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La storica rapina di via Osoppo a Milano: 27 febbraio 1958

corriere sera rapina via osoppo milanoCi troviamo a Milano, in una fredda giornata invernale ed esattamente il 27 di febbraio del 1958, giorno mensile di paghe.
Sembrava una giornata come tutte le altre, ma non per i sette che divennero famosi per la sensazionale rapina di via Osoppo. Tutto era stato studiato nei minimi particolari dal trentenne Ugo Ciappina, il leader del gruppo e gli altri fuorilegge Luciano De Maria, Arnaldo Gesmundo, Ferdinando Russo, Arnaldo Bolognini, Enrico Cesaroni ed Eros Castiglioni. La Banda di via Osoppo viene annoverata tra i gruppi criminali afferenti alla mala milanese detta Ligera.

L’obiettivo della banda è quello che ha ispirato poi numerosi film, il classico furgone portavalori che in questo caso, come di consueto, riforniva le filiali della Banca Popolare di Milano tre volte alla settimana effettuando, come un orologio svizzero, il medesimo percorso. Il luogo prescelto dalla banda per l’imboscata è tra via Osoppo e via Caccialepori e i “mezzi di lavoro” contano diverse pistole e mitra. A dir la verità questo era il terzo tentativo perché i precedenti erano andati a monte: in uno addirittura avevano scambiato il furgoncino del latte con quello del portavalori.

Sul furgone della banca sono invece tre le persone ignare che quella non sarebbe stata una giornata come le altre: un’autista, un commesso della Banca Popolare di Milano e un agente di polizia (unica persona armata). Il furgone, tutt’altro che blindato, arriva nella zona dell’imboscata attorno alle nove e venti del mattino quando un’utilitaria Fiat 1400 guidata da Arnaldo Gesmundo gli si mette davanti cominciando a sbandare per poi schiantarsi contro un muro.

ligera milanoÈ a quel punto che l’autista del furgone si ferma non capendo che quell’incidente nient’altro era che un diversivo (anche se scopriremo solo anni dopo che lo schianto contro il muro non era in programma). Pochi istanti dopo infatti un furgoncino guidato dall’altro Arnaldo, il  Bolognini, tampona il portavalori bloccandogli lo spazio di manovra mentre un secondo mezzo lo affianca ed è qui che la banda con tute da operaio e il viso travisato da passamontagna, armi in pugno, accerchia il portavalori e senza sparare un colpo sottrae un bottino di 115 milioni di lire in contanti.

Nessun ferito, un colpo da manuale, se non fosse il fatto che i soldi danno prestissimo alla testa ai sette scapestrati che da un giorno all’altro avevano iniziato a darsi alla bella vita dando troppo nell’occhio.

La bella vita finisce dopo un solo mese dal colpo, il 1 aprile, quando la polizia li assicura alla giustizia e il tribunale li condanna a svariati anni di carcere.

Curiosità:

  • Erano sicuramente rapinatori di altri tempi, se pensiamo che l’autista del furgoncino che avrebbe dovuto tamponare il portavalori, per ingannare l’attesa, poco prima di entrare in scena aveva acquistato due panini e un etto di taleggio in drogheria.
  • Lo stipendio mensile di un operaio dell’epoca era 50.000 lire.
  • Una signora, vista la scena dell’assalto, tirò un vaso di fiori contro i rapinatori intimandogli di andare a lavorare. Si racconta che un rapinatore rispose a tono “secondo lei cosa stiamo facendo?”

Fonti: I principali quotidiani dell’epoca, in particolar modo il "Corriere della Sera" e "La Notte".

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