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Respirando la rivolta: i luoghi delle 5 giornate di Milano

cinque-giornate-di-milanoIl 1848 fu un anno importantissimo, ricco di rivolte popolari che scossero l'Europa intera. Molte furono represse nel sangue, ma ebbero comunque la capacità di rompere le certezze assolutistiche dei monarchi e di dare voce a nuove ideologie politiche liberal-nazionali. Anche Milano fece la sua parte, ribellandosi al dominio austriaco, in quelle che vengono chiamate le 5 giornate di Milano, che avvennero proprio in questi giorni, dal 18 al 22 marzo.

A Milano si ha un po' la memoria corta su quelle giornate; vediamo allora in quali luoghi della città si sono svolte le azioni decisive, cosicché, quando si passa da lì, magari ci tornano in mente quelle 5 giornate gloriose che hanno visto protagonisti i nostri avi.

Il malcontento per il dominio austriaco era già vivo dal 1846, quando sparute proteste milanesi si verificarono nelle piazze della città, ma l'esercito austriaco non ebbe problemi a reprimere queste prime avvisaglie di malcontento.

Nel 1848, sentendo voci su una rivolta scoppiata anche a Vienna, i milanesi decisero di approfittare del momento di difficoltà degli austriaci, organizzando una manifestazione pacifica per il 18 di marzo. Se passate per Piazza Mercanti, pensate che fu quello il luogo della manifestazione per richiedere più diritti per i milanesi: libertà di stampa e più autonomia dal governo centrale. La pacifica manifestazione si trasformò ben presto in una rivolta violenta, dettata dalla volontà di eliminare quel regime austriaco così opprimente.

Il generale Radezky, che guidava le truppe austriache, fu colto alla sprovvista e fu costretto a rinchiudersi con diverse migliaia di uomini del Castello Sforzesco. Via Montenapoleone, oggi considerata solo per le vetrine dei grandi stilisti, era invece la sede dei capi della rivolta (tra cui Carlo Cattaneo). Da lì organizzarono una serie di barricate in tutte le strade della città, per cercare di avere la meglio sulle truppe austriache, che nel frattempo avevano trasformato il Duomo in una torretta di guardia da cui sparare ai rivoltosi in strada.

Il 20 marzo però gli austriaci furono costretti alla ritirata al Castello, e questo permise ai milanesi di impadronirsi di nuovo del simbolo della città, il Duomo, ponendo simbolicamente una bandiera italiana sulla guglia della Madonnina. A questo punto, i milanesi avevano la situazione in pugno, e la corrente riformista moderata aveva già avvisato il re di Sardegna Carlo Alberto di mobilitare le truppe per intervenire in aiuto dei ribelli milanesi.

L'eroe del 21 marzo fu un calzolaio; passando da via Monte di Pietà, fermatevi a guardare la porta del Palazzo del Genio: quella fu abbattuta dal nostro calzolaio, per permettere ai rivoltosi di conquistare il palazzo.cinque giornate milano

Il 22 marzo i milanesi controllavano la maggior parte delle strade cittadine. Radezky provò un attacco contro Porta Comasina e contro Porta Ticinese, entrambi respinti dai "ribelli" milanesi. Il terzo assalto fu a Porta Tosa, ma vinsero anche quello i milanesi e gli austriaci furono costretti alla ritirata: da quel momento noi conosciamo Porta Tosa con il nome di Porta Vittoria, per ricordare la rivolta vinta dai milanesi che cacciarono gli austriaci da Milano e istituirono un nuovo governo provvisorio.

Il resto della storia lo si conosce: lo sforzo dei milanesi risultò vano ad agosto, quando il re di Sardegna Carlo Alberto capitolò e dovette rinunciare all'annessione del lombardo-veneto al Regno di Sardegna, che tornò in mano austriaca. Bisognerà aspettare il 1861 per vedere l'Italia unita. 

Cludia Bolognino

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