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La Breda: un'azienda della nostra Milano

ernesto-bredaDomenica scorsa stavo gironzolando, in quel di Boario Terme, tra le bancarelle di esposizione d’antiquariato e cose vecchie, e mi sono imbattuto in due vetuste biciclette, le quali mi hanno riportato alla mente quella che usava mio nonno quando, la mattina presto, montato in sella, si avviava al lavoro alla Breda, e quando, finito il turno, pedalava per raggiungere il suo stupendo orto/giardino nei pressi dell’Ospedale di Niguarda.  Dell’Azienda non ricordo mi abbia mai raccontato nulla, né di quale fosse la sua mansione, tuttavia il nome Breda mi è sempre rimasto nella mente, e così oggi ho deciso di elaborare un articolo proprio su quest’azienda che ha fatto la storia di tanti lavoratori milanesi e della città.

La SIEB, Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche, fu fondata a Milano nel 1886 dall’Ingegnere padovano Ernesto Breda, che aveva rilevato una piccola azienda metal meccanica e ferroviaria milanese che aveva sede lungo il Naviglio della Martesana, la “Elvetica”. Nel 1889 occupava ben duemila dipendenti divisi nei venti reparti che andavano dalla sala dei modellisti all’officina costruzione carri ferroviari, alla fonderia ghisa, alla torneria bossoli e cannoni. 631 erano le macchine operatrici. L’attività più importante era riservata alla produzione di locomotive, seguivano macchine utensili e agricole, caldaie e la fucinatura di pezzi metallici. All’inizio del Novecento necessitava un ingrandimento dello stabilimento, e nel 1903 la Breda acquistava terreni edificabili a Niguarda e a Sesto San Giovanni.

Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano si trova esposta la millesima locomotiva Breda. La disgrazia della Prima Guerra Mondiale spinse la Breda alla fabbricazione di aerei da combattimento e armi, allargando così la sua produzione. Terminata la guerra, nel 1917 l’Azienda inaugura un centro di ricerca e formazione, l’Istituto Scientifico Tecnico Ernesto Breda, che si affermerà come uno dei centri più importanti sulla ricerca metallurgica. Anche l’altra tragica seconda Guerra Mondiale vede la Breda impegnata nella costruzione bellica, ricordo il prototipo di bombardiere in picchiata Breda Ba. 201. nel 1952 nasce la FEB, Finanziaria Ernesto Breda, che costituì singole società, per la precisione sette, aventi piena autonomia giuridica. Negli anni a venire la grande Breda era un ricordo, oggi sono diverse le aziende che utilizzano il marchio Breda, alcune nate dalle scissioni o acquisizioni dell’originale Breda, ad esempio Breda di Pistoia o la Breda Energia di Sesto San Giovanni.

Un aspetto che voglio, anche se superficialmente, prendere in considerazione è: come vivevano gli operai di allora all’interno di uno stabilimento come la Breda? Ricordo che mio nonno partiva portandosi dietro il pranzo nella “schiscetta”, la gavetta per intenderci, che era un contenitore di metallo per portarsi al lavoro il cibo già in precedenza cotto a casa. Possibile che il termine derivi da “schiscià”, schiacciare, poiché il cibo doveva stare in uno spazio piuttosto ristretto subendo una schiacciata. Le ore lavorative si aggiravano sulle tremila l’anno, con una paga che non permetteva certo una vita agiata, se si pensa che nella metà degli anni ’40, il salario si aggirava dalle 750 lire alle 1.800 al mese.

Purtroppo il lavoratore di allora non godeva di tutte le tutele e garanzie della mano d’opera odierna, e sbarcare il lunario non deve certo essere stato semplice, anche se le esigenze di allora erano inferiori a quelle di oggi dove, purtroppo, abbonda un inutile spreco. Interessante sarebbe entrare nel merito, ma mi porterebbe lontano e meriterebbe un articolo a parte, per cui mi fermo qui.

                                                                                          Il Barbapedana

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