alla fuga, ma il Lampugnani è colpito a morte da una guardia del Duca, mentre un suo domestico, anche lui un congiurato, è catturato e, torturato, racconta tutto. Il Visconti, che aveva trovato rifugio da un parente è catturato e messo a morte. L'Olgiati, non riuscì a rifugiarsi da parenti perchè gli negarono l'ospitalità. Si recò in una chiesa e decise di confessarsi da un prete, cui però pare dicesse di non pentirsi di quest'ultimo delitto. Riprese la fuga ma, per sua sfortuna, fu catturato e, dopo aver subito tortura, ucciso per squartamento.

Del corpo di Galeazzo Sforza non si seppe più nulla, probabilmente fu sepolto di nascosto in un luogo imprecisato, si dice tra due colonne del Duomo di Milano. Recentemente però si è peritato un teschio trovato nella Chiesa di Sant'Andrea a Melzo e, da analisi effettuate, pare trattasi del possibile teschio dello Sforza.

Insomma, una pagina di storia non certo edificante della nostra bella Milano.

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