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La battaglia di Legnano, i fatti storici

legnano castello foto milanofreeOttocentoquarantaquattro anni or sono, il 29 Maggio, si combatteva la battaglia di Legnano tra l'esercito imperiale di Federico Barbarossa e le truppe delle Lega Lombarda. In quest'articolo vi voglio raccontare, anche se in modo succinto, le varie fasi della battaglia.

Nella notte tra il 28 e il 29 Maggio il Barbarossa scendeva verso Pavia e, con le sue truppe, si trovava presso il monastero di Santa Maria Assunta delle Benedettine in Cairate. L'imperatore decise di trascorrere la notte nel castello di Castelseprio per poi attraversare il fiume Olona ed entrare in città. Il suo esercito era composto da soldati di professione, molti provenienti dalla Germania e costituito, per la maggioranza, dalla cavalleria pesante.

L'esercito della Lega invece era costituito, per la maggior parte, da cittadini, che formavano la fanteria, mentre la cavalleria era composta da una estrazione sociale più ricca. I capi della Lega Lombarda erano convinti che il Barbarossa fosse ancora a Bellinzona, comune Svizzero, per questo motivo il Carroccio che trasportava la croce di Ariberto d'Intimiano, che fu vescovo di Milano, fu trasferito da Milano a Legnano, uscendo da Porta Romana e risalendo poi l'Olona. Il Carroccio fu posizionato lungo una scarpata del fiume, in modo da offrire una difesa naturale almeno su un lato. Si attendeva l'arrivo delle truppe del Barbarossa da Castellanza, invece questi arrivò dalla parte opposta, precisamente dal comune di Borsano, obbligando così i soldati del Carroccio a una strenua difesa, avendo tra l'altro una via sbarrata dal fiume. Sistemare il Carroccio a Legnano era strategicamente giusto, infatti, il borgo rappresentava, per chi proveniva da Nord, un facile accesso alla città di Milano, per cui era necessario chiudere questo varco, inoltre il territorio non era ostile alle truppe della Lega Lombarda.

Dal punto di vista strategico la mossa era esatta, si impediva all'imperatore di attaccare Milano o raggiungere Pavia. Intanto il Barbarossa riprendeva la marcia verso Pavia dirigendosi verso il fiume Ticino. Alcune avanguardie dell'esercito della Lega, formate da 700 cavalieri, andarono in perlustrazione del territorio e giunti nei pressi di Cascina Brughetto incrociarono 300 cavalieri avversari. I 700 diedero battaglia e, all'inizio le cose si mettevano bene, poi però giunse il grosso dell'esercito teutonico e i cavalieri della Lega ebbero la peggio e si ritirarono verso Milano, lasciando però scoperti i soldati del Carroccio. Una occasione che il Barbarossa non si lasciò sfuggire, infatti, decise di attaccare direttamente il Carroccio con la cavalleria, essendo quest'ultimo difeso solo dalla fanteria. La difesa fu organizzata in questo modo: i fanti, la cavalleria era composta da pochissimi soldati, si misero attorno al Carroccio organizzandosi su alcune linee difensive lungo un semicerchio di circa 3 Km, ognuna delle quali era formata da soldati protetti da scudi. Tra uno scudo e l'altro erano poi allungate le lance, con la prima fila di fanti che combatteva in ginocchio, così che le lance formavano una serrata barriera. Il combattimento durò dalle otto del mattino sino alle tre del pomeriggio, con alterne vicende, sino a quando le prime file di fanteria cedettero.

Nel frattempo l'esercito comunale si era riunificato con la cavalleria che andava verso Milano e, dirigendosi su Legnano, attaccò il Barbarossa sui fianchi e da dietro. Questo fatto spinse i fanti rimasti attorno al Carroccio a passare alla controffensiva, approfittando anche del fatto che i cavalieri tedeschi mostravano un certo affaticamento. A questo punto il Barbarossa, guerriero coraggioso e audace, si gettò nel cuore della battaglia, ma il suo cavallo fu colpito a morte e l'imperatore sparì alla vista dei suoi uomini mentre anche porta stendardo fu colpito a morte. Per gli invasori fu una sconfitta totale e il Barbarossa riuscì a fatica a raggiungere la fedele Pavia.

Ecco, questa è, se pur in sintesi, la storia di un'epica battaglia che ha visto l'unità e la convinzione di semplici soldati del popolo milanese e lombardo, battere un esercito imperiale molto più strutturato.

 

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