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Pellegrini e cibo nell'anno mille: cosa si mangiava

pellegrini pixIl cibo, necessità e piacere, così come il piacere di camminare, magari per compiere un pellegrinaggio.

Nel nostro tempo, per chi cammina per semplice diletto o per chi decide un vero e proprio pellegrinaggio, non abbiamo nessuna difficoltà a trovare ristoro di cibo e di pernottamento, ma al tempo dei pellegrinaggi medievali com'era il cibo che i pellegrini trovavano sul loro cammino? Mi sono preso la briga di una semplice ricerca seguendo il tragitto della via Francigena e precisamente il territorio della Lomellina, del Pavese e dell'Oltrepò, luoghi affascinanti e ricchi di storia, anche della cucina. Ecco quello che ho scoperto.

A cavallo tra gli anni mille e milletrecento, ai viandanti, cosa veniva offerto e cosa si mangiava? Seguire i ricettari è quasi impossibile, primo perché sono giunti in epoche posteriori, e secondo perché trattavano di una cucina ricca, per le corti dei principi e dei nobili, e ben lontana dalle abitudini alimentari della gente del popolo. Di cosa poteva sfamarsi allora il pellegrino che percorreva la via francigena per recarsi nei luoghi santi?

Sicuramente il piatto forte erano le minestre ( e le zuppe), che si preparavano su grosse pentole e si servivano nelle scodelle con dei mestoli. Cosa queste minestre contenessero possiamo immaginarlo, farro, miglio, ceci, cavoli, rape, erbe di campo e/o verdure in foglia, fave, lenticchie, cipolle, aglio, pezzi di carne. Riso, pasta, patate, pomodori erano ancora sconosciuti. Fondamentale era la presenza e il consumo di pane, fatto col grano, o con l'orzo o la segale, facilmente in forni costruiti accanto alla chiese. Sicuramente era diffuso il latte, ovino e caprino in particolare. In stagione autunnale non mancavano castagne, nocciole e noci. Fra le carni erano diffusi il maiale e il pollame, galline, oche eccetera.

La selvaggina era di solito riservata ai nobili. Vi erano anche i prosciutti, conosciuti già in epoca Romana. Le carni venivano cucinate lesse, alla fiamma o arrosto. Assai diffusi erano poi le uova e i formaggi, più grezzi di quelli che siamo abituati a gustare noi oggi. Un altro alimento da non dimenticare sono i pesci, di cui probabilmente i pellegrini, fedeli ai vari giorni di magro, si nutrivano. L'ambiente era ricco d'acqua e questo offriva gamberi di fiume, carpe, lucci, tinche, pescheria minuta, rane, che, in un ambiente non inquinato, offrivano sapori eccellenti.

Anche i condimenti trovavano il loro posto, erano lardo, strutto e il grasso d'oca, il burro era alimento da ricchi. Gli oli erano vegetali, prevalentemente di noce. Il sale era usato con una parsimonia incredibile perché molto caro. I dolci erano semplici e per lo più a base di miele prodotto in loco. La frutta era stagionale e locale e comprendeva uva, more, ciliegie, fragole, fichi, mele, prugne, pesche.

Le bevande più in voga erano l'acqua e il vino, più grossolano di quello che gustiamo oggi ma di cui si faceva uso in gran quantità.

Gli ingredienti per una dieta variata non mancavano, anche se il loro sapore era senza dubbio diverso da quello cui siamo abituati noi di questo secolo.

Come si evince fortunatamente al pellegrino non mancava la possibilità di cibarsi considerato il lungo cammino che doveva percorrere per raggiungere la "Città eterna".

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