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La "Storia" patrimonio dell'umanità

storiaI “barbari” dell’Isis, come i Talebani in Afghanistan, hanno distrutto reperti di inestimabile valore, veri  “pezzi di Storia”, con una ferocia degna della loro stupidità, accecati dal fanatismo e dall’ignoranza. Un crimine contro la Storia e – concordando con Vittorio Sgarbi - contro l’intera Umanità.

L’uomo è la “sintesi vivente” di tutto quello che è stato prima di lui e, proprio per questo,  niente potrà mai spezzare completamente il legame con il suo  passato. Non si tratta soltanto del ricordo da custodire con spirito romantico, ma del germe di una crescita culturale e spirituale che va conservato con rispetto e con cura sistematica, come eredità appartenente alle generazioni future.

 Le testimonianze storiche, artistiche e letterarie dei suoi antenati, dicono all’uomo contemporaneo chi sia lui veramente, e da dove egli provenga, rappresentando - con le sue radici più profonde - un elemento essenziale della sua identità personale e collettiva.

 Naturalmente questa certezza, non deve indurre nell’errore opposto, cioè quello di pensare che i valori, le esperienze e le situazioni socioculturali del passato possano essere riproposti tali e quali anche per il  presente per cui, se il ricordo diventa una specie di prigione dalla quale non si riesce ad uscire per intraprendere una nuova strada, allora si finisce con il perdere il senso della Storia.

La verità è che mentre il tempo scorre, l’universo circostante si evolve, producendo modificazioni che possono arrivare addirittura a  capovolgere  le strutture sociali e le ideologie esistenti, trovandoci non di rado impreparati di fronte al cambiamento. Le trasformazioni a volte ci travolgono, altre volte ci vedono protagonisti, a volte peggiorano la nostra condizione, e a volte la migliorano, ma una cosa è certa: non debbono essere ignorate.

Da qui, la ragione per la quale incombe su ciascuno di noi la necessità di una continua e attenta ricerca di un  punto di  delicato equilibrio tra il passato – i cui insegnamenti, al pari degli errori, debbono essere tenuti in debita considerazione  - e il progresso che si vuole costruire, in quanto non si deve correre il rischio di inciampare nell’ostacolo che si ha davanti, essendo troppo attenti a guardare indietro.

Dunque, il passato non può essere cancellato, e non può essere nemmeno rivissuto nel  mondo attuale come una semplice  “ripetizione” di una situazione della Storia. Il passato  è come uno specchio, dove l’uomo è libero di osservarsi spogliandosi dei propri pregiudizi e delle proprie paure; uno specchio che gli indica la cornice, e quindi i limiti, entro i quali egli può crescere, compiere le proprie scelte e continuare a guardare alla propria immagine con la dignità di chi determina le proprie azioni  nella consapevolezza di saper distinguere il “giusto” dall’”iniquo”, il bene dal male, avendo come riferimento la testimonianza e l’opera di coloro che hanno offerto esempi di vita degni di consenso per la loro onestà intellettuale, per il loro coraggio e per il loro contributo alla crescita morale, sociale e scientifica dell’Umanità.isis statue

La Storia, in definitiva, ci propone dei modelli, positivi o negativi: sta a noi saper selezionare (anche in base alle nostre attitudini e alla nostra sensibilità, nonché alle occasioni che ci si presentano) quelli dai quali trarre ispirazione, attraverso un percorso di rivisitazione critica di quanto ci è stato tramandato.

 Il questo contesto si inserisce il ruolo dello storico il quale,  con la sua opera di ricostruzione e narrazione, è di fondamentale ausilio non solo per la lettura, ma soprattutto  per la corretta interpretazione del passato. Il suo lavoro è di grande utilità nel colmare le eventuali dimenticanze  di chi non sa leggere ed interpretare la Storia con approccio costruttivo ed equilibrato, e nel rammentare attraverso il  suo racconto quello che di buono molti hanno fatto, affinché da ciò si possa trarre un impulso benefico e prolifico di nuovo progresso, ma anche per ricordare quello che al contrario ha suscitato l’orrore o la riprovazione, affinché da questo si possa rifuggire con convinzione.

E’il caso, dunque,  di sottolineare come - al di là della cronaca  più o meno dettagliata - la funzione più importante dello Storia non sia tanto nell’archiviazione di date, luoghi, eventi, nomi e cognomi, quanto  nella sua capacità di trasmettere al  lettore la passione e l’interesse per la ricerca del messaggio che i fatti storici possono dare ai posteri. Questo messaggio, inteso come frutto prodigioso della memoria storica, potrà arricchire l’esperienza dell’uomo d’oggi, ma anche  rafforzare il suo slancio verso il futuro e allargarne gli orizzonti, avvicinandolo ad una ideale saggezza condivisa che accolga nella sua coscienza una sorta di “memoria comune” della Storia,  da considerarsi patrimonio dei Popoli.

Non ci è dato conoscere, ma – per nostra buona sorte - possiamo solo immaginare il vuoto culturale, nonché l’abisso morale e materiale, che contraddistingue i “barbari del Terzo Millennio” i quali, nulla potendo al cospetto della propria  sconfinata miseria interiore, si sono accaniti dissennatamente contro i segni di un passato memorabile con il pretesto di distruggere gli “idoli” dell’Occidente, cancellando per sempre, prima in Afganistan e ora anche in  Iraq, i simboli di civiltà delle quali avrebbero dovuto essere fieri custodi, anche per i loro stessi figli.

E’ stato il “trionfo dell’idiozia e dell’ignoranza” più bieche, disvalori per i quali oggi – paradossalmente - anche questi spregevoli barbari in fondo si sono conquistati un posto nella Storia, se pur in negativo, come esempio universale di un  protagonismo ignobile, rispetto alquale tutti gli individui dotati di senso del discernimento (al di là di qualsivoglia ideologia o convinzione personale) hanno il dovere civile di elevarsi ad esprimere il loro più incondizionato “sdegno personale”.

Mirella Elisa Scotellaro

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