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Storia d'Italia e documenti segreti: vicissitudini sull'unità d'Italia

top secret pixMi è sovvenuto, alcuni giorni or sono, di leggere un "rapporto" in cui un agente segreto del conte Cavour racconta alcune vicissitudini sull'unità d'Italia.

L'agente in questione è tale Filippo Curletti che pubblicò questi due volumetti: Rivelazioni ed altri documenti inediti riguardanti la rivoluzione italiana e la Verità intorno agli uomini e alle cose del Regno d'Italia.

Rivelazioni per J.A: antico agente segreto del Conte di Cavour. (dal francese). Con le chiome di un membro del Comitato liberale di Napoli. Vediamo allora cosa il Curletti racconta in base alla sua esperienza di agente segreto.

Innanzi tutto afferma che l'Italia non era ancora pronta per unificarsi, ma chi aveva interesse che ciò avvenisse ha dovuto forzare gli eventi. Curletti non si fa nessuno scrupolo, infatti, il suo memoriale è pieno di nomi e di vergognosi scandali; truffe, corruzioni, violenze. È probabilmente un suo riscatto morale quello di pubblicare, poiché anche lui è stato complice e testimone.

Nel 1861 a Torino scoppia uno scandalo, vi era una banda di feroci malviventi, al comando di tale Vincenzo Cibolla, capo della banda della Cocca, il quale una volta arrestato fa il nome di un complice all'interno delle forze dell'ordine, tale Filippo Curletti, il quale forniva tutte le informazioni necessarie per commettere furti e rapine, beneficiando poi di parte della refurtiva. Curletti è un pezzo grosso del partito piemontese e così riesce a rifugiarsi in Svizzera prima di essere arrestato. In terra Elvetica conosce una spia di Napoleone III a cui confida di possedere un dossier scabroso ma che nessuno, per paura, intende pubblicare. Solo a Bruxelles trovano un editore disponibile.

Ecco alcune rivelazioni. Curletti è il capo della Polizia e come tale gestisce le operazioni di voto. Egli afferma che a Modena, Parma e Firenze il popolo disertò le urne, così i suoi agenti, opportunamente istruiti, introducono nelle urne un gran numero di schede apocrife, addirittura più votanti che elettori iscritti. Il Piemonte decise di imporre, facendo finta che fosse voluto dal popolo, una figura autoritaria trovata in Carlo Luigi Farini. Ecco come il Curletti descrive l'avvenimento: misi una parte dei miei uomini sul piazzale del Palazzo; avevo fatto giungere tutti gli agenti di polizia e carabinieri che si trovavano a Reggio, Carpi e luoghi limitrofi, affinché contribuissero alla riuscita dell'operazione. Al momento che il governatore Farina apparve, tutti si misero a gridare, secondo l'ordine ricevuto, "Viva Farini, egli è nostro padre".

Il Farini fu subito nominato cittadino di Modena e dittatore. A Curletti viene data carta bianca per iniziare le carcerazioni di personaggi ritenuti scomodi e di minacciare i religiosi. Tuttavia una buona parte degli agenti facevo capire agli arrestati che se erano in grado di dare loro una somma poteva ritornare liberi. Questi soldi ottenuti con il ricatto finivano nelle casse dello Stato? Neanche per idea, finivano nelle tasche del Riccardi, che era genero del Farini.

Altro compito era quello di uccidere il capo della polizia ducale di Parma Luigi Aviti, spacciando l'avvenimento come gesto di esasperazione del popolo. A "lavoro" eseguito Curletti ricevette la "Croce dei santi Maurizio e Lazzaro", mentre il direttore delle carceri, tale Galetti, che aveva reso possibile il fatto, fu promosso a direttore delle poste. Un altro compito del Curletti fu quello di infiltrare agenti piemontesi nelle truppe del Papa perché vi fossero più diserzioni possibili, ovviamente pagate con denaro fresco. Prima di terminare riporto alcune parole scritte dal Curletti.

"del Risorgimento come spontaneo moto popolare io non lo avevo scorto da nessuna parte, anzi, il Piemonte era guardato come uno straniero e un conquistatore. Quella che io espongo è la storia di tutte le rivoluzioni. Esse sono quasi sempre l'opera di qualche uomo a cui due o tre funzionari comprati aprono le porte e di cui il popolo diventa il complice senza saperlo". Un uomo, il Curletti, che se non altro ha avuto il coraggio di dare una testimonianza da protagonista.

Perché a scuola, e ricordo bene, queste cose non le dicevano? Ci parlavano di uomini che definivano eroi, e invece... La cosa triste è che ancora oggi si persegue su questa strada. Ma il compito della Scuola non è anche quello di educare alla verità, all'onestà, alla lealtà?

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