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ONMI: storia dell'Opera nazionale per protezione Maternità e Infanzia

onmiStato e infanzia nell’Italia contemporanea

ONMI (Opera nazionale per protezione Maternità e Infanzia) : ricerca su storia politiche sociali x infanzia dell'’Italia, dal dicembre 1925 (approvazione sua costituzione) al 1975, sua definitiva chiusura.

Molti provvedimenti sociali adottati dallo Stato fascista, ma spesso si tratta di trasformazione di progetti proposti nell'’età liberale.
L'OMNI ebbe funzione di coordinamento ed indirizzo piu’ che di gestione, e interventi successivi per rendere l’'OMNI sotto il controllo del regime (33-34; 38-39), con integrazione degli enti locali “fascistizzati”, il PNF e il Ministero dell’Interno.

La fine del II dopoguerra: tema del sostegno alla maternità e all’infanzia previsto nel testo costituzionale, ma per circa 30 anni (da 48 al 75) ci furono non poche ombre e difficoltà nel campo delle politiche sociali a favore dei minori.

L’'OMNI: come l'IRI e altre istituzioni nate durante il fascismo, vengono trasferite all’Italia repubblicana.
Cambio dei fini: abbandonati disegni di grandezza e tutela integrità razziale, oggetto di crescita e maturazione dell'individuo con al centro ruolo della famiglia e specie all’inizio, con riferimenti di natura religiosa.
Difficoltà: di adeguare strutture e personale, cronico deficit di bilancio, sopravvivenza; quale stato sociale si è voluto costituire?

L'Italia liberale e le politiche sociali

Giolitti : primi tratti di stato sociale in Italia, segnati da provvedimenti specifici relativi ai minori e alle donne (es. Cassa Nazionale per la maternità e infanzia, approvata nel 1910).
Incrocio riformismo giolittiano e esponenti illuminati del socialismo. Contesto europeo del tempo, il minore non tanto soggetto apportatore di diritti fondamentali ma oggetto di controllo e difesa da parte del mondo adulto.

Diritto all’'istruzione:
• 1° Legge nazionale (lex Casati) nel 1859, istruzione elementare impartita dai 6 anni in due gradi biennali, attraverso i comuni (e non lo Stato); il 2° biennio obbligatorio solo x comuni > 4.000 abitanti in molti territori l’obbligo fu disatteso
• Lex 1877 (Coppino) obbligatorietà istruzione e sanzioni per chi non vi provvede
• 1911: finalmente sottratta la scuola ai comuni, e affidata a Consiglio scolastico Provinciale ; nel 1933 lo stato totalitario avocò a se l’intero settore scolastico
Lex 1902 (età Giolittiana) : lavoro minorile in opifici industriali consentito ai 13 anni (età elevata dai 12 ai 13 anni) e delle donne ; nel 1914: legge per divieto lavoro notturno per cittadini di minore età.
Istituzione di Cassa Nazionale x protezione maternità e infanzia: se ne discute dopo approvazione lex sul lavoro del 1902. Ma istituita solo nel 1910, e sancisce per la 1° volta intervento diretto dello Stato in materia di maternità e infanzia. Solo per le lavoratrici dell’Industria. Ritardi e incongruenze nell’applicazione (compreso il fatto che era solo per PARTE DEL LAVORO FEMMINILE) .
II La riforma del 1925 tra eredità liberali e specificità del fascismo
Alla fine della 1° Guerra mondiale: + di un paese europeo aveva definito norme a tutela infanzia (es Francia, Germania e Inghilterra; paesi area nordica, es Danimarca Norvegia, Svezia).
In Italia dati sulla condizione minorile allarmanti (mortalità e morbilità , es vagabondaggio, vita ai margini legalità). Elevatissima mortalità infantile.
Il Governo Mussolini costituì una Commissione con il compito di proporre un disegno di legge per organizzazione assistenziale. Il ministro dell’Interno Federzoni fece proprio il progetto, e si costituì l’OMNI (1925).

OMNI: progetto prevedeva protezione e assistenza maternità, protezione allattamento materno, igiene sociale della prima infanzia, profilassi antitubercolare, igiene scolastica, ed fisica, repressione abusi di patria potestà, protezione sociale del fanciullo, educazione fanciulli anormali. Riguardava le funzioni di maternità, gravidanza, parto, puerperio, allattamento.
OMNI: organizzazione di razionalizzazione e coordinamento, condizionato da limitate risorse finanziarie. Sistema centralizzato e organo nuovo, ma in linea con storia burocratico amministrativa del paese.
Ampi scopi, perseguiti mediante la fondazione di nuove istituzioni, il finanziamento di quelle esistenti, il coordinamento di istituti pubblici e privati presenti nel territorio.
Consiglio centrale e Giunta esecutiva, a Roma, ma iniziative sul territorio nei capoluoghi di provincia (federazioni provinciali) e nei comuni (in cui vi erano Comitati composti da “patroni” e “patronesse” ). Accanto al Consiglio , Comitato tecnico di esperti.

Finanziamento: fondi pubblici (proventi dell’ imposta sui celibi) , ¼ della tassa comunale di soggiorno.
15 soci benemeriti e perpetui (tra cui Mussolini, Federzoni, nobildonne dell’epoca) .
L'Opera proponeva di avviare anche corsi popolari e conferenze pubbliche; nelle comunità rurali l'istituzione di cattedre ambulanti di agricoltura, introduzione di corsi di igiene nelle scuole, l'istruzione delle madri negli ambulatori per le gestanti e i lattanti.
Federazione: vigilava su funzionamento istituzioni locali. Nei primi anni: ONMI fu’ fortemente influenzata da presenza di elites tradizionali locali ( benefattrice, dama di carità) .
I Comitati: agivano sul territorio mediate opera di visitatrici volontarie o talvolta retribuite nominate dall’Opera Nazionale. Agente di protezione dell’infanzia: scelto per iniziativa del Comitato tra persone d’ineccepibile condotta . Dall’opera dovevano essere accuditi lattanti e svezzati fino al 5° anno aventi genitori incapaci di prestare le cure, fanciulli e figli di famiglie bisognose entro il 18° anno di età, orfani o dismessi da istituti di beneficenza. Opera: ventaglio esteso di funzioni, funzionale a disegno fascista di rendere la nazione e la sua popolazione più forte, sana , vigorosa, ridurre o eliminare le fasce a rischio, facendo perrno sulla circoscrizione comunale. In ogni comune: doveva sorgere ambulatorio ostetrico condotto da medici specializzati per sorveglianza igienica delle gestanti, con guardia ostetrica di pronto soccorso. In ogni provincia, ambulatori ostetrici riuniti in gruppo coordinato a asilo o istituto di maternità.
Istituti di maternità presenti sul territorio: obbligo di accogliere su richiesta del Comitato qualsiasi donna fosse stata loro inviata. Consultori per lattanti fino al 3° anno di età, con dispensario latte, cucina, infantile, refettorio materno.
Ogni stabilimento industriale con piu' di 50 dipendenti donne doveva dotarsi di un asilo nido per lattanti, divezzi fino ai 3 anni con il contributo degli industriali e delle operaie dell’Opera. Se ciò non era possibile, almeno costituzione di un asilo nido o camera di allattamento aperti a tutte le donne lavoratrici.
Invio di minori alle colonie marine e montane: delegato a iniziativa del medico scolastico o delle assistenti visitatrici che segnalavano i casi al locale comitato di Patronato.
Misure collaterali di tutela: divieto somministrazione e vendita bevande alcoliche e tabacco a fanciulli e adolescenti, divieto esibizione di miniori in spettacoli cinematografici, circhi, caffè, luoghi pubblici.
All’Opera: controllo contenuti degli spettacoli , responsabilità di promuovere e realizzare una serie di strutture per fanciulli anormali fisici o psichici e traviati. Dovevano adoperarsi perché nelle scuole elementari fossero istituite classi differenziali per livellare per la scuola comune gli scolari tardivi; Promuovere il ricovero presso strutture specifiche per i minori affetti da infermità apparato motorio (storpi, paralitici) o sensoriali ( ciechi, sordo-muti) o psichici (epilettici, frenastenici, dementi…) Minori fisicamente o psichicamente inabili: trattati insieme ai fanciulli moralmente o materialmente abbandonati, traviati, inquisiti o liberati dal carcere.

L’ONMI nella costruzione dello Stato Totalitario

La riforma fu avviata con lo scopo di sostituire l’assistenza sociale a concetto di carità e beneficienza. L'OMNI venne caricata di competenze e funzioni vastissime, premesse per una loro difficile attuazione.
Difficoltà varie: i comuni che spesso non mettevano a disposizione locali idonei, non si trovavano spesso membri elettivi…. Ciò accadeva spesso nei centri rurali del sud. Nel 1931 ancora alto era il numero di nati morti e donne morte per malattie di gravidanza, parto o puerperio.

Riforma dell’OMNI: viene snellita la struttura amministrativa (Consiglio da 38 membri a 13; Giunta da 9 a 3 membri), viene coordinata l’attività di OMNI con enti locali e del PNF dando spazio in forma ufficiale a capi Province, Comuni e fasci femminili.
Aboliti sussidi in denaro e assistenza domiciliare.
Alla fine del 1936, periodo di massimo splendore del fascismo, l’OMNI appariva come struttura in espansione.
Nel 1938 nuova riorganizzazione: si completa disegno centralizzatore nell’assistenza alla maternità e infanzia , e potestà: presidente del Comitato comunale di patronato ONMI e neo costituito Ente comunale di assistenza. Più diretto controllo del Ministro Interno, accentuato il carattere sanitario dell’ente e potenziata azione di prevenzione. Tra i membri del Consiglio: nominati 1 da segretario del PNF, 1 da Ministero Finanze, 1 da Ministero Educazione, 1 da Corporazioni.
Speciale attenzione a Roma (con una speciale Federazione), per far diventare la città vetrina particolare a livello nazionale e internazionale.

L'OMNI nella bufera della guerra
Nuove emergenze, anche per ONMI, dettate dalla guerra. Confermato indirizzo generale già stabilito nel 1939 di operare prevalentemente in ambito tecnico-igienico-sanitario. Al conflitto fece giocoforza aumentare le richieste di assistenza generica . Nel 1942: chiamata a distribuire razione di alimenti e ricostituenti agli assistiti in consultori, refettori, asili ; OMNI inserito tra gli enti mobilitati. Problemi + diversi, come reinserimento minori reduci da colonie Africa in cui si era perso il controllo del territorio.
1943: anno cruciale per il paese. Come tutte le istituzioni, contraccolpi da caduta regime dopo l'8 Settembre.
Lo spostamento dei ministeri da Roma al nord sotto la Repubblica sociale italiana fu incompleto e laborioso. Sede centrale ONMI: da Roma a Pedrengo (BG). Poco personale accettò di trasferirsi da Roma a Pedrengo, nonostante rifiuto implicava licenziamento. OMNI: 2 percorsi distinti, uno a nord e l’altro a sud. A sud sotto il controllo degli alleati, decaddero le cariche .
Il personale, prima licenziato, venne poi richiamato in servizio provvisorio. Fine della guerra: l’OMNI è in profonda difficoltà economica e nelle strutture. Divisioni create dal conflitto, la sede di Milano prende posizione contro quella romana. Riunione nel 1946 con ipotesi di riforma, ma il commissario nazionale nel 1946 richiama e censura la federazione milanese.


La giovane repubblica e il vecchio ente

Fine della guerra: OMNI riprende la propria attività basandosi su rete consultori materni, pediatrici, degli asili x lattanti, dei refettori materni.
Da luglio 1945 opera sotto il controllo dell’Alto Commissario per l’Igiene e la Sanità Pubblica, organo dipendente da Presidenza del Consiglio. Inizio della fase repubblicana: i servizi offerti da OMNI si trovavano spesso riuniti in 1 solo edificio denominato Casa della Madre e del bambino, con concentrato il consultorio pediatrico, materno e ostetrico, il consultorio dermosifilopatico, l’asilo nido per lattanti e divezzi, il refettorio materno per gestanti e madri nutrici.
Sede centrale: gestiva direttamente un gruppo di istituti, tra cui di Roma e Pedrengo.
Compiti: oltre che assistenza igienico sanitaria, anche forme di assistenza diretta alla protezione delle lavoratrici madri. Al collocamento nel mondo del lavoro dei giovani privi di famiglia e al riconoscimento della prole illegittima. Assistenza ai minori materialmente o moralmente abbandonati.
Dubbio di sopravvivenza dell’ente entro la classe dirigente democristiana. Nella DC: confronto su come intervenire nel campo dell’assistenza all’infanzia:
a. Affidare il settore a un ente di stato
b. Affidare a azione e iniziativa della società civile
Nei fatti vincerà l’impostazione A. Qs alternativa mai sciolta . tra A e B, potrebbe aver ostacolato una reale sinergia tra pubblico e privato.
Nel 1947: riprende l’espansione dell’ONMI (strutture e personale) La legge (ampiamente disattesa) che imponeva alle industrie a costruire camere di allattamento  ONMI si propone di agire mediante i propri asili nido rionali che avrebbero potuto funzionare anche per i figli delle operaie dell’industria , su contribuzione delle famiglie e delle imprese. Insufficienza di fondi. Emergenza di alimentazione della popolazione infantile dopo la guerra. Il Paese partecipava a iniziative internazionali (es Fondo Internazionale Emergenza per l’Italia) e l’ONMI beneficiava di contributi e mezzi che transitavano da tali organismi.
Solo nel maggio 1950 ricostruzione della ordinaria amministrazione dell’ente.
Il 6/1/1951: reintrodotta la giornata della madre e del fanciullo , a conclusione attività di pubblicizzazione dell’attività dell’ONMI . Alunni scuole medie e elementari: specifico concorso sui temi di maternità e infanzia che si concludeva con una premiazione a Roma. Giornata della madre e del fanciullo: appuntamento consueto, in ogni provincia, con i prefetti. Metà anni 50: sembrava chiusa la fase dell’emergenza dettata dalla fine della guerra. Nuovo approccio a tema maternità e infanzia emergeva come sviluppo testi costituzione , basato su individualizzare assistenza considerando ciascun individuo assistito nelle sue dimensioni materiali e spirituali, sanitarie e pedagogiche.
Alla fine degli anni 50: ONMI poteva contare sul territorio su un insieme numeroso di strutture . Case della madre e del bambino, che comprendevano tutti i servizi attivati dall’Opera, l’asilo nido per lattanti e divezzi , il refettorio materno, i consultori ostetrici, pediatrici, dermosifilopatici, , talvolta il centro medico-psico-pedagogico e l’ufficio di assistenza sociale. Vi erano poi centri assistenza composti dallo stesso insieme di strutture ma non dell’asilo nido, che alla fine di anni 50 nella nuova realtà produttiva servizio sempre + richiesto. Diversi tentativi di riforma, ma in discussione la gestione dell’assistenza all’infanzia mediate ONMI. Aspetto + controverso: scarso rilievo assegnato ai comuni e province anche per gli organi locali dell’Opera. Negativo che i membri dei Comitati di patronato fossero nominati dal prefetto e solo in piccola parte nominati dai Consigli comunali.
Tra fine anno 50 e inizio anni 60: Italia boom economico e profonda trasformazione della società. Su ONMI: ombre e incertezze . Dubbi sulla gestione: non nei caratteri generali, che anzi avevano trovato anche la propria definizione nel testo della nuova costituzione. Quanto piuttosto la realizzazione pratica di tali principi nell’attività concreta di enti come l’ONMI. C’è da tener presente che per tutto il primo ventennio repubblicano: ONMI ha operato secondo una normativa ereditata dal passato regime, in assenza di organi espressione della realtà locale e mediate responsabili (i commissari straordinari) nominati dalla sede centrale, sulla base di una prassi inaugurata nel clima eccezionale di emergenza del dopoguerra. Struttura così organizzata, con cronica scarsità di risorse.
Tra il 65 e il 66 si prova a rilanciare l’iniziativa dell’ente. 40 anniversario celebrato con convegno nazionale a Roma sotto Alto Patronato presidente Repubblica (relatore Benigno Zaccagnini). Approvata poi la lex che stabiliva il riassetto degli organi centrali e periferici dell’ente dopo un lungo vuoto legislativo (dagli anni 30) .
La riforma prevede la presenza di un Consiglio centrale composto da Presidente e altri 19 membri. Al vertice, riconfermata 1 rappresentanza dell'amministrazione centrale dello stato. Ad essa affiancati elementi tratti da enti locali (3 sindaci da ANCI, e presidenti UPI) e organi locali della stessa ONMI. Nuovo clima che da maggior importanza a organizzazioni sindacali: entrano in Consiglio 1 rappresentante personale dipendente e una terna proposta dai sindacati, poi, specialisti: 5 medici, 2 esperti di problemi di assistenza sociale. Si costituiscono gli organi locali e finisce la gestione commissariale. Nelle province ci sarà un Comitato provinciale con orientamento politico (3 membri, di cui 1 della minoranza e 2 di maggioranza) , 2 membri del consiglio, tra esperti di assistenza sociale, 2 consiglieri comunali, etc. Tra i tecnici: specialisti pediatri infantili, 1 dermosifilopatia, medico provinciale) , provveditore agli studi. La logica è di trasformare l’ONMI in organizzazione di assistenza sovvenzionato e guidato integralmente dallo Stato (per es la figura dei soci, presenti dalla nascita e nel 1933, scompaiono dal 1938) . Riforma del 1966: ruolo di rilevo concesso agli enti locali, con dialettica verso il potere centrale (Ministero Sanità).
Legame con forze locali: determinò condizionamento strutture ONMI a forze politiche locali.
Alla vigilia anni 70: ONMI si caratterizza ancora sul territorio per rete case della madre e del bambino e struttura consultori. Utilizzo dei servizi dell’Opera da parte della popolazione è limitata. Inoltre: ancora tratti fondamentali sanitaria e assistenziale, ma aumentano i consultori pediatrici e diminuiscono i consultori materni. Consultori ostetrici: la maggior disponibilità di risorse faceva orientare la scelta verso servizi privati ritenuti, a torto o ragione, piu' affidabili.

Vedi anche la Storia di Milano

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