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Milano: il ritrovo degli scapigliati

  • Barbara Lozzi

ScapigliatiLa Scapigliatura italiana

Il termine “Scapigliatura” fu proposto da Carlo Rigetti per designare un gruppo di ribelli che ripudiavano la loro classe di provenienza e che vivevano in modo prettamente disordinato ed eccentrico. La Scapigliatura è una tendenza della poesia italiana, rappresentata da un gruppo di scrittori, che si sviluppa dai primi decenni successivi all’Unità d’Italia (1861) e che si oppone al Romanticismo. Vi appartengono molti scrittori che si riuniscono soprattutto a Milano e che assumono atteggiamenti di rottura delle convenzioni sociali e letterarie a loro contemporanee.

I poeti scapigliati

Emilio Praga (Gorla 1839 – Milano 1875);  
Arrigo Boito (Padova 1842 – Milano 1918);
Camillo Boito (Roma 1836 – Milano 1914);
Igino Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato 1839 – Milano 1869);
Carlo Dossi (Zenevredo 1849 – Cardina 1910);
Luigi Conconi (Milano 1852 – Milano 1917);
Vittorio Imbriani (Napoli 1840 – Pomigliano D’Arco  1886);
Giovanni Camerana (Casale Monferrato 1845 – Torino 1905).

Luoghi d’incontro in quel di Milano

Il ritrovo comune degli scapigliati, a mezzogiorno, era presso l’osteria del Polpetta in Via Vivaio (all’angolo di via Conservatorio) e, sempre sulla stessa via, presso l’Ortaglia, il giardino dei conti Cicogna.
Altri luoghi erano Caffè Manzoni (nell’omonima via), Cassina de’ Pom (Via Melchiorre Gioia) e l’Osteria Nos (Porta Ticinese).
Il quartiere dove la maggior parte di loro aveva il proprio studio è quello che oggi è delimitato da Corso Monforte, corso di Porta Venezia e viale Majno (Praga abitava nel quartiere Manforte, considerato e definito come la “Montmartre milanese”); a quei tempi era prettamente una zona di campagna e oggi su quei terreni sorge l’Istituto dei Ciechi.
Molto emozionante visitare questi luoghi dove un tempo vivaci e spericolati intellettuali diedero il via ad un movimento così particolare.

Pensiero

Gli scapigliati rifiutano l’impegno civile, politico e patriottico del Romanticismo e prediligono una sfera soggettiva; perseguono la rappresentazione del “vero” e ripudiano ogni forma di religione. L’atteggiamento verso la modernità è definito, dagli scapigliati “dualismo”: da un lato ripudiano con orrore il progresso scientifico ed economico della loro epoca poiché inneggiano ai valori del passato; dall’altro però si rassegnano ad esso e a rappresentare il “vero”, giacché quei valori sono perduti per sempre. Si sentono perennemente divisi tra bene e male, tra vizio e virtù, tra bello e brutto, senza possibilità di soluzione o compromesso.

Dietro questi atteggiamenti, nascondono una nostalgia della purezza ideale e del Bello (valori che, come detto in precedenza, considerano ormai irraggiungibili nella modernità) che compensano con la ricerca dell’orrendo. Possiamo scorgere negli scapigliati un forte influsso da parte di Charles Baudelaire, per quest’ultimo punto e anche per quanto concerne l’uCarloRighettiso di metafore particolari. La ricerca e l’esplorazione dell’incertezza e della disperazione esistenziale in alcuni scapigliati si riflette anche nello stile di vita (Praga muore alcolizzato, Trinchetti si toglie la vitaida). I poeti scapigliati, oltre che da Baudelaire, subiscono l’influenza dei romantici tedeschi (Hoffmann, Poe, Heine) e dai poeti del Parnasse (scuola francese).

Linguaggio

Gli scapigliati preferiscono adottare un linguaggio quotidiano piuttosto che uno aulico. Ad ogni modo usano contemporaneamente sia termini prosaici sia termini ricercati e rari e ricorrono a metafore strane, inattese; tutto ciò con lo scopo di sconcertare il lettore. Nelle loro opere cercano di regalare suggestioni cromatiche e musicali mescolando le parole dell’uso comune con vari artifizi letterari.

Temi

Si predilige l’irrazionale e il fantastico, l’orrido e il macabro, il sogno e l’allucinazione, il culto mistico del bello, umorismo e ironia.

Barbara

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